POCHE RISORSE E ATTENZIONE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO

POCHE RISORSE E ATTENZIONE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO

ROMA\ aise\ - Risorse insufficienti, specchio di una mancata considerazione da parte del Governo ma anche dell’Amministrazione degli esteri nei confronti degli italiani all’estero. Potrebbe essere sintetizzata così la conferenza stampa che Michele Schiavone e gli altri membri del Comitato di Presidenza del Consiglio generale degli Italiani all’estero hanno tenuto oggi alla Farnesina a margine della tre-giorni di lavoro, durante la quale hanno ascoltato la relazione di Governo dal sottosegretario Merlo, si sono confrontati con i Direttori generali Vignali (Dgit) e De Luca (DgSp), con i sottosegretari Martella (editoria) e Di Piazza (lavoro) e con il presidente dell’Enit Palmucci. Pochi i parlamentari eletti all’estero che hanno preso parte ai lavori di un Comitato di Presidenza “anomalo” perché, ha spiegato Schiavone, “aperto per la prima volta esteso ai presidenti delle Commissioni tematiche” con la “priorità” di “verificare il percorso che ci porterà alla "Conferenza Stato - Regioni - Province Autonome - Cgie”.
Un appuntamento che per legge è “permanente” e che invece “non viene convocato da 10 anni. Il Cgie dall’inizio di questa consiliatura lavora per organizzarla; eravamo arrivati alla vigilia del 20 e 21 novembre, i giorni su cui il Presidente del Consiglio Conte si era impegnato nel precedente Governo, ma la caduta dell’Esecutivo non lo ha reso possibile”.
Checchè se ne dica, “la conferenza si farà”, ha affermato, risoluto, Schiavone, e quindi “abbiamo discusso con gli altri attori per organizzarla tra la fine di febbraio e la metà di marzo 2020, ma ancora non abbiamo una data certa, perché dipende anche dalla copertura finanziaria”.
I soldi sono una pesante spada di Damocle che incombe su tutta la politica indirizzata agli italiani all’estero: nei giorni in cui è iniziata la sessione di bilancio, ai capitoli destinati ai connazionali ancora una volta sono state destinate risorse insufficienti.
Comunicate, per altro, anche in modo sbagliato, accusa Schiavone: “fino a martedì il Maeci ci ha fornito numeri rassicuranti, che parlavano per il Cgie di 1 milione e 16mila euro, che questa notte sono diventati 607mila euro. Mi chiedo, nel rispetto di questa comunità, se debba aver paura delle fake news anche qui”. E ancora: l’articolo 101 della manovra “prevede il raddoppio del contributo per le pratiche di cittadinanza”, che passerebbe da 300 a 600 euro; un aumento “che metterebbe in ginocchio intere comunità, soprattutto nei Paesi di crisi”.
Un aumento, ha tenuto a sottolineare il vicesegretario per l’America Latina Mariano Gazzola frutto di “una tassa illegale”, visto che gli introiti andrebbero al Mef. “Una tassa è legale se viene istituita come controprestazione di un servizio, qui invece si aumenta la tassa, ma non si parla di aumentare il servizio, questo è il punto”.
Per svolgere tutte le funzioni previste dalla legge istitutiva del Cgie, 607mila euro l’anno non bastano: “non possiamo accettare che gran parte del lavoro delle rappresentanze ricada quasi esclusivamente sull'impegno volontario”, ha aggiunto Schiavone. “I Comites non sono più in condizione di rispondere e di organizzarsi secondo le programmazioni che si erano dati”, per questo “la nostra richiesta al governo è di risorse aggiuntive nei diversi capitoli, dalla rappresentanza alla promozione lingua, all’assistenza” di connazionali che, all’estero, aumentano di anno in anno.
C’è una “emorragia di forza lavoro di qualsiasi categoria che lascia il paese e la risposta del Governo non può essere un palliativo, ma fornire proposte sostanziali”, ha sostenuto il segretario generale. “Parlo di questo governo, per non dire di quello passato che ci ha trattato anche peggio”. L’emigrazione “deve rientrare a pieno titolo nelle programmazioni politiche del Paese. Lo richiedono i numeri” della diaspora “e le capacità, le professionalità di chi oggi si trasferisce all'estero”.
Ad agitare le acque anche il caso-tasi-imu, visto il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea perché l’esenzione per gli iscritti Aire e pensionati all’estero sarebbe discriminatoria; vista dagli italiani nel mondo si è di fronte a “diritti acquisiti che vengono rimessi in discussione e riportati al medioevo della politica italiana. Questo non è uno Stato di diritto”, ha aggiunto Schiavone, che accusato i vari esecutivi di ricordarsi dei connazionali solo per “fare cassa”, quando, nel passato così come oggi, “il contributo degli italiani all’estero al Paese è continuo e incessante”.
Sul fronte della rappresentanza, e della riduzione dei parlamentari approvata dal Parlamento, “parteciperemo convintamente alla raccolta firme per il referendum”, ha confermato Schiavone.
Necessario anche approvare la riforma di Comites e Cgie – approvata dallo stesso Consiglio generale - così da dare ai due organismi “più peso e prerogative” e al tempo stesso “zittire una volta per tutte quelle voci che al Governo ma anche dentro i Ministeri vogliono ridurre la nostra rappresentanza perché non c’è la legittimazione del voto”, dice Schiavone attaccando chi vede nella bassa partecipazione al voto degli italiani all’estero la ragione per eliminare del tutto organismi democratici, con “l’alibi dei costi”.
Tanti, come accennato, gli “ospiti” del Cdp: con il sottosegretario Martella, spiega Schiavone, “abbiamo parlato di come l’applicazione delle nuove regole volute dalla riforma dell’editoria, di fatto, porterà l’esclusione dai contributi di diversi editori all’estero”; con il Direttore Generale per il Sistema Paese De Luca “abbiamo discusso dei corsi di lingua e cultura, alla luce del fatto che il Fondo Cultura” istituito dal Governo Renzi-Gentiloni, “scadrà nel 2020. Sarebbe opportuno rinnovare per altri 4 anni”. Quanto agli eventi promossi dalla DGSP, “abbiamo sollecitato la Direzione generale a coinvolgere anche Comites e associazioni nei progetti e nelle iniziative, per rendere partecipi di questi eventi anche le nostre comunità”.
Con il Presidente dell’Enit Palmucci, il Cdp ha “ufficializzato un protocollo d'intesa per fare dei Comites dei “presìdi di promozione del turismo”; il protocollo sarà definito nei particolari a breve, ma c'è già più che una disponibilità sull'articolato”.
Quanto al sottosegretario al Lavoro Di Piazza, ha aggiunto Schiavone, “è intervenuto per apprendere le questioni che riguardano il mondo del lavoro italaino all’estero: Abbiamo avuto il piacere di indicargli alcune soluzioni, in partenza e di approdo, ma anche per il rientro dei connazionali. Al Ministero del Lavoro chiediamo politiche attive affinché ci sia un freno alle partenze, che spopolano intere parti del territorio, e che impoveriscono il Paese”.
Sull’ondata migratoria che non si ferma l’Italia è “noncurante”, accusa Schiavone. “Saremmo grati al Paese se ponesse più attenzione a chi parte affichè ci sia un freno a questo fenomeno”.
Un’attenzione che si dimostra con il confronto e la considerazione, ma anche con le risorse che si destinano a questo o quel progetto, e la finanziaria 2020, su questo fronte, non fa ben sperare.
“Il capitolo 3131, quello del Cgie, avrà 607mila euro. Fino a due anni fa, i fondi erano maggiorati del 40%, per questo nel 2018 siamo riusciti a fare tutto”, e cioè plenarie, commissioni continentali, ma anche il seminario dedicato alle donne italiane all’estero. “Con i fondi del Cgie e l'aiuto delle consulte regionali abbiamo promosso quest’anno il seminario di Palermo sui giovani”, ha ricordato Schiavone, che ha poi passato la parola agli altri membri del Cdp.
Vicesegretario per i paesi anglofoni extra Ue, Silvana Mangione è tornata sul tema lingua e cultura per spiegare che “non tutti i fondi destinati all’insegnamento dell’italiano all'estero per il 2019 sono stati spesi né assegnati: non erogati, assegnati! Ciò crea grandi problemi in tutto il mondo perché gli enti gestori o “promotori” all'estero, hanno avuto gli anticipi solo ad agosto”. E ancora: “si sta lavorando da un anno e mezzo alla circolare 13 che definisce le procedure per l’erogazione di questi fondi e c'è la possibilità che si passi dal sistema attuale” con la gestione dei fondi che segue l’anno fiscale, “ad una identificazione del ciclo fiscale con l'anno scolastico, cosa che potrebbe causare non poche difficoltà nei Paesi dove l'anno scolastico ha tempi diversi”.
Consigliere Cgie per il Sud Africa, Riccardo Pinna non usa giri di parole: “siamo frustrati. Per ogni euro che abbiamo dall’Italia ne rimandiamo 10. Non possiamo sentire gli attacchi del parlamento perché “non paghiamo le tasse” e “sfruttiamo” l'erario”. Se “made in Italy” è il terzo marchio più influente nel mondo il paese lo deve agli italiani all’estero. Non so come faccia il Capo dello Stato a permettere tale discriminazione verso Comites e Cgie: servono le coperture finanziarie e qui si continua a fare orecchie da mercante”, accusa Pinna. “Siamo stufi di venire qui a Roma a prendere schiaffi in faccia. Le nostre comunità sono stanche perchè non c'è nessuna considerazione, con l’eccezione di alcune regioni. Il resto è fuffa”.
A Gianluca Lodetti, che nel Cdp rappresenta i consiglieri di nomina governativa, il compito di tornare sull’incontro con Di Piazza per chiarire che al sottosegretario “abbiamo chiesto politiche attive che invertano la rotta o che, quanto meno, siano di accompagnamento ai connazionali che decidono di emigrare”. Accompagnamento “fatto di servizi e informazioni sulle esigenze della vita”, ha aggiunto Lodetti. Tra i temi esposti al sottosegretario anche la rete dei patronati, la questione transfrontaliera, e i prossimi progetti di formazione finanziati dall’Ue. “Il cambio di Governo non ci ha aiutato: abbiamo lavorato molto per mettere gli italiani all’estero all’attenzione della classe politica, ma nel frattempo è cambiata”. Alla Farnesina, ha concluso, “non sono ancora state distribuite le deleghe, non abbiamo interlocutori formalmente segnalati”.
Interlocutori a cui chiedere informazioni sulle prossime elezioni dei Comites, ad esempio.
Previste nel 2020, anche per questa attesa tornata elettorale mancherebbero le risorse: “in manovra non viene indicata la copertura per le elezioni”, conferma Schiavone. “Abbiamo ricordato anche in questo Cdp che abbiamo bisogno di rinnovare i membri dei Comites. Ma senza strumenti adeguati qualsiasi professionalità non si mette a disposizione”. Il segretario generale ha quindi sottolineato “i sacrifici sovraumani che fanno i consiglieri dei Comites, che riflettono il loro senso di responsabilità. Ma al di là di questo aspetto morale, etico ed emotivo, la realtà va rimodulata”.
“Qualsiasi escamotage al ribasso non è sostenibile”, ha ribadito Schiavone. “Il diritto di voto non è questione di spesa: non lo è in Italia, non deve esserlo neanche all'estero”.
Per rimediare a questa situazione, il Cgie si sentirà con i parlamentari eletti all’estero “anche se prima ne avevamo di lunga esperienza, e ora sono rimasti in pochi, ma abbiamo bisogno di dialogare con loro per costruire proposte in linea con le nostre esigenze. Non vogliamo regali da nessuno, ma il minimo necessario per fare il nostro lavoro sì”.
Nota positiva, i giovani: “grazie alla loro energia si stanno già organizzando diversamente”, ha detto Schiavone. Dopo Palermo “si è costituita la rete dei giovani italiani all’estero che potrà essere la leva su cui costruire la futura rappresentanza degli italiani all’estero. Hanno iniziato senza sostegno, soprattutto finanziario, ma saranno in grado di far capire a chi fa le leggi che esistono e che hanno esigenze da sostenere”.
I lavori del Cdp sono terminati oggi pomeriggio con una sessione dedicata alle aree di crisi. (manuela cipollone\aise) 

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