AUSTRALIA: IL DRAMMA DELLE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA CON VISTO TEMPORANEO – DI CHIARA PEZZANO

AUSTRALIA: IL DRAMMA DELLE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA CON VISTO TEMPORANEO – di Chiara Pezzano

MELBOURNE\ aise\ - “Francesca (nome di fantasia), una donna italiana sulla trentina, è nata e cresciuta in Italia ed è venuta in Australia da adulta con un visto da studente. Poco dopo il suo arrivo si è innamorata di un ragazzo australiano. "All'inizio era sempre super disponibile, davvero carino. Poi ha cominciato a manipolarmi. Voleva farmi il de facto ed in questi anni mi ha sempre minacciato". Con il passare del tempo è diventato sempre più violento. "La prima volta che mi ha preso per il collo stavo quasi per asfissiare... ho pensato di stare morendo perché comunque non mollava", Francesca ha raccontato a SBS Italian. "L'ultima volta avevo la faccia completamente devastata, piena di lividi". Francesca temeva che denunciare le violenze subite alle mani del suo ragazzo mettesse a repentaglio la sua abilità di rimanere in Australia, e quindi non ha mai detto nulla”. A raccogliere la drammatica testimonianza di Francesca e altre donne italiane è stata Chiara Pezzano per Sbs Italian che ha pubblicato questo lungo servizio alla vigilia del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
“"Una volta ho cercato aiuto chiamando il 1800 RESPECT ma ero terrorizzata dai visti". Francesca aveva avuto una vita non facile già in Italia.
"Non sono mai andata dalla polizia perché ero così incatenata dentro alla mia testa. Avevo talmente il terrore di tornare in Italia che avrei fatto di tutto pur di non tornare", spiega. "Quando non sei libera da certi drammi li ripeti".
"Io ho visto mio papà picchiare mia mamma un sacco di volte. Entrambi i miei genitori mi picchiavano, e a me è sempre stato detto di non dire niente a nessuno... Una volta mia mamma mi anche ha rotto il braccio destro. Mi ha portato all'ospedale e nessuno ha chiesto niente". Francesca ricorda come nella sua relazione si ripetesse "il classico ciclo dell'abuso".
"Lui mi faceva sempre sentire che ero io il problema. Mi diceva: 'Non posso stare senza di te, ma sei tu che hai dei problemi... Sei tu che sei pazza... Sei tu che mi fai diventare così', in poche parole".
Un giorno, dopo l'ennesima violenza, Francesca si è confidata con un collega di lavoro che la ha aiutata a prendere le sue cose e ad andarsene di casa.
Come Francesca, anche Claudia (anche questo è un nome di fantasia) si sente intrappolata in una relazione violenta.
Claudia è venuta in Australia diversi anni fa con il marito, anche lui italiano, ed i loro figli.
I comportamenti violenti del marito si sono intensificati da quando sono in Australia, secondo Claudia anche perché qui lei non ha il supporto di famiglia e amici.
Tutta la famiglia è in Australia grazie al visto 457 del marito, e Claudia ha paura che chiedere il divorzio voglia dire dover tornare in Italia.
"Fingerò fino alla residenza permanente... Lui ha lo sponsor e quindi siamo tutti legati al suo sponsor, ma se lui mi toglie il suo visto, io non posso lasciare i miei figli a lui, altrimenti dovrò rinunciare alla mia patria potestà sui miei figli e io non lo farò mai".
Secondo vari esperti, casi come questi sottolineano la necessità di riformare il sistema migratorio australiano.
Secondo Marie Segrave, professoressa associata di criminologia alla Monash University, situazioni come queste evidenziano la necessità di modificare le leggi.
"Il sistema migratorio non dice nulla su come sosterranno le vittime di violenza familiare a meno che non siano in possesso di un visto partner", Segrave ha affermato in un'intervista con SBS Italian.
"Quindi, il sistema, per come è impostato, in realtà dice: “Aspetta finché non hai la residenza permanente altrimenti non succederà nulla”, il che significa che se delle persone si trovano in una posizione [come quelle descritte di Francesca e Claudia] fino a quando non avranno ottenuto la residenza permanente, non hanno alcuna garanzia di alcun diritto di rimanere in Australia", ha dichiarato la professoressa Segrave.
DISPOSIZIONI SPECIALI SULLA VIOLENZA FAMILIARE
Il Dipartimento degli affari interni afferma di aver investito 1 miliardo di dollari dal 2013 per affrontare la violenza domestica e familiare.
Le disposizioni speciali sulla violenza familiare nella legge sull'immigrazione consentono alle vittime di violenza familiare che hanno richiesto il visto partner di accedere alla residenza permanente.
"Ci sono disposizioni sulla violenza familiare nei regolamenti sull'immigrazione che consentono ai titolari di visto partner temporaneo in Australia di ottenere la residenza permanente se la loro relazione si è interrotta e hanno subito violenze domestiche o familiari perpetrate dallo sponsor", ha detto un portavoce del Dipartimento.
"Negli ultimi cinque anni, in base a queste disposizioni, abbiamo concesso visti permanenti a 2450 vittime di violenza domestica".
Ma vari esperti hanno segnalato al governo che queste disposizioni sono disponibili soltanto per i richiedenti e i titolari di visti partner, lasciando le vittime titolari di altri visti temporanei senza un modo chiaro per poter rimanere in Australia.
E questo spesso diventa un fattore determinante che le spinge a rimanere nella relazione violenta.
PER MOLTE VITTIME NON ESISTE UN MODO PER RIMANERE IN AUSTRALIA
Il Dipartimento degli affari interni ha confermato che, se una persona riferisce di essere stata vittima di violenza domestica, le autorità non cancelleranno mai il suo visto, indipendentemente dal tipo di visto.
"Le vittime di violenza domestica che hanno un visto temporaneo, compresi i visti per studenti o lavoro temporaneo, non avranno mai il visto annullato a causa dell'interruzione di una relazione a causa di violenza domestica o familiare".
"Il Dipartimento degli affari interni dispone di funzionari addestrati in materia di violenza familiare che lavorano a stretto contatto con le vittime, per dare loro flessibilità per quanto riguarda il visto e per metterle in contatto con le agenzie di supporto appropriate", ha detto il portavoce.
Ma secondo vari esperti, una vittima di violenza familiare con un visto temporaneo che non sia il partner visa attualmente non ha la possibilità di ottenere la residenza permanente dopo la scadenza del proprio visto temporaneo.
Secondo Michal Morris, amministratrice delegata di InTouch Multicultural Center Against Family Violence, le vittime di violenza familiare corrono davvero il rischio di non essere in grado di rimanere in Australia.
"Anche se il loro visto non viene cancellato, se hanno una sorta di visto temporaneo, magari hanno fatto domanda per un visto permanente, o intendevano farlo, ma poi non hanno alcun percorso legale per farlo. È vero che il loro visto non verrà cancellato, ma il loro visto potrebbe scadere", ha dichiarato Morris.
"Ci sono così tante variabili intorno a questa questione. Quello che è necessario è un percorso per uscire da una relazione violenta [indipendentemente dal tipo di visto].
"Invece l'unica promessa è che il tuo visto non sarà cancellato", ha affermato Morris.
UN NUOVO TIPO DI VISTO PER VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA
Nel 2018, il National Advocacy Group per le donne con un visto temporaneo che sono vittime di violenza ha richiesto, nel suo "BluePrint for Reform", l'introduzione di un nuovo tipo di visto temporaneo per le vittime di violenza domestica, familiare e sessuale.
Il nuovo tipo di visto proposto, secondo il rapporto, sarebbe adatto per le vittime che:
hanno subito la cancellazione del visto in seguito delle azioni dell'autore del reato, o
non sono in grado di rispettare le condizioni del visto temporaneo a causa della violenza domestica, familiare o sessuale, o
sono in Australia e sono in possesso di un visto temporaneo, ma hanno cessato di essere un familiare dell'autore del reato, o
sono all'estero perché sono state/i minacciate/i, costrette/i o indotte/i a lasciare l'Australia dall'autore e/o dalla sua famiglia, o
hanno questioni legali in corso relative ai figli.
"Un visto del genere fornirebbe un periodo limitato (tre anni) per dare tempo alle vittime di risolvere delle questioni al tribunale di famiglia o altre questioni e per ridurre l'onere amministrativo", afferma il rapporto.
"In questo lasso di tempo la vittima potrebbe essere aiutata a prendere le misure necessarie per la protezione e la sicurezza di sé e della propria famiglia", raccomanda il rapporto.
Questo nuovo tipo di visto non darebbe diritto ad un visto permanente, ma potrebbe consentire di richiedere un ulteriore visto.
InTouch è stata una delle decine di organizzazioni che hanno sottoscritto il BluePrint con tutte le sue raccomandazioni.
Morris ha spiegato che affinché una vittima di violenza domestica possa abbandonare il rapporto abusivo, è essenziale avere il diritto di lavorare.
"Vogliamo fornire un nuovo visto che dia alla vittima un soggiorno garantito di tre anni, le dia diritto di lavorare e le dia accesso a Medicare e a Centrelink", ha affermato Morris.
Il nuovo tipo di visto potrebbe avere gli stessi criteri di ammissibilità e i requisiti probatori tuttora usati per valutare le domande per l'assistenza ai sensi delle disposizioni sulla violenza familiare da parte di titolari di un partner visa, ha aggiunto.
"Secondo noi qualsiasi persona che sia in grado di dimostrare di essere in una relazione legittima e di essere vittima di violenza familiare dovrebbe avere diritto a un visto temporaneo per un minimo di tre anni per consentire loro di riprendersi".
"Quindi quello diciamo [al governo] è: 'Non fermarti a considerare il tipo di visto ma prendi in considerazione l'esperienza di violenza familiare subita da una persona in una relazione legittima'. Questi dovrebbero essere i criteri per determinare a che cosa una vittima ha diritto — e non il tipo di visto".
Un'inchiesta parlamentare sulla violenza familiare, domestica e sessuale, attualmente in corso, sta esaminando anche le esperienze di varie donne all'interno delle comunità multiculturali e con visti temporanei.
"La conclusione di questa inchiesta informerà il prossimo Piano nazionale per far diminuire la violenza contro le donne e i loro figli", ha affermato il portavoce del Dipartimento degli affari interni.
InTouch ha presentato una submission a tale richiesta ad agosto, richiedendo nuovamente l'introduzione del nuovo visto temporaneo originariamente suggerito dal BluePrint for Reform.
"[Nella submission] abbiamo anche parlato della necessità di avere più programmi per i perpetratori per aiutarli a smettere di ricorrere alla violenza", ha affermato Morris.
Secondo la professoressa Segrave, c'è un altro modo importante in cui il Dipartimento degli affari interni potrebbe aiutare le vittime di violenza domestica titolari di visti temporanei (diversi dai visti partner): fornire informazioni più chiare sulle opzioni a loro disposizione.
"Al momento non ci sono informazioni chiare in merito, del tipo 'se ti succede questo, questo è quello che devi fare ed è qui che puoi ottenere supporto'".
"Ci sono pochissime informazioni sul sito web [del Dipartimento degli affari interni] e generalmente non ci sono informazioni molto complete su ciò che può accadere, cosa dovresti fare, oltre a chiamare 1800 RESPECT o altri servizi di supporto".
Secondo Segrave, la possibilità di accedere a informazioni accurate dipende attualmente da dove vive la vittima e da quanto è ben connessa all'interno della sua comunità.
Uno dei messaggi più importanti da dare alle vittime di violenza domestica con visti temporanei, è, secondo Segrave, che non saranno espulse dall'Australia.
"Penso che questo messaggio sia davvero fondamentale — che non si può venire espulsi [per aver riferito alle autorità incidenti di violenza domestica] — perché i perpetratori [di violenza domestica] usano sempre questo tipo di minaccia", ha affermato.
Secondo Sara (nome di fantasia), anche lei italiana, denunciare alla polizia gli atti violenti del marito le ha salvato la vita.
Per anni non ha detto niente a nessuno ed era troppo spaventata per fare denuncia alla polizia. Temeva di perdere il visto.
All'epoca aveva un visto partner temporaneo e non era a conoscenza delle disposizioni sulla violenza familiare.
È fuggita di casa un più volte, e ogni volta ha chiamato 1800 RESPECT.
Gli operatori di supporto sono stati in grado di organizzare per lei un alloggio di emergenza in diverse occasioni.
Un giorno, quando è tornata a casa, suo marito aveva in mano un coltello.
È scappata e ha chiamato di nuovo 1800RESPECT mentre la batteria del cellulare stava per scaricarsi.
L'unico posto in cui gli operatori di supporto potevano richiamarla era in una stazione di polizia.
Quindi è entrata e ha aspettato. Quando gli agenti di polizia le hanno chiesto della sua situazione, lei con riluttanza ha cominciato a raccontare. Sara dice che la polizia è stata incredibilmente utile. Oltre a mettere in vigore un ordine restrittivo, l'hanno aiutata in vari altri modi.
"Mi hanno portato in un hotel, sono venuti con me quando mio marito era in custodia per aiutarmi a prendere le mie cose, mi hanno prenotato un servizio di supporto per la violenza domestica".
"Gli assistenti sociali sono venuti all'hotel dove alloggiavo e mi hanno spiegato tutto in merito alla violenza domestica, al ciclo dell'abuso", ha affermato.
Con l'aiuto di assistenti sociali specializzati nel campo della violenza domestica, Sara ha fatto domanda per un visto permanente ai sensi delle disposizioni sulla violenza familiare ed è diventata residente permanente tre mesi dopo.
Sara è rimasta stupita dalla velocità con la quale le autorità hanno approvato la sua domanda.
"Mi hanno dato la residenza permanente quasi per dire: 'ci prendiamo la responsabilità di quello che è successo e ti diamo quello che ti spetta'", ha detto.
Dopo aver lasciato il suo fidanzato violento alcuni anni fa, Francesca è riuscita a rimanere in Australia.
Ora ha una relazione felice, e dopo molti sforzi si è liberata del fardello psicologico del suo passato.
"Ho fatto Cognitive Behaviour Theraphy, che ti fa lavorare sul trauma stesso... Mi sono detta 'io voglio diventare una persona migliore' e mi sono sforzata. Volevo liberarmi del mio passato che mi rovinava la vita".
Sara ad oggi non solo è libera del suo passato ma aiuta persone che hanno subito traumi simili a farlo.
E ha dei consigli per altre vittime di violenza domestica: "Fai denuncia immediatamente, non giustificare, non stare in silenzio, perché se non sei tu sarà un'altra donna e ci può scappare il morto".
"E poi, innescato il cerchio della violenza, non si scappa più e peggiora".
Secondo Sara, non denunciare la violenza vuol dire normalizzarla.
"Se non se ne parlasse, come si farebbe a sapere che c’è la mafia? È la stessa cosa", ha concluso.
Secondo dei dati pubblicati nel 2018 dall'Australian Institute of Health and Welfare (AIHW), in media, in Australia, ogni settimana una donna viene uccisa da un ex o dall'attuale fidanzato. Anche gli uomini sono vittima di violenza domestica e in Australia ne muore uno al mese, secondo i dati dell'AIHW”. (aise) 

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