Il tesoro di San Casciano

SIENA\ aise\ - È un “immenso tesoro” quello che sta venendo alla luce con la sesta campagna di scavi archeologici al santuario etrusco e romano nel Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena. Migliaia di monete romane, altari e tanti altri reperti stanno coronando il lavoro di archeologi e studenti universitari impegnati da giugno nella sesta campagna al “Santuario in ascolto”.
Ieri sera la presentazione in Piazza Matteotti, a San Casciano dei Bagni, durante la quale sono state ripercorse tutte le fasi dell’indagine e delle ricerche.
Una campagna di scavo in divenire in un’area sacra dedicata sicuramente anche alla fertilità, come dimostrano i reperti rinvenuti di un utero, mammelle e un pene in bronzo. L’area di indagine si sta sempre più ampliando e, in questo divenire, sono state rinvenute colonne che, prima della dismissione del tempio, erano alte più di cinque metri. Un edificio dalle enormi proporzioni stratificato a più livelli, una quinta scenica verso la sorgente con cinque teste di leoni e tanto altro.
Le monete che appartengono all’ultima fase dell’uso del santuario, in ordine temporale di attribuzione dei reperti rinvenuti, sono state coniate nel periodo dell’Imperatore Marco Aurelio Caro (230 circa-283 d.C.).
Ma, man mano che si procede nell’esplorazione della vasca sacra, si scopre altro.
Oltre alle monete ed altri straordinari tesori, il fabbricato ha caratteristiche rilevantissime per l’opera di straordinaria fattezza: il rinvenimento di una mastodontica opera idraulica. In merito, le archeologhe e gli archeologici (provenienti dalle Università di Siena, Pisa, Firenze, Roma, Salerno, Lecce, Sassari, ma anche da Dublino, da Nicosia a Cipro, e poi da Leuven, fino a Buffalo negli Stati Uniti) si chiedono ora: come è stata costruita questa grandiosa opera?
L’opera idraulica rinvenuta, infatti, una canaletta a blocchi per lo scorrimento delle acque, è scolpita in unico singolo blocco, il tutto ricoperto da grandiose lastre che, in prossimità della vasca, presenta materiale compatto, per evitare la fuoriuscita dell’acqua.
Gli scavi del santuario, che hanno riportato alla luce le fasi costruttive e distruttive del tempio sacro, hanno fatto emergere che in questo luogo venivano fatte anche offerte di vegetali, come dimostra la grande quantità di legni scorticati e lavorati e le moltissime pigne rinvenute, una caratteristica non solo di San Casciano dei Bagni ma anche dell’antica Roma e di Pompei, usate nell’antichità, per il loro profumo, per richiamare gli dei.
Questo significa che i ricercatori saranno in grado di raccontare il paesaggio a partire dal IV secolo prima di Cristo fino al V° secolo dopo Cristo.
Le vasche indagate finora nascondono ancora altri tesori perché si intravedono reperti attribuibili al periodo etrusco ed è straordinario come dalle indagini, grazie ai timbri in diversi manufatti, si scoprano legami con un territorio ampio che vede protagonisti gli artigiani del tempo che operavano nella Valdichiana, tutta, fino alla vicina Arezzo e all’Umbria.
Le monete che emergono dal fango raccontano la vita del santuario, una collezione unica al mondo, conservate in perfette condizioni, grazie alla composizione chimica di queste acque: più di 3000 sono quelle rinvenute fino a questo momento, oggetto di un grande progetto di studi a cura dell’Università di Salerno, monete che dimostrano che il luogo era caro alla Corte Imperiale di Roma, che fece persino inviare a San Casciano dei Bagni un “tesoretto”. Sono state, infatti, rinvenute 600-700 monete di fresco conio, tutte uguali.
Insomma, “un tesoro nel tesoro” rinvenuto nella grande vasca, cuore pulsante del tempio che controlla l’acqua sacra. Qui è stata anche rinvenuta una quantità eccezionale di parte di bronzetti: orecchie (tante, con forme e materiali diversi), un utero in bronzo (che misura 7 cm. forgiato in unico pezzo).
La campagna archeologica del “Santuario in Ascolto” proseguirà per altre 7 settimane. (aise)