DIFFICOLTÀ ALLA SCUOLA ITALIANA AD ASMARA: L’APPELLO DEI DOCENTI AL MAECI

DIFFICOLTÀ ALLA SCUOLA ITALIANA AD ASMARA: L’APPELLO DEI DOCENTI AL MAECI

ROMA\ aise\ - “Gentilissimi, è con estrema costernazione che noi docenti dell’Istituto Italiano Statale Omnicomprensivo di Asmara, prendiamo atto delle estreme difficoltà in cui versa la nostra scuola tali da impedirle di assolvere alla sua funzione. Facciamo presente che la nostra è la scuola Statale Italiana all’estero più grande e frequentata al mondo, con 1250 alunni tra i vari ordini di scuola”. Inizia così la lunga lettera che i docenti ad Asmara hanno inviato il 3 aprile scorso alla Farnesina, indirizzandola al Ministro Moavero, al Vice Ministro Del Re, al DG De Luca (Sistema Paese) e al Vice Direttore Vellano (Sistema Paese).
“A niente – si legge ancora nella lettera – sono valsi gli appelli a rispettare l’unità e la statalità della scuola pubblica in ossequio ai principi sanciti dalla nostra Costituzione. Per tale motivo ci rivolgiamo nuovamente a Voi Eccellenze affinché il nostro appello ribadisca il concetto che la scuola statale italiana è un bene pubblico appartenente al Paese e che il valore aggiunto delle scuole Statali all’estero è costituito dalla peculiare offerta formativa, vero fiore all’occhiello della cultura italiana nel mondo, in grado di offrire opportunità di crescita personale e promuovere vocazioni ed aspirazioni condivise da docenti e studenti”.
“Recentemente il Primo Ministro in persona, alcuni Onorevoli Ministri e Imprenditori italiani – ricordano i docenti – hanno avuto l’opportunità di constatare ed apprezzare il ruolo ed il valore in Eritrea della nostra scuola. Come già specificato nel documento presentato al vice ministro Del Re, ci preme ribadire i punti particolarmente allarmanti che precludono la realizzazione dell’offerta formativa nella nostra scuola e mettono a rischio la validità legale dell’anno scolastico in corso e di quelli a venire”.
“Stante al contingente 2019/20 recentemente pubblicato dal MAECI in accordo con il MIUR, numero materie non avranno copertura di cattedra prevista dalla legge”, denunciano da Asmara. “Il recente DM 8/1/2018 n. 2501 affida ai docenti locali l’insegnamento di numerose materie tra le quali Arte, Scienze Motorie, Tecnologia, Musica e Inglese nella secondaria di I grado e Scienze Motorie, Inglese e Matematica nella Secondaria di II grado, con conseguenze evidenti dal precedente anno scolastico. In merito al presente anno scolastico 2018/2019 va osservato che, a tutt’oggi è stato possibile assegnare solo alcuni insegnamenti, tra i quali: Lingua e letteratura inglese secondaria di II grado; lingua e letteratura francese di II grado. Per l’insegnamento di suddette discipline sono peraltro stati incaricati docenti privi di titolo di studio equipollente a quello italiano richiesto. Per altre discipline, che dovrebbero anch’esse essere affidate a docenti locali, quali: matematica e fisica secondaria di II grado (indirizzo Geometri e Ragionieri); scienze secondaria di II grado; disegno e storia dell’arte per la secondaria di I grado; tecnica e tecnologia delle costruzioni non è stato possibile reperire alcun docente con i requisiti richiesti, pertanto – spiegano i docenti – dette ore sono state assegnate, sebbene parzialmente, a docenti interni che volontariamente hanno accettato l’onere di un supplemento di orario che va ben oltre le 18 ore contrattuali. Risulta appena arrivato il docente della cattedra di Tecnologia secondaria di I grado (n. b. dopo ben 7 mesi di attività scolastica e quasi al termine del secondo quadrimestre)”.
“Dai prossimi anni la situazione – prevedono i firmatari della lettera – si aggreverà ulteriormente essendo previste restituzioni ai ruoli metropolitani di diversi docenti titolari delle materie contenute del DM 2501, ovvero destinate ad essere coperte da personale locale. Come se ciò non bastasse, l’immobilismo delle Istituzioni preposte alla nomina dei docenti ha reso inefficace e vano l’istituto del comando, seppur previsto dalla normativa vigente: di fatto l’iter burocratico necessario ad effettuare le nomine (apparso lungo e macchino) ha messo a rischio la validità del corrente anno scolastico a causa del ritardo con cui il personale docente è stato individuato. In tale contesto caotico non si piò non pensare che ci sia la volontà deliberata di cancellare l’essenza, le finalità della tradizione e il carattere pubblico della scuola italiana e di trasformare gli istituti all’estero in meri fornitori di corsi di lingua italiana e diplomi conseguiti con poco sforzo”.
“La triste previsione per la nostra scuola è che il contingente di ruolo sarà ridotto, nell’arco dei prossimi anni, di 15 cattedre tra la scuola secondaria di primo e quella di secondo grado a vantaggio di contratti a personale locale, meramente teorici, dato che qui ad Asmara è comunque impossibile reclutare personale con tali requisiti. Ciò che si sta già verificando – sottolineano i docenti – è in evidente contrasto con le finalità contenute nel d.lgs. 64/2017, il quale intende invece potenziare e rafforzare la presenza delle istituzioni scolastiche statali all’estero e la promozione della lingua e della cultura italiana”.
Nella lettera, quindi, si ribadiscono le criticità che l’Istituto sta affrontando: “Il personale locale non dispone del titolo di studio prescritto per l’insegnamento, in quanto in Eritrea non esistono corsi di laurea equipollenti ai titoli rilasci in Europa; Il medesimo personale non è in possesso di certificazione linguistiche di conoscenza della lingua italiana a livello avanzato, in quanti tali certificazioni richiederebbero la presenza in loco di un istituto di cultura con docenti certificatori, che allo stato attuale non esiste. Conseguentemente, durante il presente anno scolastico, presso la sede di Asmara è stato possibile coprire esclusivamente una piccola parte degli spezzoni di cattedre rimaste scoperte: il MAECI ed il MIUR (preso atto di tali difficoltà) hanno deciso solamente nel mese di gennaio 2019 di utilizzare l’istituto del comando…tanto che si è ancora in attesa di docenti dall’Italia per alcune materie di indirizzo!”.
E ancora: “coloro i quali rispondano ai requisiti di cui sopra, rischiano di non essere assunti, in quanto privi di congedo (“release”) dal servizio militare il quale, nel paese in questione, può avere durata semi-permanente”. Infine, “preme sottolineare che poiché gli stranieri possono ottenere la residenza in loco solo in presenza di un contratto di lavoro in essere, il requisito della residenza nel paese da almeno un anno (valido per l’assunzione dei contrattisti locali) richiesto dal DM, è inapplicabile”.
Per tutte queste ragioni, i docenti chiedono “di valutare la possibilità che il DM in questione venga assolutamente rivisto, revocando l’affidamento di intere cattedre ai docenti locali, o che venga ritirato integralmente. In alternativa, per la sede di Asmara, che si ipotizzi una deroga atta a garantire l’avvio del prossimo anno scolastico con docenti di ruolo, proprio come succede negli istituti delle aree metropolitane. Va inoltre osservato, fatta la premesse che il mandato in sede estera del personale nominato fino all’AS 2016-2017 è di 9 anni, la sede di Asmara è l’unica al mondo ad imporre un mandato ridotto a 5 anni. Tale termine danneggia inoltre tutti i docenti che sono stati nominati con il DLGS 64/17 che prevede un primo mandato di sei anni che in questa sede non potranno essere completati. Nel merito, la parte eritrea ha manifestato ripetutamente la disponibilità ad estendere la durata del servizio in Eritrea per la durata riconosciuta dalla attuale normativa, chiedendo come contropartita l’attivazione di un ulteriore indirizzo di Liceo Linguistico, ipotesi (questa) che non avrebbe comportato un notevole aumento di contingente”.
“Per tutta risposta – si ricorda nella lettera – il MAECI non solo ha rifiutato la richiesta, ma ha anche bloccato le attività diplomatiche che, faticosamente, erano state avviate dalla nostra Ambasciata per la soluzione del problema. E per ultimo, ma non meno importante, è doveroso segnalare alle Vostre Eccellenze che l’autorità eritrea non riconosce il Passaporto di Servizio rilasciato dal MAECI ai docenti. Ciò comporta che il personale della scuola italiana non beneficia (al pari del personale d’Ambasciata) di tutela ed è costretto a continue e costose richiesti di RE-Entry Visa ogni volta che deve lasciare il Paese per motivi personali o di servizio”.
“Cogliamo inoltre l’occasione per evidenziare ancora che lo status del docente all’estero non risulta compiutamente equiparato a quello del personale amministrativo MAECI, né riguardo al trattamento economico né in merito alla mobilità estero per estero, pur prevista dall’art. 108 del C.C.N.L. Scuola, che da anni oramai viene negata, mettendo a rischio – conclude la lettera – la serenità di molti docenti”. (aise) 

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