Gente d'Italia/ Il viaggio della regista Alicia Cano alla ricerca delle proprie radici in un minuscolo villaggio toscano - di Matteo Forciniti

MONTEVIDEO\ aise\ - “Dopo il Festival dei popoli di Firenze è arrivato un altro importante riconoscimento per “Bosco”, il documentario di Alicia Cano che racconta i ricordi di una storia di emigrazione italiana in Uruguay attraverso la descrizione di un piccolo paesino”. A parlarne è Matteo Forciniti in un articolo pubblicato dal giornale bilingue Gente d’Italia, diretto a Montevideo da Mimmo Porpiglia.
“Pochi giorni fa “Bosco” ha trionfato in Spagna ottenendo la Biznaga de Plata come miglior documentario al ventiquattresimo Festival di Malaga per la “sua capacità di costruire una storia a partire dai legami affettivi reali o immaginari nella ricerca di un legame con le sue origini”.
Il documentario della giovane regista di Salto è una coproduzione tra Italia e Uruguay - MyBossWas e Mutante Cine - frutto di 13 anni di riprese e ispirato al luogo protagonista dei racconti del nonno Orlando, un minuscolo villaggio sospeso tra Toscana e Liguria destinato a scomparire e dove il tempo sembra essersi fermato. A vivere e resistere in questo paradiso naturale incontaminato della provincia di Massa Carrara oggi sono rimaste solo 13 persone, tutti gli altri sono morti oppure sono partiti per l’America come la famiglia del nonno Orlando arrivata in Uruguay nel periodo della Prima guerra mondiale.
“Grazie ai membri della giuria per il premio e al festival per aver scommesso su questo film”, commenta Alicia a Gente d’Italia. “Questo premio lo dedico al nonno Orlando e alle protagoniste di Bosco - Rita, Gemma e Andreina - che in questi 13 anni
che mi ci sono voluti per fare il film mi hanno insegnato a costruire questo sogno preso in prestito”.
“Quando ho iniziato a girare nel 2007”, ricorda, “a Bosco vivevano 30 persone, adesso sono 13. Ho voluto mostrare come vivono le persone di fronte al tempo, al ricordo, alla perdita. Per me questo film ha significato intraprendere un viaggio alla scoperta
delle mie radici ma vuole anche trasmettere un significato di resistenza e su cosa rimane mentre le cose spariscono. I personaggi di Bosco ci insegnano a lasciare andare e a dire addio. Loro imparano e, in qualche modo, insegnano””. (aise)