GLI ITALOAMERICANI E CRISTOFORO COLOMBO: COME LE POLEMICHE INFLUENZANO IL LORO VOTO - DI ELEONORA MACCARONE

GLI ITALOAMERICANI E CRISTOFORO COLOMBO: COME LE POLEMICHE INFLUENZANO IL LORO VOTO - di Eleonora Maccarone

NEW YORK\ aise\ - Che effetto ha fatto, sugli italoamericani, la distruzione o rimozione delle statue di Colombo? Certi eventi potrebbero fargli cambiar voto nelle imminenti elezioni? Eleonora Maccarone ha chiesto ad alcuni “esperti di studi italoamericani e rappresentanti della comunità, ma anche a dei semplici cittadini, cosa pensano potrà avvenire col comportamento degli elettori di origine italiana in queste elezioni epocali. Due le domande: il voto degli italoamericani favorisce più un partito? E le recenti polemiche sull'abbattimento delle statue di Colombo e le reazioni dei politici, potrebbe influenzare il voto italoamericano?”. L'articolo è oggi in primo piano sul portale di informazione bilingue lavocedinewyork.com, diretto da Stefano Vaccara.
“Da anni ormai sono in corso polemiche contro le celebrazioni di Cristoforo Colombo e la distruzione di statue che lo raffigurano. Le critiche, avanzate da esponenti di una visione politica più liberale, si concentrano sulla storia controversa della colonizzazione degli Stati Uniti. Come effettivamente documenta la storia, i colonizzatori hanno ucciso e violentato decine di migliaia di persone che già vivevano sul territorio. Ma in tanti non credono sia corretto “prendersela” con Colombo.
In questo revisionismo dell’America, gli italoamericani si ritrovano “truffati” e, secondo loro, privati della loro storia: forse alcuni si sentono anche colpevoli, ma in molti sono arrabbiati. Nella loro prospettiva, Colombo fu semplicemente un navigatore che, nonostante non sia stato supportato da nessuno, se non dal paese dell’Inquisizione di Torquemada, ha per caso scoperto il paese d’oro. Non credono, quindi, che sia Colombo il colpevole delle violenze su cui per secoli le colonie, prima, e, poi, gli USA furono creati. Un paese costruito sulla schiavitù dovrebbe, quindi, secondo questa logica, abbattere ogni statua di presidenti come Washington e Jefferson, che possedevano schiavi e che allora avevano una concezione sui diritti umani ben diversa da quella di oggi.
Queste polemiche sono difficili da navigare. Coloro che protestano l’esaltazione di Colombo lo fanno per una questione di principio: sono stanchi di vivere in un paese che celebra coloro che hanno trattato i loro antenati come animali, piuttosto che come persone. Non si tratta dell’esploratore genovese nello specifico, ma di voler abbattere la struttura patriarcale, che vede l’uomo bianco come possessore, di diritto, di prendersi ciò che vuole.
Dall’altro, però, vi sono coloro che non credono che la storia possa essere cancellata, reinterpretandola secondo ideali moderni. L’arrivo di Colombo in America, per loro, pur avendo causato violenze, ha creato il grande paese in cui ora vivono. Le violenze esercitate sui nativi americani sono giustificate dalle usanze del tempo: si avevano altri costumi, altre concezioni del “bene e del male”, nel 1500. Se si cancella Colombo dalla storia, bisogna cancellare quasi tutti, poiché quasi nessuna figura della storia riuscirebbe a passare il test etico del 2020.
Per moltissimi italoamericani, Colombo rappresenta il più grande simbolo di continuità fra il loro paese di origine e il loro paese di nascita. E di questi simboli non ve ne sono proprio moltissimi. Parlano con orgoglio di questa figura: possono dire che i grandi Stati Uniti sono stati scoperti da un loro compatriota, che l’Italia ha giocato un ruolo fondamentale e che l’America, in un certo senso, ci è debitrice. Insomma, lo vogliono celebrare. Le recenti polemiche e atti di vandalismo contro le statue di Colombo, quindi, hanno toccato un tasto dolente. Con le elezioni presidenziali e per il Congresso, ormai a pochi giorni, ci siamo chiesti se gli italo-americani possono essere stati anche influenzati nel loro voto da queste controversie attizzate dagli ultimi eventi.
Per esempio, nel Connecticut, la città di Hartford ha rimosso la statua di Cristoforo Colombo, mossa che ha ricevuto proteste dai leader italoamericani. Ora, però, si percepiscono le ripercussioni di tale gesto sulla politica locale. Nella corsa per il terzo distretto congressuale degli Stati Uniti di New Haven, la candidata repubblicana Margaret Streicker ha appena ricevuto l’endorsement di due organizzazioni italo-americane. Il motivo? Streicker ha sostenuto un gruppo di italo-americani che hanno protestato quando la città ha rimosso la statua di Cristoforo Colombo da Wooster Square Park quest’estate, castigando Rosa DeLauro, la congresswoman democratica, che è italo-americana, accusandola di aver voltato le spalle al quartiere in cui è cresciuta e ai suoi compatrioti.
Sembrerebbe, quindi, che non pochi italo-americani si potrebbero schierare con i conservatori, perché come loro difendono la loro rabbia ad una reinterpretazione moderna di fatti accaduti secoli fa. “Gli italoamericani votano assolutamente per Trump”, dice Pasquale, amministratore del gruppo su Facebook New York Italians. “E sono sicuramente stati influenzati dalle polemiche contro Colombo. Supportano Trump per motivi di protezionismo, perché credono sia un grande imprenditore e in grado di creare molti posti di lavoro e per pagare meno tasse”.
Le statistiche sembrano corroborare le precedenti affermazioni. Come afferma Donna Chirico, professor of Psychology allo York College della CUNY e presidente di ILICA, “I numeri indicano che la maggioranza degli italoamericani ha votato per Trump nel 2016", dice Chirico. “Circa 44% per Trump, contro il 33% per Clinton. Tuttavia, essendo l’etnia “bianca” il fattore predominante, ciò è in sincronia con altre etnie bianche, come per esempio i tedeschi americani”.
I numeri sembrano quindi abbastanza chiari: “I sondaggi indicano anche che gli italoamericani tendono ad avere una percentuale più alta di elettori repubblicani e un più alto indice di disapprovazione per l’amministrazione Obama”, continua Chirico. “Quest’ultimo fatto può avere un’influenza sulle elezioni in corso. È qui che entra in gioco Rudy Giuliani, poiché ha cercato di radunare il voto italo-americano a favore di Trump”.
Riguardo le polemiche contro Colombo, Donna Chirico ritiene che vi siano problemi molto più rilevanti su cui dovrebbero concentrarsi gli italoamericani: “È un peccato che Colombo rimanga così in primo piano. Ci sono così tante altre questioni urgenti che gli italoamericani devono discutere”, afferma Chirico. “Inoltre, è fonte di divisione nella comunità italo-americana. È diventata la cartina di tornasole per la tua italianità. Non mi sorprende, però, che questa questione influenzerà molto il voto, perché quelli a favore di Colombo tendono ad essere più conservatori, mentre quelli dall’altra parte più a sinistra”.
Il professor Anthony Julian Tamburri, preside del John D. Calandra Italian American Institute al Queens College/CUNY, ritiene che non sia così semplice classificare gli italoamericani: “Da anni attendiamo studi più recenti a riguardo, ma nel 2008 sapevamo che gli italoamericani erano sostanzialmente divisi in tre modi: democratici, repubblicani, indipendenti”, dice Tamburri. “Detto questo, molti sarebbero d’accordo sul fatto che gli italoamericani tendenzialmente sono diventati più conservatori dopo la Seconda Guerra Mondiale. E questa tendenza sembra essere continuata negli ultimi dieci anni”.
Le recenti polemiche contro Colombo, però, secondo Tamburri, hanno inciso sulle tendenze politiche italoamericane: “Le polemiche intorno a Colombo e al voto si erano già verificate”. “Alcuni autoproclamati leader della comunità italo-americana hanno chiesto di votare a favore di quei candidati che hanno sostenuto Colombo e contro quelli che non lo hanno fatto”.
“A mio parere no. Non mi sembra che gli italoamericani voteranno tutti per un solo partito, perché da tempo non siamo uniti”. Così ci risponde Joseph Sciame, presidente della Sons of Italy Foundation, già national president della Order Sons and Daughters of Italy in America e vice president della St. John’s University nel Queens. “Ci sono molti italoamericani conservatori e probabilmente altrettanti liberali” continua Sciame. “I più conservatori sentono di provenire da un ricco background, fatto di duro lavoro e di dedizione ai compiti familiari, come prendersi cura del coniuge e dei figli; quindi trovano difficile rispettare coloro che possono trarre vantaggio da un sistema che fornisce agevolazioni gratis per alcuni. Dal lato liberale ci sono quegli italoamericani che ce l’hanno fatta finanziariamente e sentono di doversi prendere cura degli emarginati facendo di più. Anche quando si parla di immigrazione, molti italoamericani ritengono che i loro nonni siano venuti qui regolarmente e abbiano lavorato più duramente rispetto ai recenti immigrati. Sebbene questo non sia vero in tutti i casi, molti hanno questa credenza e si sentono orgogliosi di qualcosa che non sempre corrisponde alla verità. I conservatori innalzerebbero ovviamente un “muro” come quello creato dall’attuale presidente, mentre i liberali ritengono che questo “muro” non dovrebbe esserci. Quindi no, non credo che gli italoamericani votino in maniera unitaria per un partito piuttosto che un altro, cosa confermata anche dalle statistiche!”.
E la questione di Colombo? Potrebbe influenzare il voto italoamericano? “Sì, credo che l’abbattimento delle statue di Colombo sia stato un campanello di “allarme” per molti italoamericani e, quando il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di essere contrario, le persone si sono mobilitate; molti italoamericani con cui ho parlato lo hanno sostenuto per questo. Molti mi hanno detto “Basta”, perché ritengono che dovrebbe esserci una protesta nazionale per conoscere di più sul nostro italoamericano, Colombo. Quindi, morale della favola: Colombo era un esploratore, ha scoperto un Nuovo Mondo ed era un uomo dei suoi tempi. I libri di storia sostengono entrambe le interpretazioni del trattamento che Colombo ha riservato ai nativi americani. Un’altra cosa importante è che lui non mise mai piede in Nord America, ma solo sulle isole che cataloghiamo nella categoria delle “Americhe””. Infine Sciame conclude: “Quanto all’influenza che questo potrebbe avere sulle prossime elezioni, è possibile, ma solo, a mio avviso, perché per alcuni italoamericani è stato importante sentire il presidente dire che vuole impegnarsi a proteggere le statue, poiché l’opposizione non è mai stata chiara su fino a che punto volesse spingersi nel difendere le statue di Colombo. Credo che abbiamo bisogno di più educazione. Inoltre sei delle principali organizzazioni italoamericane si sono unite nel supportare la National Columbus Education Foundation (NCEF). Ma ammettiamolo, fa tutto parte del quadro più ampio dell’annullamento della nostra storia. Sta accadendo e, chiunque difenda questo annullamento, secondo me, è nel torto. Pertanto, il popolo italoamericano voterà per il candidato che ha forti opinioni e risolutezza di preservare la nostra storia e le statue di Colombo”.
Fred Gardaphe, professore di inglese e di studi italoamericani della CUNY e dell’Istituto italoamericano John D. Calandra, ritiene che gli italoamericani non possano essere identificati come appartenenti principalmente ad un solo partito: “In nessun modo il voto italoamericano è un voto di partito unico”, afferma Gardaphe. “Mentre ci sono molti italoamericani i cui genitori sono passati dall’essere democratici ad essere repubblicani, c’è ancora una buona parte che è rimasta nel partito democratico”.
Per quanto riguarda le controversie su Colombo, Gardaphe dice: “Chi lo sa? Il numero effettivo di italoamericani che prendono Colombo abbastanza sul serio da preoccuparsi di ciò che sta accadendo alla sua eredità e alle sue statue è, secondo la mia ipotesi, un numero molto piccolo rispetto al numero di coloro a cui invece non ne importa nulla”.
Ma uscendo dagli ambienti accademici, l’opinione cambia? Per Richard, imprenditore di 45 anni, terza generazione italo-americana e residente a Great Neck, New York, il suo voto non è definito dalle polemiche contro le statue, ma dalla situazione economica: “Nel 2016 votai Trump, principalmente perché lavoro da mattina a sera, mi guadagno i miei soldi onestamente e non voglio pagare più tasse”, ci dice Richard. “Il mio passato da immigrato, considerando che la mia famiglia è venuta qui dalla Campania, mi fa riflettere sul comportamento non corretto del presidente contro gli immigrati. Ma non è che i democratici fecero molto meglio. Quindi continuo a votare Trump”.
Per quanto riguarda le sommosse contro Colombo, Richard non ritiene che la situazione richieda di schierarsi da un parte o dall’altra: “Le polemiche sono fondate. Lo sanno tutti che i colonizzatori massacrarono i nativi americani e ovviamente non è così che si dovrebbe creare un nuovo paese”, dice Richard. “Quindi che ci siano persone a cui Colombo non piace, lo capisco. Ma capisco anche chi non vuole riscrivere o, anzi, cancellare la storia. Ma non ritengo che sia una polemica così importante abbastanza da decidere per chi votare nelle elezioni. Perlomeno non lo è per me”.
Alessandra, invece, nata a Filadelfia da madre americana e padre milanese, ha opinioni ben diverse: “Nel 2016 votai per Hillary, ora ho votato per Biden. Nessuno nella mia famiglia è repubblicano”, afferma Alessandra. “So che molti italoamericani tendono a sostenere Trump, ma credo che le mie connessioni con l’Italia mi abbiano spinta nella direzione opposta”. Alessandra, infatti, ha trascorso quasi tutte le estati della sua vita in Italia e si tiene ben informata sulla situazione del paese di origine della sua famiglia paterna.
“Il quadro politico americano mi ricorda quello italiano di ora, con figure come Salvini e la Meloni che predicano più o meno la stessa agenda di Trump”, dice Alessandra. “Lo sgretolamento a cui si è avviata la politica americana è simile a quello italiano. Mio padre è democratico da una vita e ha sempre voluto una società giusta in Italia. Voglio lo stesso per gli Stati Uniti”. Inoltre, il suo passato da immigrata, le rende “impossibile” supportare figure come Donald Trump: “Quando mio padre si trasferì negli USA, era con la promessa di arrivare in un paese meritocratico, che permetteva a tutti di farsi strada e avere successo, purché avessero determinazione. Ora questi ideali sono a rischio”.
Infine, Alessandra non ritiene che le polemiche su Colombo siano né infondate, né motivo per cambiare il proprio voto: “I colonizzatori hanno costruito questa nazione con violenze inaudite; e se coloro che sono sempre stati oppressi non vogliono vedersi sbattere in faccia la celebrazione di un evento che gli ha arrecato e tutt’ora arreca dolore e sofferenza, allora hanno ragione”.
Dal campione che abbiamo esaminato, la situazione del voto italo-americano non è ben delineata. Sarà interessante però notare, dopo i risultati delle elezioni, se in zone con prevalenza di italo-americani, dove era stata rimossa una statua di Colombo, chi tra i candidati si confermerà o salirà al Congresso, notando anche quali siano state le loro posizioni rispetto a quella rimozione”. (aise)


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