Mattarella apre CoOpera: la Cooperazione patrimonio collettivo della nostra comunità

ROMA\ aise\ - A quattro anni dalla prima conferenza, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto questa mattina a Roma CoOpera, la seconda Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, appuntamento co-organizzato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina insieme all’Agenzia italiana della Cooperazione allo Sviluppo, con la Media Partnership della RAI, promosso con l’obiettivo di favorire la partecipazione dei cittadini nella definizione delle politiche di cooperazione allo sviluppo.
A 4 anni dalla prima edizione molto è cambiato: “il contesto in cui avviene l’incontro di oggi è segnato dalle conseguenze economiche e sociali dell'emergenza sanitaria globale che abbiamo vissuto e da forti tensioni geopolitiche”, ha esordito il Capo dello Stato. “Queste crisi si aggiungono agli altri fattori di instabilità, che pongono all’attenzione dell’intera comunità internazionale problemi particolarmente complessi e spesso correlati. La pandemia ha reso evidente che in un mondo interconnesso non esistono soluzioni locali a sfide globali come quelle delle emergenze sanitarie, dei cambiamenti climatici, della povertà estrema, dell’insicurezza alimentare. Una riflessione sulle strategie presenti e future del nostro Paese nel campo della Cooperazione allo sviluppo deve esserne consapevole”.
Non basta inviare ai Paesi più fragili “le risorse considerate eccedenti dalle economie dei Paesi più sviluppati”; al contrario “la comunità internazionale deve saper assumere obiettivi condivisi e, intorno a essi, promuovere la tutela e l’affermazione dei beni globali”, cioè “la vita, la salute, il clima, la prosperità contro la povertà”.
Le grandi crisi internazionali “stanno drammaticamente riducendo, se non azzerando, risorse destinabili ad affrontare le grandi questioni dalla cui soluzione dipende la sopravvivenza dell’umanità” e così “l’azione per gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ne esce indebolita”.
Si riaprono “scenari che apparivano definitivamente superati o in via di superamento”, ha osservato Mattarella. “La guerra genera effetti gravissimi: si acuiscono le tensioni, si obbligano – a parte le vittime - milioni di donne e minori ad abbandonare le loro abitazioni per cercare rifugio altrove, si rende più difficile la collaborazione internazionale in materia climatica e ambientale, si creano squilibri insostenibili nei prezzi di alcune fondamentali derrate alimentari con conseguenze destabilizzanti per intere regioni del mondo, anche a noi prossime, come l’area del Mediterraneo e il continente africano”.
Inoltre “si accentua la crisi della gestione del debito estero per molti Paesi”.
“È questo – ha ribadito – l’amaro frutto di un conflitto, scatenato da Mosca per anacronistiche velleità di potenza, che richiede una risposta netta, unitaria e solidale, al fine di giungere al ripristino di condizioni di pace. La politica di cooperazione allo sviluppo ha, tra i suoi fini nobili, anche questo. Non è soltanto la proiezione naturale dei nostri valori costituzionali: è strumento fondamentale per costruire e preservare la pace”.
Il rapporto tra sviluppo e affermazione dei diritti umani è evidente”, ha sottolineato Mattarella. “E se è altrettanto evidente che con la guerra non ci può essere sviluppo è chiaro che, senza sviluppo - come si è potuto constatare in diverse parti del mondo - non ci possono essere stabilità e pace”.
Se “la politica italiana di cooperazione internazionale è, dunque, saldamente ancorata al paradigma costituito dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dai suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, l’approccio della Repubblica alle grandi questioni globali “è fondato su un multilateralismo efficace, capace di elaborare al livello internazionale risposte tempestive, coordinate, lungimiranti. Trova radice in questa convinzione la scelta del finanziamento alle missioni delle grandi organizzazioni internazionali, a partire dalle agenzie delle Nazioni Unite”.
Senza dimenticare il “contribuito di primaria importanza” dell’Unione Europea, visto che l’Ue e i suoi Stati Membri “sono il maggiore donatore di assistenza e cooperazione e uno dei principali attori in materia di sviluppo a livello mondiale”.
L’Italia, ha aggiunto il Presidente, “è sensibile alle sfide collettive che richiedono un impegno che trova radici profonde nel tessuto culturale, sociale, politico, del nostro Paese. Un impegno che nasce dal forte spirito di solidarietà che ha caratterizzato la Repubblica Italiana già nel secondo dopoguerra e che prese slancio ulteriore negli anni Sessanta del secolo scorso”.
La Cooperazione “è stata, fin dall’inizio, patrimonio collettivo della nostra comunità nazionale. I numerosi volontari presenti in maniera capillare negli angoli più sperduti del pianeta – ha evidenziato il Capo dello Stato – ne sono una testimonianza, e ad essi va espresso un apprezzamento sincero”. Così come non va dimenticata la cooperazione accademica, “strumento capace di porre le premesse per una vasta rete di accordi di collaborazione interuniversitaria, capace di attivare reti di ricerca”.
Un altro “punto di forza” del modello italiano di cooperazione è “il proficuo rapporto con imprese e territori”, una “eredità che, consolidatasi negli anni ‘60, rappresenta oggi un modello solido e diversificato, riconosciuto e apprezzato a livello internazionale”.
Citate le buone pratiche attuate dalle regioni e la nuova legge che regola la cooperazione allo sviluppo datata 2014, che ha sancito la nascita dell’Aics e il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti, Mattarella ha lodato questo “approccio integrato”, nato “per stimolare quei partenariati tra pubblico e privato finalizzati a costruire un futuro di prosperità e di progresso, nel rispetto della sostenibilità”.
Infine, una riflessione sulle comunità di cittadini stranieri presenti in Italia.
“Il loro contributo alla conoscenza fra i nostri Paesi è prezioso”, ha rimarcato il Presidente. “Il lavoro degli immigrati genera ricadute positive nel funzionamento del nostro sistema produttivo e di welfare e, insieme, contribuisce allo sviluppo dei Paesi di origine. Si pensi che le rimesse generate nel mondo verso i Paesi a reddito basso e medio ammontano, nel solo 2021, a circa 550 miliardi di euro. Da queste esperienze deriva anche il successo di iniziative imprenditoriali, avviate da esponenti di questa diaspora nei rispettivi Paesi di origine; testimonianza ulteriore del valore dell’incontro realizzatosi”.
La cooperazione allo sviluppo “viene definita dalla legge parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia, al pari di quella culturale, politica, economica e finanziaria, di difesa. Sono certo – ha concluso – che questa Conferenza Nazionale rafforzerà ancora di più il suo valore strategico nella costruzione di orizzonti di pace, di stabilità, di progresso”. (aise)