Formiche.net/ Hydrogen Ready, anche l’Italia fa squadra nella rete europea del futuro – di Francesco De Palo

ROMA\ aise\ - “C’è anche l’Italia con Italgas tra gli aderenti all’iniziativa Ready4H2 (Hydrogen Ready) per proporre un approccio europeo comune con cui le società di distribuzione del gas e l’infrastruttura di distribuzione stimolano lo sviluppo del mercato dell’idrogeno. In questo modo le società di distribuzione del gas di 13 paesi europei mettono in rete know-how ed esperienza con l’idrogeno come combustibile gassoso rinnovabile con 2 macro obiettivi: proporre le modalità con cui dare vita ad un forte mercato dell’idrogeno; e costruire una visione europea di ampio respiro per adeguare le imprese di distribuzione del gas alle esigenze della neutralità climatica”. Ne scrive Francesco De Palo su “Formiche.net”, versione web dell’omonima rivista diretta da Giorgio Rutelli.
PERCHÈ L’IDROGENO
Le società di distribuzione del gas e le infrastrutture di distribuzione, in prospettiva, possono rappresentare un passe part out per produzione e consumo di idrogeno in Europa. La scelta dell’idrogeno infatti è figlia di una considerazione di base: occupa la casella di combustibile dominante per la transizione energetica nel vecchio continente. Inoltre i players europei di distribuzione del gas rappresentano un vettore fondamentale circa la crescita esponenziale del relativo mercato. Per questa ragione le società di distribuzione del gas, pur essendo legate alle singole Autorità di regolazione nazionali degli Stati membri, guardano anche al ruolo più centrale sia dell’Unione europea che delle sue istituzioni, per una serie di strategie di lungo periodo.
READY4H2
A Ready4H2, che durerà sino ad ottobre 2022, aderiscono Austria, Belgio, Francia, Germania, Danimarca, Grecia, Irlanda, Spagna, Italia, Portogallo, Slovacchia, Svezia e Repubblica Ceca. Hanno inoltre aderito le organizzazioni Energy Community Secretariat (che rappresenta i DSO delle parti contraenti della Energy Community), Eurogas, Cedec, Marcogaz, Geode, GERG e la società attiva nel settore delle piattaforme digitali, Locusview.
Il progetto prevede tre step. Il primo toccherà a 360 gradi l’intero ventaglio delle esperienze delle società di distribuzione europee nei progetti e nelle infrastrutture dell’idrogeno, con un focus mirato su come ciascuna società di distribuzione partecipa all’implementazione dell’idrogeno nel proprio paese, al fine di tararne i progressi.
In secondo luogo verrà affrontato il tema del contributo delle società di distribuzione del gas alla catena del valore dell’idrogeno, con uno sguardo di prospettiva al fine di individuare le potenzialità dei singoli. Il bagaglio delle società verrà trasformato in analisi utili alla filiera di produzione e distribuzione dell’idrogeno e, quindi, verrà stilata una roadmap su come le società di distribuzione del gas potranno essere trasformate in un’infrastruttura primaria di distribuzione dell’idrogeno in Europa.
Infine verrà valutato come le società di distribuzione del gas potranno essere vettori tra produttori di idrogeno e consumatori.
PIÙ GREEN
Il tema si intreccia, inevitabilmente, con la crisi energetica in atto che sta monopolizzando l’attenzione delle cancellerie mondiali. Alcuni esempi made in Puglia potrebbero rappresentare un interessante viatico, all’interno di un preciso trend che vede il tacco d’Italia in una posizione di avanguardia.
In primis quello legato alla Green Hydrogen Valley, un progetto targato Edison, Snam, Saipem e Alboran per produzione di idrogeno da fotovoltaico (nella misura di 300 milioni di metri cubi all’anno). In secondo luogo c’è fermento per l’avvio degli iter autorizzativi per parchi eolici off shore, senza contare i nuovi investimenti sull’idrogeno e ovviamente il gasdotto Tap.
Inoltre pochi giorni fa in occasione dell’European Ideas Lab di Milano è stato presentato da parte dei Verdi un “hydrogen park” per rimpiazzare l’Ilva a Taranto. Si tratta nello specifico di uno studio curato dall’Università La Sapienza secondo cui un polo dell’idrogeno potrebbe portare nel capoluogo jonico circa 14mila nuovi di posti di lavoro entro il 2030 e, al contempo, abbattere significativamente le emissioni. I costi di 210 milioni di euro potrebbero essere coperti con le sole risorse del Just Transition Fund dell’Unione europea”. (aise)