CHAVISMO: DAL SOGNO ALL’INCUBO

CHAVISMO: DAL SOGNO ALL’INCUBO

ROMA\ aise\ - Si è tenuto presso la Nuova aula dei gruppi parlamentari a Roma un incontro di riflessione sulla situazione venezuelana, durante il quale è stato presentato il documentario “Chavismo: dal sogno all’incubo”, del regista Gustavo Tovar Arroyo.
A introdurre l’evento l’onorevole Fabio Porta, che, relativamente alla situazione nel Paese sud americano, ha parlato di “uno dei maggiori drammi umanitari che il pianeta stia vivendo”.
“La questione venezuelana”, ha ricordato Porta, “ci riguarda molto da vicino, in quanto la presenza di italiani nel Paese o di italo discendenti è tra le più alte al mondo”.
Porta ha descritto poi quelle che negli anni sono state le attività istituzionali volte a cercare di mitigare la difficile situazione, con particolare riferimento per i nostri concittadini: “Ci siamo occupati della situazione dei consolati, abbiamo interessato il Parlamento con delle mozioni sia alla Camera che al Senato, abbiamo organizzato conferenze stampa quando ancora in pochi parlavano di questa immensa crisi”. Allo stesso tempo, Fabio Porta ha ricordato come non tutti gli schieramenti politici – tanto in passato quanto nell’attualità – abbiano rivolto la giusta attenzione a questo scenario.
“Non posso non ricordare”, ha detto Porta in tal senso, “la missione che venne organizzata per rendere omaggio in occasione della morte di Chavez da parte di rappresentanti politici che oggi sono al governo e ricoprono ruoli di altissimo livello istituzionale”.
Di “prova di coraggio” ha invece parlato il moderatore dell’evento, il giornalista di Euronews Alberto De Filippis, che ha ricordato come la data di questo convegno sia stata simbolicamente scelta nello stesso giorno in cui si celebra in Venezuela l’insediamento di Nicolas Maduro, il successore di Ugo Chavez alla guida del Paese. “Mi sento di ringraziare in particolar modo”, ha detto De Filippis, “gli onorevoli Porta e Ungaro, per la grande sensibilità che li contraddistingue e per l’attenzione che rivolgono agli italiani all’estero, troppo spesso – soprattutto in passato – considerati come italiani di serie b”.
Il giornalista, dopo aver descritto la sua esperienza professionale in Venezuela, le connessioni tra la Ndrangheta e i narcos, gli accordi politici che il governo di Maduro stringe in tutto il mondo con chi non gli è apertamente ostile, ha parlato del Venezuela come di un “problema europeo. L’Italia”, ha aggiunto, “non sta prendendo una posizione chiara in questa situazione e forse se ne accorgerà troppo tardi, quando non riuscirà più a intercettare i tanti venezuelani che, emigrando dal loro Paese, preferiranno andare negli Stati Uniti, in Cile, in Spagna, piuttosto che venire qui da noi, dove potrebbero rappresentare un grande potenziale di sviluppo per il nostro Paese”.
Il regista Gustavo Tovar Arroyo, attivista per i diritti umani esiliato dal proprio Paese, ha speso solamente poche parole, preferendo affidare la sua posizione alle immagini del durissimo documentario che mostra come il Venezuela, uno dei Paesi più ricchi al mondo, sia scivolato sul finire degli anni Ottanta in un baratro che oggi si esplicita nel governo repressivo di Maduro. “La parte più bella del Venezuela di oggi”, ha detto, “è la diaspora di chi se ne sta andando”.
Nell’intervallo tra la prima e la seconda parte del documentario (per l’occasione riprodotto in versione ridotta), hanno preso parola l’onorevole Massimo Ungaro e Eugenio Marino. “Il Venezuela”, ha detto Ungaro, “è l’esempio più evidente di cosa sia in grado di fare il populismo. Dev’essere un monito per tutto l’occidente, in particolare per l’Italia”. Marino ha invece lamentato l’assenza dei rappresentanti della maggioranza al governo: “Avremmo voluto un confronto serio, senza la presunzione di parlare da soli di quello che sappiamo già”.
Tante le testimonianze raccolta nel documentario. Voci di esponenti dell’elite politica e culturale che sono stati costretti a fuggire dal proprio Paese. Immagini di morte, violenza e sopraffazione di ogni genere, dove per trovare qualcosa da mangiare bisogna fare file di 15 ore, dove non esistono più medicinali, dove si finisce in carcere senza motivo apparente, con il rischio di passarci interi anni senza l’ombra di un processo. E poi le torture, le sparizioni, gli omicidi che avvengono con una media di uno ogni venti minuti. Il Venezuela, commentano le varie personalità intervistate da Tovar, è ormai un Narco-Stato, governato non tanto dai militari, ma da una cricca di veri e propri banditi. (gianluca zanella\ aise) 

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