BREXIT, REMAIN E LEAVE IN MARCIA PER CHIEDERE IL “PEOPLE’S VOTE” – DI ALESSANDRO ALLOCCA

BREXIT, REMAIN E LEAVE IN MARCIA PER CHIEDERE IL “PEOPLE’S VOTE” – di Alessandro Allocca

LONDRA\ aise\ - ““Nessuno ha votato per peggiorare questo paese, anche se ha scelto di uscire dall’Unione Europea. Nessuno ha votato per rendere più debole il mondo del lavoro britannico, il Servizio sanitario nazionale o per rendere più incerto il futuro di milioni di ragazzi”. Questo è l’incipit del manifesto alla base della nuova marcia di protesta organizzata a Londra per sabato 20 ottobre quando ci si aspetta che centinaia di migliaia di persone scenderanno in strada per far sentire la propria voce. Stavolta, però, la protesta non riguarda semplicemente la Brexit, ma piuttosto le condizioni con le quali l’attuale Governo sta gestendo le trattative con l’Unione Europea in vista dell’uscita ufficiale fissata per marzo 2019, e di come il non aver raggiunto fino ad ora un accordo concreto su tutti gli aspetti, economici e sociali, stia influenzando pesantemente la vita di milioni di persone, sia britannici che europei che hanno scelto di vivere e lavorare nel Regno Unito”. Così scrive Alessandro Allocca su “LondraItalia.com”, quotidiano online diretto da Francesco Ragni.
“Dalle ore 12 di sabato 20 ottobre a Park Lane nel cuore della capitale inglese per la prima volta si ritroveranno fianco a fianco i sostenitori del Leave con quelli del Remain, entrambi preoccupati per il futuro dell’UK.
“Più la forma dell’accordo finale sulla Brexit diventa chiara, più è chiaro che non farà nulla per migliorare la giustizia sociale, ridurre le disuguaglianze, aumentare il nostro tenore di vita o creare un futuro migliore per le generazioni future” scrivono gli organizzatori di The People’s Vote March For The Future. “Dopo il referendum del 2016 sono emerse nuove prove su quello che una volta veniva definito come ‘l’affare più semplice della storia’. Ora conosciamo il vero costo del divorzio tra UK e UE, così come l’impatto della Brexit sull’NHS, sui diritti dei lavoratori e sui servizi pubblici più in generale”.
La marcia di protesta punta anche a sostenere un’altra iniziativa messa in campo: una raccolta firme da presentare al Governo con il quale chiedere il People’s Vote, ovvero un nuovo referendum per esprimersi sull’accordo definitivo che verrà preso tra le due parti.
La volontà dei firmatari è quella di dare a tutti i cittadini britannici l’opportunità di promuovere o bocciare i termini del divorzio, come avvenne in occasione del celebre referendum del giugno 2016, quando l’allora governo Cameron affidò agli elettori la scelta definitiva sul continuare a far parte o meno dell’Unione Europea.
Non a caso il titolo dato alla raccolta firme è “Final say” e fino ad ora ha registrato 855mila adesioni di persone che non vogliono che sia un Governo instabile a prendere decisioni vitali sul proprio futuro, a prescindere da Leave o Remain, soft Brexit o hard Brexit, deal o no deal”. (aise) 

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