G20 Afghanistan: mandato all’Onu per la crisi umanitaria

ROMA\ aise\ - “Soddisfacente e fruttuoso”. Così il Premier italiano, Mario Draghi, ha riassunto l’incontro straordinario del G20 riguardo l’emergenza in Afghanistan svolto questo pomeriggio. Un incontro che ha portato a diversi risultati, di cui il più rilevante è stato questo: il G20 ha dato “mandato all’Onu di agire e rispondere alla gravissima crisi umanitaria” in atto nel Paese.
Il primo ministro italiano, proseguendo nella sua conferenza stampa, ha parlato anche su un altro tassello importante, ossia la consapevolezza del ruolo del G20 nel Paese e una rinata volontà di multilateralismo: “ho cercato di mettere massima enfasi per cercare di trovare massimo accordo sul tema, e c’è stata grande disponibilità, c’è stata convergenza di vedute sull’affrontare questa emergenza. Da parte di quasi tutti si è parlato di una necessità di arrivare a una posizione unificata. Questo si è tradotto in un mandato all’Onu di tipo generale per il coordinamento di una rapida riposta, per agire direttamente. I vari attori si muoveranno tutti sotto l’ombrello delle Nazioni Unite”. L’unica incertezza, ad oggi, è riguardo la “rapidità con cui perseguire questi obiettivi” in quanto “le situazioni di partenza dei singoli Paesi sono diverse”. È proprio su quello che oggi “c’è il confronto”. Però resta la convergenza di vedute, secondo il premier, che fa pensare a quel rinato senso di multilateralismo.
In seguito, Draghi ha voluto sottolineare anche il ruolo dell’Ue, degli Usa e l’importanza di evitare il “collasso economico” dell’Afghanistan, annunciando in primo luogo lo stanziamento, proprio da parte dell’Ue, di 1 miliardo di dollari, e quello da 300 milioni di dollari da parte degli Usa. Impedire il collasso economico “significa impedire che il sistema dei pagamenti crolli, sennò sarà difficile provvedere all’emergenza umanitaria”, ha spiegato il Premier, secondo cui è necessario “salvare il sistema bancario rimasto”. “L’Europa ha fatto questo importante impegno economico - ha spiegato - e anche noi abbiamo fatto lo stanziamento che ad oggi è uno dei più alti in Europa”.
Durante la riunione straordinaria, poi, Draghi ha voluto battere anche sulla lotta al Covid, importante, a suo parere, per “non aggravare la situazione”. Ma al momento “non è risultata una priorità”.
Più avanti durante la riunione, si è passati anche alle questioni urgenti, ossia: primo, “organizzare programmi di aiuti per migranti”. E per farlo è essenziale “tenere aperto l’aeroporto di Kabul, che se fosse chiuso sarebbe difficile coordinare l’assistenza internazionale”, quanto “coinvolgere i paesi limitrofi”, dando così “un minimo di ordine e visibilità a questa situazione, dove milioni di migranti non si trovano più”. Per fare questo è importante anche avere rapporti con il governo Talebano. Un governo che “verrà giudicato per quello che ha fatto, non per quello che ha detto”. Ma adesso la priorità è e resta “la risposta alla crisi umanitaria” e il mandato all’Onu serve proprio per creare una “road map per portare aiuti”. “È molto difficile capire come aiutare il popolo afghano senza il coinvolgimento del governo che c’è - ha aggiunto Draghi -. E sarebbe difficile far pervenire gli aiuti senza il loro permesso. Vogliamo essere coinvolti ma non significa automaticamente che li riconosceremo. Quella è una decisione politica che verrà assunta solo nel momento in cui la comunità internazionale sarà d’accordo nel dire che sono stati dei progressi sui diritti umani. Per ora questo progresso non c’è”; secondo, la “necessità di garantire i diritti delle donne”. Un’osservazione “fatta da tutti i partecipanti, per non tornare indietro di 20 anni”; terzo, l’Afghanistan “non deve diventare rifugio per il terrorismo internazionale”. Su questo punto i leader dei Paesi del G20 hanno mostrato, secondo il premier italiano, “grande impegno per il coordinando di un’azione unitaria contro il terrorismo”, che si può sconfiggere solo attraverso la “cooperazione e parlando fra Paesi”.
In chiusura, Draghi ha risposto ai giornalisti in sala, rassicurando rispetto all’assenza dei leader di Cina e Russia, Xi Jinping e Putin: “il coinvolgimento c’è stato da parte dei loro rappresentanti, ed è stato continuo in passato e continuerà verso il G20 clima di fine mese”.
Rispetto alla proposta di creare un gruppo immigrazione nel G20, invece, Draghi ha risposto che l’interesse da parte sua per questa proposta c’è, “ma c’è anche bisogno che tutti i membri siano d’accordo. All’interno dell’Ue siamo favorevoli a un coordinamento della migrazione internazionale, a cominciare da ciò che sta succedendo a noi, dove siamo stati lasciati molto soli a riguardo”.
Tornando alla questione afghana, Draghi ha ricordato come Italia, Germania e Regno Unito abbiano già assicurato, nella prima fase di risposta umanitaria, l’uscita di diverse migliaia di persone, “ma non è sufficiente”, ha sottolineato. L’Onu, infatti, sta discutendo con il governo dei talebani perché si possano attivare dei corridoi, “in modo da lasciare gli afghani che vogliono uscire dal paese più liberi di farlo. Da parte nostra abbiamo consapevolezza che molti vogliono andarsene, ed è una nostra responsabilità aiutarli”. La realtà è una realtà “complicata, ma l’impressione è che il G20 la voglia affrontare, non evadere”.
Secondo il primo ministro italiano, dunque, il meeting di questo pomeriggio “è stato un successo, perché è la prima volta che è stata data una risposta multilaterale alla crisi afghana. È uno dei primi casi che c’è stato quest’anno”. E dunque, a suo parere, “il multilateralismo sta tornando come schema di lavoro fra i paesi più importanti del mondo”. “C’è consapevolezza di questa emergenza e delle responsabilità enormi che il G20 ha nei confronti del popolo e del Paese afgano, dove siamo rimasti per 20 anni - ha detto Draghi in conclusione -. Non c’è alcuna incertezza sul fatto che siamo responsabili di questa situazione. È nostro dovere intervenire”. (l.m.\aise)