DA TRENTO A PARIGI TRA FILOSOFIA, ARTE E MODA: MONDO TRENTINO INTERVISTA SILVIA MATTEI

Da Trento a Parigi tra Filosofia, arte e moda: Mondo Trentino intervista Silvia Mattei

TRENTO\ aise\ - “Ciao, sono Silvia Mattei, ho quarantacinque anni, e sono di Trento. Vivo a Parigi e lavoro nell’amministrazione di una casa di alta moda”. Inizia con questa piccola presentazione l’intervista che Silvia Mattei, trentina che vive nella capitale francese, ha dato a Mondo Trentino, ufficio della Provincia Autonoma di Trento impegnata a favore dell’emigrazione, pubblicata oggi sul proprio sito.
D. Qual è stato il tuo percorso di studi e lavorativo?
R. Ho fatto il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Trento, poi l’Università a Bologna, dove mi sono laureata in Filosofia, passando per un Erasmus a Siviglia, e per finire ho conseguito il dottorato in Filosofia all’Università di Parigi-Nanterre. Ho studiato troppo e a un certo punto ho avuto bisogno di conoscere il mondo, quello vero, e di mantenermi senza più elemosinare borse di studio. Così a Parigi mi sono ritrovata un po’ per caso a lavorare nello showroom di un talentuoso fashion designer indipendente, poi nelle gallerie e fiere internazionali d’arte contemporanea, settore in cui ho lavorato per otto anni, con grandi soddisfazioni e qualche delusione. Ora, da tre anni, lavoro per una casa di moda del gruppo LVMH, un posto un po’ più solido (per il momento), ma meno creativo.
D. Cosa ti ha spinto a trasferirti a Parigi ed in generale a lasciare il tuo paese d’origine?
R. Una grande delusione sentimentale e un’ancora più grande desiderio di scoprire il mondo e di cavarmela da sola. Poi una borsa di studio per il dottorato e la vertiginosa vita parigina, dove mi sembrava di potermi sempre reinventare. Sono passati sedici anni e quasi non me ne sono accorta.
D. Come si vive a Parigi?
R. A Parigi la vita è densa, stimolante e veloce. Come ci si viva dipende dall’età, dai propri interessi e dalle possibilità economiche: è una città dove tutto è costosissimo, ma dove si riesce sempre ad “arrangiarsi”, almeno finché si è giovani e appassionati. Io l’ho vissuta come città di arte e cultura e da questo punto di vista non mi annoierà mai, ma da quando sono diventata mamma, vivere la città non è più facile come prima e, come dicono i parigini, spesso le mie giornate si limitano a “métro, boulot, dodo” (metro, lavoro, nanna).
Ho una famiglia, siamo in tre. Ho conosciuto il mio compagno sette anni fa al festival di fotografia di Arles, nel sud della Francia, e nostro figlio è nato a Parigi cinque anni fa. Siamo tre “ritals” (nomignolo canzonatore che i francesi danno agli italiani che vivono in Francia).
D. Pensi che Parigi sarà il paese in cui tuo figlio crescerà oppure avete idee diverse, magari di muovervi altrove?
R. Mi piacerebbe che mio figlio crescesse a Parigi, ma la lontananza della famiglia e della natura si fanno sentire sempre di più. La qualità della nostra vita migliorerebbe se ci potessimo stabilire in Italia, a Milano o a Roma (la città del mio compagno) e potessimo tornare più spesso in Trentino.
D. Come avete vissuto l’Emergenza Coronavirus nella prima ondata e come la state vivendo nella seconda… e avete progetti per il futuro “post Covid”?
R. Siamo “scappati” tutte e due le volte, in Trentino, più precisamente a Caldonazzo, dove si trova la casa della mia famiglia a cui sono molto affezionata. Apparteneva ai miei nonni e ci ho passato tutte le estati della mia infanzia. Poi i miei genitori l’hanno ristrutturata e tra le sue mura sento la presenza di mio padre. Per me Caldonazzo è un rifugio sicuro.
La situazione Coronavirus in una metropoli come Parigi è semplicemente ingestibile: gente ovunque, regole non rispettate, spazi piccoli dove dover convivere. Certo scappare a Caldonazzo non è una soluzione sostenibile per il momento: io in smartworking tutto il giorno, mio figlio senza scuola materna e il mio compagno, che fa il fotografo e può gestire il suo tempo, sempre con lui.
Questa emergenza sanitaria, però, ci ha fatto riflettere sulle cose essenziali e ripensare la società in cui viviamo. Abbiamo ripensato alle nostre radici, ai nostri cari e ci siamo sentiti soli. Personalmente, come molti, provo una grande rabbia per la gestione mondiale della crisi sanitaria e delle priorità sempre date dai governi alle “regole del mercato”.
Uno dei progetti futuri quindi, appena si sarà fermata (speriamo presto) l’emergenza da Coronavirus, sarà: cercare lavoro in Italia!
D. Vuoi lasciare un messaggio alla Community di MondoTrentino?
R. Un abbraccio a tutti e forza, questa tragedia mondiale sarà forse per molti un’occasione di cambiamento! E non dimentichiamo mai i nostri boschi trentini, dove si può ancora respirare e sognare”. (aise)