Dubaitaly/ Teach for Italy: cambiare il futuro dell’Italia cambiando quello degli studenti - di Benedetta Pasero

DUBAI\ aise\ - “Cento insegnanti trasformativi in cento scuole. È questo l’obiettivo della ONG italiana Teach For Italy che, da due anni e mezzo, trasforma i giovani più brillanti e talentuosi in insegnanti altamente specializzati destinati a cambiare le sorti degli studenti più svantaggiati del Paese”. Come spiega Benedetta Passero in un articolo pubblicato sul portale di informazione bilingue Dubaitaly.com, “L’obiettivo è quello di annullare le disuguaglianze scolastiche e garantire a chi frequenta le scuole delle realtà meno fortunate la stessa didattica e lo stesso diritto alle opportunità future di chi vive in altri quartieri o proviene da famiglie più agiate.
“Quest’anno avremo 35 insegnanti in 35 scuole – ci spiega Andrea Pastorelli, Direttore Generale di Teach for Italy – che faranno (e hanno già fatto) una enorme differenza nella vita di tantissimi giovani studenti, ma non basta: abbiamo bisogno di aiuto, soprattutto di quello delle grandi aziende. Ci servono supporto e sostegno, non solo finanziario, ma anche di networking e promozione, come ad esempio sta facendo Kelmer Middle East”.
“Si stima che, di 100 bambini che a settembre hanno iniziato la primaria, i cui genitori hanno solo un diploma di scuola media o superiore, solo 8 si laureeranno; mentre di 100 bambini che hanno almeno un genitore laureato, si laureeranno in 65. Fino a prima della pandemia non se ne parlava quasi: l’Italia è giustamente molto orgogliosa del suo passato storico e della sua scuola pubblica, accessibile e gratuita per tutti, ma, da una ventina d’anni a questa parte, purtroppo, sta lasciando troppi ragazzi indietro. Va rafforzata.
“A pensarci non ha senso – continua Pastorelli. – Abbiamo una cultura della didattica senza paragoni: le scuole Montessori e Reggio Emilia si trovano ormai in tutto il mondo, eppure da Roma in giù mancano gli asili. Guardate poi cos’è successo a causa della pandemia: quasi due milioni di studenti sono rimasti indietro perché non avevano i mezzi per seguire la didattica a distanza, molte scuole erano completamente impreparate al digitale, senza le risorse per una buona DAD e solo un docente su tre si sente a suo agio nell’utilizzo delle nuove tecnologie”.
Teach for Italy, che è nato sulla scia di teach for all, presente in altri 60 Paesi del mondo, è dunque stato creato per questo: per produrre un impatto forte sulle disuguaglianze, per sbloccare nuove possibilità, per garantire un futuro diverso da quello che il contesto sociale sembra aver già scritto. Ridando dignità, allo stesso tempo, al lavoro dell’insegnante e rendendolo nuovamente una professione attrattiva: “Selezioniamo i migliori talenti italiani – sottolinea Pastorelli – i migliori laureandi, neolaureati e anche giovani professionisti che hanno lavorato in contesti come le grandi compagnie di consulenza. Siamo molto selettivi, valutiamo 11 diverse competenze in sette diverse prove, testiamo anche doti quali la diplomazia e la capacità di relazione. Forniamo, poi, una formazione specifica di sei settimane, facciamo loro incontrare i presidi degli istituti, dirigenti del Ministero dell’Istruzione (fino al Ministro stesso), facciamo in modo che familiarizzino con i punti di forza del sistema, ma che si rendano anche conto delle disuguaglianze esistenti. Infine, garantiamo loro una formazione e un supporto continui durante i due anni successivi, periodo nel quale si impegnano a far parte del programma”.
La speranza di Tech for Italy è che, dopo questi due anni di fellowship, i loro insegnanti (che chiamano fellow) decidano di restare nel mondo dell’istruzione per continuare a contribuire a migliorarlo. Non solo come insegnanti, ma come dirigenti scolastici, lavorando al Ministero, in centri di ricerca o in start-up educative, e magari anche in politica, purché interessati davvero a mettersi in gioco per cambiare le cose. Come negli Stati Uniti, ad esempio, dove il programma è nato negli anni ’90 e, tra i Fellow di Teach for America, oggi, si contano leader del sistema educativo, provveditori, e senatori; o in Teach for India, dove addirittura il 60 per cento dei fellow resta nel mondo dell’educazione, anche in questo caso con ruoli spesso importanti.
“I ragazzi possono avere vere opportunità solo se ci credono – conclude Pastorelli – Non devono pensare di essere agenti passivi del loro destino, né venire istruiti solo perché i loro genitori lo sono. Io stesso provengo da un contesto che mi avrebbe destinato ad un percorso molto diverso, ma sono uno di quei “successi” della scuola pubblica che, purtroppo, oggi, fa sempre più fatica. Durante e dopo gli studi sono comunque stato all’estero per 17 anni, ma vorrei che i giovani non dovessero per forza lasciare il loro Paese per avere successo”.
Ed è proprio qui che entrano in gioco gli italiani all’estero, ai quali si chiede di diventare “Friends of Teach for Italy”: una rete di sostenitori che credano in questa missione, persone che “ce l’hanno fatta” e che vogliano aiutare a sbloccare il diritto all’opportunità per le nuove generazioni di italiani, partendo da quelli più svantaggiati”. (aise)