Mobilità, diritti e cittadinanza: Schirò (Pd) all’8° festa di Left Wing

ROMA\ aise\ - Mettere a confronto la mobilità delle persone che coinvolgono l’Italia. Dunque, capire e discutere riguardo i fenomeni dell’emigrazione e dell’immigrazione, riguardo le potenzialità di questi aspetti per l’economia del Bel Paese e i diritti che spettano agli emigrati e agli immigrati, perché queste persone “non si sono fermate e non si fermeranno in futuro”. Questo il fulcro della tavola rotonda organizzata dalla deputata del Pd eletta in Europa, Angela Schirò, nell’ambito di “Chiaroscuro”, l’ottava festa della rivista “Left Wing”, andata in scena ieri, 10 settembre, al Parco Nemorense di Roma.
Quello voluto dalla deputata dem è stato un “tavolo numeroso” e ricco di spunti, per la quale l’eletta all’estero ha espresso grande soddisfazione, specie per la partecipazione di diversi specialisti in materia di migrazioni. Tra questi, oltre a diversi docenti, ricercatori e giornalisti, erano presenti Fabio Porta, responsabile del Pd per il Sud America, e Norberto Lombardi del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
E quello del chiaroscuro è stato un tema molto azzeccato per descrivere questo fenomeno, secondo l’eletta all’estero, poiché le migrazioni presentano tanti aspetti positivi, e altri negativi. Questo, infatti, è fenomeno che va visto “senza limiti mentali”. L’intervento iniziale dell’On. Schirò è partito dalla Germania, dove è nata e cresciuta, e dalla sua esperienza diretta riguardo le problematiche per ottenere la cittadinanza tedesca, che la hanno allontanata dal paese. E questo è un rischio che l’Italia deve conoscere. Ma la Germania, a differenza dell’Italia, “non è un paese di emigrazione, ma di immigrazione” e le questioni sono diverse. Anche l’Italia, al giorno d’oggi, è diventata una meta per migranti dal mondo, e infatti, passando definitivamente alle questioni italiane, Schirò ha potuto spiegare come emigrazione e immigrazione italiane “siano temi complessi legati fra loro”. E lo sono, intrinsecamente, anche con il tema della “cittadinanza”, che Schirò evidenzia e sottolinea come “cittadinanza attiva”, riferendosi sia alla partecipazione degli italiani all’estero sulle questioni interne e delle comunità nostrane nel mondo, sia sull’accesso di questi ultimi ai servizi, che spesso sono “vergognosi” per quanto riguarda le attese: “non è possibile rimanere senza documento per un tempo indefinito perché non si riesce a prendere appuntamento per il rinnovo. Questa cosa causa gravi danni a chi vive all’estero”. Ma proprio riguardo la cittadinanza, la questione è importante anche per confrontare tra chi esce e chi entra nel Paese. Sono 6 milioni gli italiani all’estero e il numero di immigrati stabili in Italia è molto simile. Questi sono numeri che creano una “duplice rete che deve portare vantaggio all’Italia. La rete di italiani nel mondo, nessun altro paese la può vantare”.
Ma questa duplice rete è vista in due modi molto diversi da “una certa politica”, cioè “da alcuni partiti diversi dal mio”, ha spiegato l’eletta all’estero: ossia, vedere bene l’emigrazione degli italiani all’estero, ma male l’immigrazione interna, che invece viene “strumentalizzata”. E questa visione, è una visione che “va contro gli interessi dell’Italia”.
Il tema della cittadinanza, infatti, è stata la chiave del tavolo. Questa, secondo la deputata dem, non deve portare esclusivamente a ottenere una carta, quanto piuttosto a concedere “diritti attivi”. E questo lo si può affermare, secondo lei, anche alla luce dell’esperienza degli italiani all’estero, che spesso fuori dallo Stivale ottengono la cittadinanza “ma sono comunque in difficoltà ad accedere a diritti e servizi che gli spettano”, anche perché la rete diplomatico-consolare “spesso non funziona come dovrebbe e si trascina anche fuori i problemi burocratici interni”, creando così una sorta di “cittadino negato”. Per questo è necessaria una cittadinanza attiva, compresi per gli stranieri in Italia: “un insulto non concedergli la cittadinanza”.
Per quanto riguardo gli italiani all’estero, la deputata ha poi spiegato quanto questi possano risultare una “leva di promozione articolata da figure importanti in tutti gli aspetti e in tutti campi”. Questo, secondo lei, “è un grande vantaggio che abbiamo e che dobbiamo sfruttare meglio. Basti pensare alle Camere di Commercio Italiano all’estero”. E lo si può fare attuando bene delle politiche e dei fondi (concessi “dai governi di centrosinistra”) per promuovere lingua e cultura italiana all’estero. Questi due aspetti, infatti, non sono “aspetti folcloristici o secondari, ma sono aspetti importanti per la promozione del nostro commercio”. Certo, tutti questi aspetti si uniscono anche con un altro tema per il quale la deputata ha mostrato preoccupazione, ossia quello della “rappresentanza degli italiani all’estero”, che con il taglio dei parlamentari è stata notevolmente ridotta: “rischiamo di essere lì solo per fare bella figura” piuttosto che portare nei palazzi della politica “le istanze degli italiani all’estero che intanto continuano a crescere di numero”. Così come il tema dell’Inversione dell’Opzione, che caratterizza il voto dei Comites, prevista per il prossimo 3 dicembre, che limita la rappresentanza e la partecipazione.
Alla luce di tutto questo, l’On. Schirò ha voluto concludere il suo intervento ponendosi una domanda volutamente provocatoria: “perché continuiamo a concedere cittadinanza agli italiani all’estero se poi la loro rappresentanza è così bassa?”. (l.m.\aise)