ASSEMBLEA COMITES CARACAS/ AMBASCIATORE VIGO: “VOLONTÀ DI ANDARE AVANTI CON L’OSPEDALE ITALIANO”

ASSEMBLEA COMITES CARACAS/ AMBASCIATORE VIGO: “VOLONTÀ DI ANDARE AVANTI CON L’OSPEDALE ITALIANO”

CARACAS\ aise\ - “Aumento del sussidio ai connazionali meno fortunati, in linea con il deprezzamento della valuta locale; determinazione ad andare avanti nella realizzazione dell’Ospedale Italiano a Caracas, nonostante le difficoltà del Paese; bilancio sull’operazione “Referendum Costituzionale”, conclusasi con l’invio in Italia delle buste votate e volontà di aiutare i connazionali a superare le difficoltà burocratiche per le pratiche consolari, sempre nel rispetto delle norme legali. Questi, in stretta sintesi, gli argomenti più importanti affrontati dal nostro Ambasciatore, Placido Vigo, e dal Console Generale, Nicola Occhipinti, nel corso dell’Assemblea del Comites di Caracas avvenuta online”. A pubblicarne un lungo resoconto è “La voce d’Italia”, quotidiano online di Caracas diretto da Mauro Bafile.
“L’Ordine del giorno dell’Assemblea del Comites di Caracas prevedeva l’intervento dell’Ambasciatore Vigo (Risultati Referendum, Voli Umanitari, Organizzazione dell’Ospedale Italiano del Venezuela) e quello del Console Generale Occhipinti (Riorganizzazione del Consolato, Assistenza Economica e Sanitaria a favore dei Connazionali, Rete Consolare Onoraria, Riacquisto della Cittadinanza Italiana per i Naturalizzati, Approfondimento Risultati del Referendum).
In agenda anche l’analisi della “Situazione Scuola Codazzi”, Obiettivi del Comites di Caracas nella nuova realtà Socio – Economica; e Diffusione della Lingua e della Cultura Italiana, tutti temi che meriteranno ulteriori approfondimenti. Invitata, in questa occasione, la nostra Camera di Commercio Venezolano-Italiana, rappresentata dal suo Presidente, Alfredo D’Ambrosio, e dal suo Segretario Generale, Jean Piero Cattabriga. L’esposizione dei rappresentanti del nostro organismo bi-nazionale è stata però interrotta quasi subito, per dare spazio all’intervento del presidente del Comites di Caracas, Ugo di Martino.
A conclusione delle relazioni presentate dall’Ambasciatore Vigo e dal Console Generale Occhipinti, la maggioranza dei presenti alla videoconferenza ha risposto con effusivi applausi, come sempre fatto in occasione degli interventi dei nostri rappresentanti diplomatici e consolari. E, ci teniamo a sottolinearlo, almeno questa volta, applausi meritati, visto l’impegno con cui stanno portando avanti progetti importanti per la nostra comunità, nonostante le tante difficoltà del Paese, che si sono aggravate ulteriormente in questi mesi a causa della pandemia.
Immediatamente dopo il benvenuto del Presidente del Comites, Ugo di Martino, il moderatore dell’Assemblea, Pietro Caschetta, ha passato la parola al nostro Ambasciatore Placido Vigo che esordiva immediatamente analizzando l’operazione “Referendum Costituzionale”.
– La partecipazione nel mondo, nonostante la pandemia, è stata abbastanza soddisfacente – ha commentato -. Il “Si” ha vinto. È stata approvata, quindi, la norma che limita il numero dei senatori e dei deputati. Nella Circoscrizione Estero, in particolare, il “Si” ha vinto con il 78.24%. In Italia, si è fermato al 69,64%. Quindi, quasi un 10% in più degli elettori all’estero si sono espressi per questa riduzione. In America Meridionale, rispetto al resto del mondo, il risultato per il “Si” è stato leggermente inferiore. Si è attestato sul 74,19.
Si è quindi soffermato sul caso “Venezuela”, paese in cui, come sottolineato nel nostro editoriale, il “Si” ha vinto sul filo di lana.
– In Venezuela – ha precisato -, ha votato per il “Sì” il 51,80% degli elettori e per il “No” il 48,20%. Questo è un dato che fa riflettere. È uno dei pochissimi paesi che ha votato in controtendenza, rispetto a quelle che erano le previsioni. In Venezuela, forse, le persone che hanno espresso il loro voto sono state quelle che hanno dai 50 anni in su. La maggior parte di coloro che hanno votato, hanno vissuto con la Costituzione scritta dai padri fondatori della Repubblica.
L’Ambasciatore Vigo, quindi, dopo aver sottolineato che il Referendum è stata una grande prova organizzativa per l’Italia, per il Ministero degli Esteri, e anche per i nostri Consolati in Venezuela, ha rilanciato l’idea del voto elettronico.
– Credo che sia il futuro – ha sostenuto convinto -. Si fanno transazioni di miliardi di euro attraverso internet. Paesi come il Brasile hanno ormai da vent’anni il voto elettronico. Forse è arrivato il momento, soprattutto per quanto riguarda il voto all’estero, di una vera e propria riflessione. Il voto elettronico avrebbe risparmiato tempo, sforzi organizzativi e il volo militare. Anche il lavoro che in Venezuela abbiamo dovuto fare per ottenere l’autorizzazione al suo sorvolo, atterraggio e partenza. Quindi, sì… io sono favorevole al voto elettronico. Sono favorevole a tutti i cambiamenti che consentono una riduzione dei costi organizzativi. C’è ovviamente da tener conto degli aspetti della sicurezza, della segretezza, della certezza che il voto continui ad essere personale e della necessità di estendere l’identità digitale.
Dopo aver espresso la propria soddisfazione per il risultato, che ha ritenuto “eccezionale”, e dopo essersi congratulato con il Consigliere Pietro De Martín, i Consoli di Maracaibo e di Caracas, ha affrontato un argomento che per tanti connazionali in Venezuela ha oggi una particolarmente rilevanza: i voli umanitari.
– Fin dall’inizio della pandemia – ha detto -, abbiamo capito che era indispensabile organizzare dei voli per far rientrare i turisti dei paesi europei bloccati in Venezuela. Lo abbiamo fatto assieme ai colleghi dell’Unione Europea e coordinati dalla capo della Delegazione della Unione Europea.
L’Ambasciatore Vigo ha informato che sono stati rimpatriati dal 24 maggio 5.073 cittadini dell’Unione Europea in 17 voli commerciali. Ha sottolineato che l’Italia è stato il primo paese ad organizzare un volo diretto. E l’Ambasciata d’Italia l’unica ad aver organizzato numerosi voli interni da Maracaibo e dall’isola Margherita per permettere l’arrivo a Caracas dei connazionali bloccati in queste città.
Ha lamentato che nonostante 932 persone siano tornate a casa nella massima sicurezza, ed altre continueranno a farlo nelle prossime settimane, Ambasciata e Consolato abbiano ricevuto soltanto pochissime lettere di ringraziamento, e, al contrario, tante critiche. Ha informato che comunque, essendoci ancora richieste, è stato organizzato, “nell’ambito dell’Unione Europea un volo per il 2 ottobre via Madrid, un altro per l’8 ottobre via Lisbona e un altro ancora per il 23 ottobre sempre via Lisbona”.
– Mentre i primi due voli sono stati autorizzati – precisa l’Ambasciatore Vigo -, quello del 23 ottobre è ancora in attesa di autorizzazione. È ovvio che questi voli non sono aperti a cittadini che non ne hanno diritto secondo la normativa, che ora è molto più flessibile, diramata dalla Presidenza del Consiglio.
L’Ospedale Italiano
Dopo aver spiegato la complessità dell’operazione di rientro dei cittadini italiani in Patria, si è soffermato su un ulteriore argomento che sta molto a cuore agli italiani del Venezuela: l’Ospedale Italiano di Caracas.
– Questo è un nostro impegno – ha assicurato -. Lo abbiamo preso prima ancora dell’arrivo del Console Generale Occhipinti. Arrivato in Venezuela, ho ritenuto mio dovere sentire le opinioni dei responsabili delle istituzioni rappresentative della collettività. Ritengo che l’assistenza ai nostri connazionali, quella medico-sanitaria, debba essere integrale. È necessaria un’analisi approfondita della patologia di cui soffre il paziente. Abbiamo quindi preso lo statuto dell’ospedale italiano di Buenos Aires e lo abbiamo adattato alle norme venezuelane. Abbiamo fatto una grande manifestazione per presentare questa iniziativa alla nostra collettività.
Ha sostenuto che la pandemia ha reso la realizzazione del progetto ancor più complicata. Il governo ha applicato, nelle prime settimane della diffusione del virus, un lockdown durissimo che ha reso difficile l’iter burocratico. Essendo un Ospedale, un complesso sanitario, le autorità venezuelane devono essere opportunamente informate. D’altronde, sono loro a rilasciare le autorizzazioni pertinenti.
L’Ambasciatore Vigo ha spiegato che la struttura che era stata individuata per ospitare la sede dell’Ospedale Italiano a Caracas è stata requisita dalle autorità locali per farne un centro assistenziale per i malati di Covid-19. Sarebbe stata lanciata dal governo venezuelano la proposta dell’eventuale donazione di un ospedale.
– Noi - precisa l’Ambasciatore – dovremmo poi ristrutturarlo e dotarlo delle attrezzature necessarie. Quindi farlo funzionale. Abbiamo sollecitato al ministro della Salute e al capo di gabinetto del Vicepresidente l’elenco delle possibili strutture.
In attesa di una risposta, quindi, ogni iniziativa inerente all’ospedale è sospesa.
Dopo aver sottolineato che l’apertura e gestione di un ospedale non è equiparabile a quella di un concessionario di automobili o di qualunque altra attività, per le sue ovvie implicazioni, si è detto convinto ed ottimista circa la realizzazione del progetto. Un progetto, ha tenuto a sottolineare, che dovrà essere “blindato” legalmente per evitare che possa essere requisito come già fatto dal governo con altre attività private.
Console Occhipinti, lo “Ius Sanguinis”
Conclusa l’esaustiva esposizione dell’Ambasciatore Vigo, ha preso la parola il Console Generale Occhipinti. Questi ha immediatamente sottolineato di aver imparato moltissimo nel corso degli anni trascorsi accanto all’Ambasciatore, quando questi era Console Generale e lui Console Vicario. Ha quindi esortato i presenti ad informare i connazionali affinché usino la posta elettronica, e non il telefono, per le comunicazioni con il Consolato Generale. Il cellulare, ha detto deve restare l’ultima sponda. Insomma, da usare solo in caso di estrema emergenza. Ha poi sottolineato che il Consolato Generale “viaggia a velocità di crociera”. Ha quindi snocciolato numeri e cifre.
Referendum Costituzionale, Nicola Occhipinti, Console Generale d'Italia a Caracas
– Il Consolato Generale – ha assicurato – è aperto tutti i giorni. Siamo pochi, solo 20. A causa della pandemia abbiamo deciso di lavorare 10 un giorno e 10 l’altro. È come se la metà del Consolato fosse sempre in congedo. Siamo pochi ma lavoriamo con efficienza. Ad esempio, a maggio abbiamo ricevuto 130 persone ma ad agosto 837. Atti Aire, a maggio 35 e ad agosto 547. Cittadinanze “Ius sanguinis”, a maggio nessuna ad agosto 59. Atti notarili, a maggio 20 ad agosto 76. Passaporti, a maggio 95 ad agosto 252. Atti di Stato Civile, a maggio 22 e ad agosto 314. Questi sono diminuiti rispetto ai 459 di luglio. Anche gli introiti sono aumentati. A maggio abbiamo incassato 14mil 300 euro e ad agosto 51mila 957. Ma sono sempre cifre basse – ha detto.
Il Console Generale Occhipinti ci ha tenuto a rilevare che, nell’ambito della valorizzazione del capitale umano, Ambasciata e Consolato “sono sulla stessa linea”.
– Il nostro obiettivo – ha assicurato – è riconoscere il maggior numero di figli e nipoti italiani “Ius Sanguinis”. Sarà una priorità.
Il Console Generale, nel corso della sua esposizione ha spiegato che “la legge disciplina soltanto fattispecie generali”.
– La vita reale – ha detto – è molto, ma molto più frastagliata. Ci sono sempre tante aree grigie. Queste sono quelle in cui si interpreta la legge. Dal modo in cui ci si tuffa in quest’area grigia, un “si” può diventare un “no” e un “no può diventare un “si”.
Il nostro Console Generale rispondendo ad un quesito posto dal Consigliere del Comites, Michele Buscemi, ha spiegato che, “insieme all’ambasciatore Vigo, ha sostenuto una richiesta formulata dai presidenti dei tre Comites del Venezuela”. Ha poi precisato:
– Hanno sottoposto alla nostra attenzione l’iniquità della legge sulla cittadinanza. Gli italiani che si sono naturalizzati per motivi di lavoro, e hanno quindi perso la cittadinanza, per riacquistarla devono andare in Italia presso il Comune di residenza. È stato chiesto di poter fare una deroga per il Venezuela. Con l’Ambasciatore abbiamo proposto di consentire a tutti questi connazionali, nati in Italia, di riacquisire la cittadinanza in Consolato, senza doversi recare in Italia.
Altro argomento affrontato dal Console Generale Occhipinti è stato quello dell’assistenza sanitaria. Ha illustrato:
– L’Ambasciatore mi ha giustamente suggerito di aumentare l’importo dei sussidi. Non sono una mensilità, né uno stipendio. Sono un aiuto economico che viene offerto una o due volte l’anno. In casi molto eccezionali, anche tre. Lo abbiamo aumentato a 250 euro, seguendo il deprezzamento della valuta locale. Lo trasferiamo con un bonifico bancario sul conto del connazionale. Cerchiamo di seguire il tasso di cambio reale. A giugno, erano 45 milioni di bolívares. A metà agosto, lo abbiamo aumentato a 75 milioni e da metà settembre a 100 milioni di bolívares. Questo sussidio lo stiamo dando veramente a tutti. Siamo coscienti che la documentazione richiesta è assai pesante. Stiamo cercando di ridurla, ma non è facile. ll ministero degli Esteri ci chiede di essere flessibili nella rigidità ma anche rigidi nella flessibilità. L’amministrazione dei denari pubblici, per quanto concerne gli aiuti ai connazionali, è una materia molto delicata.
Commenta che la legge per il sussidio prevede che i connazionali abbiano unicamente la cittadinanza italiana.
– In Venezuela, invece – precisa -, stiamo facendo una deroga, permessa dal Ministero. In vista della crisi umanitaria drammatica che sta vivendo il paese, a seguito di una tempesta perfetta di cui il Venezuela è vittima e alla quale si è aggiunta la pandemia, è stata permessa questa deroga. Quindi anche i connazionali, cittadini nati in Venezuela con passaporto italiano, possono ricevere l’assistenza medico-sanitaria ed economica. Devono naturalmente presentare la documentazione richiesta dalla legge. Questa prevede anche un esonero di responsabilità del Consolato Generale e dell’ufficio onorario, qualora l’intervento chirurgico dovesse andare male. Stiamo cercando di alleggerire la documentazione entro i limiti permessi. Stiamo aiutando tanti, tantissimi connazionali – assicura -. Molti erano una volta benestanti e ora versano in gravi difficoltà economiche.
Nell’ambito dell’assistenza sanitaria, il Console Generale assicura che si stanno offrendo medicine, analisi cliniche di laboratorio, interventi chirurgici salvavita, e sostenendo le spese funerarie ai connazionali che eventualmente lo richiedano. Snocciola nuovamente cifre.
– La fonte – specifica – è il Sibi, il portale della contabilità del Consolato. A maggio abbiamo realizzato 65 interventi; a giugno, 160 spendendo 135mila euro al mese. Su indicazione dell’Ambasciatore Vigo abbiamo firmato la convenzione con il “Gruppo Médico Jsoteldo”. Sono convenzioni che permettono a qualsiasi consolato del mondo una maggiore efficacia e produttività, abbassando il carico di lavoro agli uffici assistenza e contabilità.
Spiega che con la convenzione firmata, il “Grupo Médico Jsoteldo”, può anticipare spese mediche fino ad un ammontare di mille dollari senza alcuna autorizzazione. In questo modo, considera il Console Generale, è possibile gestire meglio il lavoro. Qualora le spese dovessero superare quella cifra, “occorrerà l’autorizzazione del Consolato”.
Dall’assistenza medico-sanitaria alla rete consolare onoraria. Al riguardo, il Console Generale Occhipinti ha detto che “essendo il Venezuela un Paese esteso tre volte l’Italia, senza rete ferroviaria, con una rete stradale insicura, un sistema energetico balbettante, e una connessione internet quasi assente in molti centri abitati della provincia, la rete consolare onoraria ha una importanza fondamentale”.
– Senza di essa – ha affermato categorico – sarebbe un disastro. Con l’Ambasciatore – ha aggiunto – stiamo valorizzando al massimo il capitale umano: i nostri consoli e vice-consoli. Stanno facendo un lavoro eccezionale. Abbiamo ricevuto 5 macchine per la rilevazione delle impronte digitali. Sono a Barquisimeto, a Puerto Ordaz, a Porlamar, a Puerto la Cruz e a Barinas. Ciò vuol dire che in queste 5 città i connazionali possono avere il passaporto senza dover venire a Caracas. Ma anche i connazionali che abitano in località vicine, vi si possono recare. Noi siamo flessibili al massimo. Un connazionale di Barinas, se vuole, può fare il passaporto a Porlamar. Non occorre nessuna autorizzazione perché è sempre la circoscrizione di Caracas. I consolati onorari sono importantissimi per i passaporti e per la cittadinanza “Ius Sanguinis”. Raccolgono tutte la documentazione, tutti i fascicoli, controllano che siano in ordine e li portano a Caracas. Così, noi possiamo lavorare e io firmare la cittadinanza “Ius Sanguinis” di tanti connazionali. I Consolati onorari ci aiutano anche per lo Stato Civile. Soprattutto nell’autenticazione delle firme. Lavorano non bene, ma benissimo.
Ha poi informato che il Ministero è in procinto di autorizzare i titolari del Viceconsolato onorario di Valencia, del Viceconsolato onorario di Acarigua oltre a tre corrispondenti consolari: a Cumaná, a Carupano e a San Felipe.
Concludeva la sua relazione con il riacquisto della cittadinanza italiana approfondendo quanto già detto in risposta al consigliere Buscemi.
– La cittadinanza “Ius Sanguinis” per linea materna è molto importante – ha affermato -. Tutte le persone nate prima dell’1 gennaio del 1948 da madre italiana, ottengono il riconoscimento della cittadina italiana per via giudiziale e non amministrativa. Ciò vuol dire che devono rivolgersi ad un avvocato in Italia che si occupi delle procedure. Così, dopo 18 mesi, tramite il Tribunale di Roma, è possibile ottenere il riconoscimento della cittadinanza. C’è una discriminazione di genere che, a mio modesto modo di vedere, è incostituzionale. Andrebbe modificata. Ritengo importante anche la riforma del Voto all’estero. L’Ambasciatore ed io siamo paladini del voto elettronico online. Ed è qui che occorre un gioco di squadra tra Consolati, Ambasciate, Comites, CGE, Patronati e Camere di Commercio. Tutte le istituzioni del Sistema Italia devono essere unite nel sostenere queste modifiche normative.
In quanto ai risultati del referendum, il Console Generale Occhipinti si è limitato a ripetere quanto già dichiarato nel corso dell’intervista concessa al nostro Giornale.
Ha concluso il suo intervento esortando una volta ancora i connazionali, a comunicarsi via mail e non telefonicamente.
L’Assemblea è giunta a termine senza che la nostra “Camera di Commercio”, potesse completare il suo intervento sugli argomenti all’ordine del giorno: Turismo, “Made in Italy” e Prodotti Italiani. A conclusione, l’approvazione dei bilanci preventivi”. (aise)

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