È “L’ORA DELLA SOVRANITÀ EUROPEA”

È “L’ORA DELLA SOVRANITÀ EUROPEA”

STRASBURGO\ aise\ - L’Unione Europea deve parlare e agire come un'entità unica sulla scena mondiale, deve difendere i suoi valori democratici e voltare le spalle al nazionalismo. È quanto sostenuto oggi dal Presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker che nell’Aula di Strasburgo ha pronunciato il suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione, intitolato significativamente “L’ora della sovranità europea”.
Un discorso che, volutamente ha tralasciato bilanci di quanto fatto nell’ultimo anno, per concentrarsi sulle sfide che attendono l’Unione.
“L'Europa è il guardiano della pace”, ha detto Juncker, che per l’Unione ha chiesto “rispetto”. “Smettiamo di trascinare il suo nome nel fango e iniziamo a difendere di più il nostro modo di vivere. Dovremmo abbracciare un patriottismo che viene usato per il bene, e mai contro gli altri. Dovremmo rifiutare il tipo di nazionalismo esagerato che proietta odio e distrugge tutto sul suo cammino. Il tipo di nazionalismo che punta il dito contro gli altri invece di cercare modi per vivere meglio insieme”. Vivere secondo il motto “mai più guerra”, ha ribadito, “è il nostro dovere eterno, la nostra responsabilità perpetua”.
Dieci anni dopo il crac di Lehman Brothers, “l'Europa ha ampiamente girato pagina”. L'economia europea “è cresciuta per 21 trimestri consecutivi. 12 milioni i posti di lavoro creati dal 2014. Mai così tanti uomini e donne - 239 milioni di persone - hanno lavorato in Europa. La disoccupazione giovanile è al 14,8%. Questa cifra è ancora troppo alta ma è la più bassa dal 2000”, ha aggiunto Juncker, che ha poi citato - e plaudito – gli “sforzi erculei” della Grecia, prima di richiamare ancora l’importanza di “stare uniti”.
“La situazione geopolitica rende questa l'ora dell'Europa: è arrivata l'ora della sovranità europea”, ha sottolineato Juncker, citando il titolo scelto per il suo discorso. Ma “la sovranità europea non potrà mai essere a danno degli altri. L'Europa è un continente di apertura e tolleranza e rimarrà così. L'Europa non sarà mai una fortezza, che volta le spalle al mondo o a chi soffre al suo interno. L'Europa non è un'isola. L’Europa deve e vuole difendere il multilateralismo. Il mondo in cui viviamo appartiene a tutti e non a pochi eletti. Questo è ciò che è in gioco alle elezioni europee del maggio 2019. Useremo questi 250 giorni prima del voto per dimostrare ai cittadini che, agendo in modo unitario, questa Unione è in grado di soddisfare le aspettative e andare oltre ciò che abbiamo promesso di raggiungere all'inizio di questo mandato”.
Con le elezioni, “dobbiamo dimostrare che l'Europa può superare le differenze tra Nord e Sud, Est e Ovest, sinistra e destra. L'Europa è troppo piccola per lasciarsi dividere a metà o in quarti. Dobbiamo dimostrare che insieme possiamo piantare i semi di un'Europa più sovrana”.
Sicurezza, elezioni sicure, migrazioni, la difesa dei confini e i rapporti con l’Africa, senza dimenticare il capitolo Brexit: queste le sfide politiche indicate da Juncker, cui devono aggiungersi anche la difesa dell’euro - “dovremmo anche affrontare il ruolo internazionale dell'euro. La nostra moneta ha 20 anni e ha già una lunga strada alle spalle, nonostante i suoi critici” – il parlare ad una sola voce sui temi di politica estera, e la difesa della libertà di stampa. “Dobbiamo fare di più per proteggere la nostra democrazia e i suoi agenti, i nostri giornalisti”, ha detto Juncker.
“In generale, dobbiamo fare di più per far rivivere la perduta arte del compromesso, che non significa sacrificare le nostre convinzioni o svendere i nostri valori. La Commissione resisterà a tutti gli attacchi allo stato di diritto. Continuiamo a essere molto preoccupati per gli sviluppi in alcuni dei nostri Stati membri. L'articolo 7 deve essere applicato ogni volta che lo Stato di diritto è minacciato”, ha sottolineato Juncker, nel giorno in cui il parlamento ha votato contro l’Ungheria, proprio in base all’articolo 7.
“Siamo tutti responsabili per l'Europa di oggi. E tutti dobbiamo assumerci la responsabilità per l'Europa di domani”, ha aggiunto. “Questa è la storia: parlamenti e commissioni vanno e vengono, l'Europa è qui per restare. Ma l'Europa per diventare ciò che deve essere, ha diverse lezioni da imparare”.
Non più a margine “degli affari mondiali” né “essere spettatrice di eventi internazionali. L'Europa deve essere un giocatore attivo, un architetto del mondo di domani. C'è una forte domanda per l'Europa in tutto il mondo. Per soddisfare una domanda così elevata, l'Europa dovrà parlare una sola voce sul palcoscenico mondiale. Nel concerto delle nazioni, la voce dell'Europa deve suonare chiara per essere ascoltata”.
Federica Mogherini ha reso la diplomazia europea più coerente”, ha riconosciuto il Presidente Juncker. Ora bisogna evitare di “scivolare di nuovo nell'incoerenza di diplomazie nazionali concorrenti e parallele. La diplomazia europea deve essere condotta al singolare. La nostra solidarietà deve essere onnicomprensiva”.
“Voglio che facciamo di più per riunire l'Est e l'Ovest dell'Europa. È ora di porre fine al triste spettacolo di un'Europa divisa. Il nostro continente e quelli che hanno posto fine alla guerra fredda meritano di meglio”, ha detto ancora Juncker. “Vorrei che l'Unione europea si prendesse più cura della sua dimensione sociale. Quelli che ignorano le legittime preoccupazioni dei lavoratori e delle piccole imprese compromettono l'unità europea. È ora di trasformare le buone intenzioni che abbiamo proclamato a Göteborg in legge”.
Tornando al maggio 2019, Jucnker ha auspicato che “le elezioni del prossimo anno diventino un punto di riferimento per la democrazia europea”. Meglio se si presentassero “liste transnazionali”.
“Ma soprattutto, vorrei che respingessimo il nazionalismo malsano e abbracciassimo il patriottismo illuminato. Non dovremmo mai dimenticare che il patriottismo del 21° secolo è duplice: sia europeo che nazionale, l’uno non esclude l’altro. Come disse il filosofo francese Blaise Pascal: “Mi piacciono le cose che vanno insieme”. Per rimanere in piedi, l'Europa deve andare avanti unita. Amare l'Europa è amare le sue nazioni. Amare la tua nazione significa amare l’Europa”.
“Il patriottismo è una virtù. Il nazionalismo incontrollato è pieno di veleno e inganno”, ha concluso. “In breve, dobbiamo rimanere fedeli a noi stessi”. (aise)

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