NO AL PERSONALE LOCALE NELLE SCUOLE ITALIANE ALL’ESTERO: I DOCENTI DI ASMARA SCRIVONO AL VICE MINISTRO DEL RE

NO AL PERSONALE LOCALE NELLE SCUOLE ITALIANE ALL’ESTERO: I DOCENTI DI ASMARA SCRIVONO AL VICE MINISTRO DEL RE

ASMARA\ aise\ - “Gentilissima Vice Ministro Del Re, noi docenti dell’Istituto Italiano Statale Omnicomprensivo di Asmara intendiamo sottoporle alcune istanze molto urgenti afferenti alla gestione della nostra scuola: la scuola statale italiana più grande al mondo”. Inizia così la lettera datata 4 dicembre che i docenti della Scuola Italiana di Asmara hanno inviato ad Emanuela Del Re per ribadire la loro contrarietà all’assunzione di personale locale nelle scuole italiane all’estero.
“Crediamo fermamente nel ruolo della scuola pubblica e siamo sostenitori della scuola statale come bene pubblico appartenente al Paese e che dunque non deve essere oggetto di continue riforme non condivise e calate dall’alto”, scrivono i docenti. La Scuola Italiana di Asmara, ricordano, “è costituita da circa 1250 alunni tra i vari ordini di scuola e da più di cento anni garantisce le migliori opportunità di crescita, promuovendo vocazioni e aspirazioni condivise da docenti e studenti”.
Secondo il personale docente, “il susseguirsi di decreti quali il Decreto legislativo 64/2017 (Buona scuola - ndr) che ha introdotto modalità di assunzione privatistica a livello locale, abolendo di fatto l’istituto delle supplenze all’estero, unito al recente DM 2501/2018 che affida ai locali l’insegnamento di numerose materie, sta letteralmente distruggendo il carattere distintivo dell’offerta formativa della scuola italiana, pubblica e statale, come sancito dalla Costituzione”.
“Nel dettaglio, come Lei ben sa, il Decreto Ministeriale 8/1/2018 n. 2501 affida ai locali l’insegnamento di numerose materie, come lingua e letteratura inglese, matematica e fisica, scienze, arte, scienze motorie, tecnologia e musica, distruggendo il carattere distintivo dell’offerta formativa della scuola italiana, pubblica e statale, come sancito dalla Costituzione”. Inoltre, si legge ancora nella lettera, “smantella l’essenza e le finalità della tradizione della scuola italiana e del suo carattere pubblico, trasformando gli istituti all’estero in meri fornitori di corsi di lingua italiana. Prevede la riduzione, nell’arco dei prossimi anni, di circa 15 cattedre di contingente di ruolo nella scuola secondaria di primo e di secondo grado a vantaggio di contratti a personale locale”.
“Ciò che si sta verificando – annotano i docenti – è in evidente contrasto con la volontà espressa nel d.lgs. 64/2017, che intende invece potenziare e rafforzare la presenza delle istituzioni scolastiche statali all’estero e la promozione della lingua e della cultura italiana”. i docenti di Asmara ricorda che “molte sedi estere, come Parigi Istanbul e Addis Abeba, hanno già evidenziato le difficoltà applicative in merito alla possibilità di sostituire il personale di contingente con contrattisti locali, come previsto dal DM”.
“Abbiamo già ampiamente sottolineato le criticità riscontrate presso il nostro Istituto Omnicomprensivo, ma – aggiungono – riteniamo opportuno ripeterle: il personale locale non dispone del titolo di studio prescritto per l’insegnamento, in quanto in Eritrea non esistono corsi di laurea equipollenti ai titoli rilasciati in Europa; il medesimo personale non è in possesso di certificazioni linguistiche di conoscenza della lingua italiana ad un livello avanzato, in quanto tali certificazioni richiederebbero la presenza in loco di un istituto di cultura con docenti certificatori inviati dall’Italia. Durante questo anno scolastico, presso la sede di Asmara non è stato possibile coprire maggior parte delle cattedre rimaste scoperte”.
“Per di più, - spiegano i docenti – coloro i quali rispondano ai requisiti di cui sopra, potrebbero comunque non essere assunti, in quanto privi di congedo (“release”) dal servizio militare che, nel paese in questione, può avere durata semi-permanente; in aggiunta, preme sottolineare che poiché gli stranieri possono ottenere la residenza in loco solo in presenza di un contratto di lavoro in essere, il requisito della residenza nel paese da almeno un anno, richiesto dal DM, è inapplicabile”.
Per i docenti “la distorta applicazione del d.lgs. 64 snatura dunque il sistema scolastico italiano all’estero, corrodendone le fondamenta, e crea una serie di disfunzioni che compromettono il regolare svolgimento delle attività didattiche e la credibilità del sistema nel suo complesso”.
Al Vice Ministro Del Re si chiede quindi di “valutare la possibilità che il DM in questione venga rivisto, revocando l’affidamento di intere cattedre ai docenti locali, o che venga ritirato. In subordine, per quanto riguarda la nostra scuola, auspichiamo che si ipotizzi almeno una deroga per la sede di Asmara, garantendo l’avvio dell’anno scolastico con docenti di ruolo proprio come succede in tutti gli istituti delle aree metropolitane, viste le enormi difficoltà sopra esposte. Inoltre, premesso che il mandato in sede estera del personale nominato fino all’Anno Scolastico 2016- 2017 è di 9 anni, la sede di Asmara è l’unica al mondo ad imporre un mandato ridotto di 5 anni. Tale termine danneggia altresì coloro che sono stati nominati con il DLGS 64/17 che prevede un primo mandato di sei anni. Siamo a conoscenza del fatto che la parte eritrea ha manifestato ripetutamente la disponibilità ad estendere il servizio in Eritrea per tutta la durata del mandato riconosciuta dalla attuale normativa chiedendo come contropartita l’attivazione di un ulteriore indirizzo di Liceo Linguistico. Malgrado ciò l’ufficio competente del MAECI non ha ancora offerto riscontro alcuno alla richiesta proveniente dall’amministrazione Eritrea”.
“Cogliamo inoltre l’occasione per evidenziare ancora che lo status del docente all’estero non risulta compiutamente equiparato neanche al personale amministrativo MAECI, riguardo al trattamento economico, alla mobilità estero per estero, prevista dall’art. 108 del C.C.N.L. Scuola, che da anni oramai viene negata, alla tutela conseguente al tipo di passaporto concesso che, nel nostro caso non essendo diplomatico, spesso non viene riconosciuto dalle autorità locali”, concludono i docenti. “La ringraziamo per averci ascoltato e confidiamo in un suo autorevole contributo”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi