CASO KUCIAK/ EUROPARLAMENTO: SERVE CERTEZZA DELLA CREDIBILITÀ DELLE ISTITUZIONI SLOVACCHE

CASO KUCIAK/ EUROPARLAMENTO: SERVE CERTEZZA DELLA CREDIBILITÀ DELLE ISTITUZIONI SLOVACCHE

BRATISLAVA\ aise\ - “Una delegazione del Parlamento europeo composta da cinque eurodeputati era in Slovacchia lunedì e martedì per seguire gli sviluppi dell’assassinio del giornalista investigativo Jan Kuciak, trovato ammazzato nella sua casa a fine febbraio con la fidanzata Martina, con cui si doveva sposare nella tarda primavera. I rappresentanti europei hanno detto di volersi accertare che le istituzioni in Slovacchia siano degne di fiducia. Così si è espressa la liberale olandese Sophia in ‘t Veld, che guidava il quintetto, dopo aver incontrato il presidente slovacco Andrej Kiska. Questa è la seconda visita di europarlamentari in Slovacchia sull’onda dell’omicidio che ha sconvolto la Slovacchia, e che ha portato a un rimpasto di governo quando enormi proteste di piazza hanno provocato le dimissioni del ministro degli Interni e poi del primo ministro Robert Fico, entrambi del partito socialdemocratico Smer-SD”. È quanto si legge su “Buongiorno Slovacchia”, quotidiano online diretto a Bratislava da Pier Luigi Solieri.
“La prima volta i deputati europei erano venuti in marzo, nel pieno del fermento sociale, e avevano anche reso omaggio alla tomba del giovane reporter a Velka Maca, il villaggio dove i due sono stati freddati in casa presumibilmente da un killer professionista.
Allora, i deputati avevano chiesto alle autorità della Slovacchia una inchiesta trasparente e veloce, una istanza poi sposata dall’intera aula del Parlamento europeo qualche giorno dopo. Scopo di questo secondo viaggio, come annunciato tempo fa, è la volontà di valutare i progressi compiuti nelle indagini, oltre ad esaminare la situazione dello stato di diritto e la corruzione nel paese.
L’obiettivo dell’iniziativa non era solo controllare come si stanno sviluppando le cose in Slovacchia, ma anche dare sostegno a chi, all’interno e all’esterno delle istituzioni, sta cercando materialmente di costruire uno stato più affidabile.
Secondo l’eurodeputata Sophia in ‘t Veld, già a marzo la precedente delegazione parlamentare fu turbata dalle informazioni su corruzione e legami tra criminalità organizzata e politici. Dopo la nuova visita, nel corso della quale hanno incontrato, oltre al presidente, anche il primo ministro Pellegrini, il ministro della Giustizia Gabor Gal (Most-Hid) e altri alti funzionari, si vedrebbe un forte impegno per indagare sull’omicidio, ma si notano anche cose che preoccupano. Veld ha citato tra questi segni chiari di corruzione, mancanza di un approccio proattivo per indagare i casi di corruzione, persone che sono state costrette a dimettersi da incarichi e che poi vengono spostate su altre poltrone (accenno non casuale all’ex capo della polizia e i suoi bracci destri) e anche lo scandaloso rapimento di un cittadino vietnamita e l’apertura in Slovacchia di un circolo dei motociclisti filo-Putin russi “Lupi notte”. In diversi di questi casi compare sempre, dice Veld citando principalmente fonti dei media e dell’opposizione, il nome dell’ex ministro degli interni Robert Kalinak (Smer-SD): “La corruzione si verifica in ogni paese, ma il coinvolgimento di un ministro è estremamente preoccupante”, ha detto Veld in una conferenza stampa a Bratislava.
Veld ha detto di avere visto persone, anche nel governo, che stanno cercando di essere trasparenti e vogliono seguire questi principi. Tuttavia, la lotta alla corruzione non riguarda solo l’adozione di nuove leggi, ma anche una specifica cultura della legalità. Per questo, se anche ufficialmente non è accusato di nulla, sarebbe stato meglio non nominare consigliere del ministro dell’Interno l’ex presidente delle forze di polizia Tibor Gašpar, almeno per il momento, ha detto Veld, confessando il suo disagio. L’eurodeputata olandese ha riconosciuto l’impegno del primo ministro Pellegrini e del suo governo a cercare di cambiare le cose, ma sembrerebbero non essere in grado di fare un taglio netto rispetto al passato.
In ogni caso, la capo delegazione, che guida anche per l’Europarlamento la Commissione di monitoraggio dello stato di diritto in Europa, ha elogiato la democrazia e lo stato di diritto della Slovacchia, definendoli “molto resilienti”, come indicato dagli sforzi compiuti da alcune figure nell’amministrazione statale per renderla più trasparente. Il premier, che non considera la nomina di Gašpar un problema, ha detto che negli ultimi mesi si sono registrati in Slovacchia molti cambiamenti positivi, e il paese non è certo tra quelli in cui lo stato di diritto è a rischio, una cosa che lui si aspetta venga pienamente riconosciuta anche dai parlamentari europei.
Il presidente Kiska ha detto dopo l’incontro con gli europarlamentari di avere “purtroppo” dovuto dire loro che “nel nostro paese non è successo nulla di fondamentale” dopo la precedente visita. Ha poi scritto su Facebook che se anche le “enormi proteste e la crisi politica si sono acquietate, sfortunatamente la diffidenza della popolazione nei confronti dello Stato è rimasta”.
A sette mesi dall’assassinio il paese “non ha ancora il sistema di funzionamento indipendente delle forze dell’ordine che il governo ha promesso”, e per di più “non è cambiata l’influenza dei politici sull’attività della polizia”. Questo non manca di creare grossi problemi “nel tentativo di ridare credibilità anche alle istituzioni”, ha concluso il capo dello Stato.
La delegazione del PE ha incontrato anche rappresentanti di ONG, media, Europol e il procuratore Vasil Spirko, il ministro dell’Interno Denisa Sakova (Smer-SD), il presidente del corpo di polizia Milan Lucansky e il procuratore speciale Dusan Kovacik”. (aise) 

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