Halifax parla italiano – di Vittorio Giordano

PADOVA\ aise\ - “La comunità italo-canadese della provincia della Nuova Scozia conta oggi oltre 15 mila persone, mentre gli italiani iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, sono 476, di cui 172 ad Halifax, città-icona dell’immigrazione italiana oltreoceano. È nella capitale, infatti, che sorge il famoso «Molo 21», dal 1º luglio del 1999 Museo Nazionale Canadese dell’Emigrazione che, dal 1928 al 1971, ha accolto quasi 472 mila italiani”. Ne scrive Vittorio Giordano in questo articolo pubblicato nel numero di maggio del “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero”.
“Ma la presenza italiana in Nuova Scozia, secondo il professor Robert Buranello di Toronto, risale addirittura al XVI secolo: prima con Giovanni da Verrazzano, che nel 1566 chiamò quella terra «L’Arcadia», e poi con Samuel de Champlain che colonizzò l’area con famiglie dal cognome Chiasson, originari di Chiasso, nel Ticino, cantone svizzero di lingua italiana. Ai pionieri, seguirono migliaia di altri connazionali che nella prima ondata migratoria di fine Ottocento si insediarono nell’isola di Capo Bretone.
«Qui i primi italiani lavorarono nelle miniere di carbone e nelle acciaierie», ci racconta Evo Di Pierro, originario di Chieti, co-autore del libro Italian Lives, Cape Breton memories. «L’80 per cento veniva dalla provincia di Treviso – aggiunge Rodolfo Meloni, originario di Cagliari, console onorario d’Italia ad Halifax –. Dopo la Guerra dei Boeri in Sudafrica, due militari italiani che avevano combattuto per i sovrani britannici furono premiati con alcuni ettari di terreno a Capo Bretone, dove portarono altri compaesani».
«Poi ci furono altre due ondate migratorie, prima e dopo la Seconda guerra mondiale – prosegue Di Pierro – con un gran numero di abruzzesi che attraversarono l’Oceano Atlantico negli anni Sessanta. Oggi ci sono due Associazioni (The Dominion Italian Community Club, a Dominion, e la Cape Breton Italian Cultural Association di Sydney) – che rappresentano circa 3 mila italo-canadesi».
Il cuore pulsante della comunità italiana in Nuova Scozia resta Halifax dove, dal 1974, opera l’ICCA, l’Italian Canadian Cultural Association, organismo senza scopo di lucro che offre corsi di lingua italiana e fornisce uno spazio dove i suoi membri, circa 500, possono socializzare. Meloni è uno dei fondatori: «Mentre a Montréal trevisani, veneti, romani o calabresi hanno la propria associazione – racconta il diplomatico in pensione – qui c’è l’ICCA che riunisce tutti».
«Nonostante 8.190 persone si identifichino come italiani nella capitale, solo 1.220 dicono di parlare la lingua a casa», ci spiega Nancy Spina, nata ad Halifax, cresciuta a Palermo, dal 2010 nella sua città natale, dove oggi insegna Studi di genere alla Mount Saint Vincent University. Spina è anche vicepresidente dell’ICAA (presieduta da Roberto Sani), ente gestore della Scuola di Lingua italiana che è passata dai 21 iscritti del 1976 ai circa 200 egli ultimi anni, tra bambini, ragazzi e adulti. «Inoltre l’ICAA organizza tante altre attività: rassegne cinematografiche, cene domenicali, mostre, corsi di cucina, le feste di Capodanno e Carnevale, la Festa dei Cacciatori e il famoso “Italian weekend” a inizio settembre».
«Siamo una piccola comunità che ha saputo adattarsi a questa parte del Canada – sottolinea Spina – negoziando la propria identità in maniera più fluida, lavorando sodo, quasi mai con altri italiani, tanto che tutti parlano benissimo l’inglese, e ci sono molti più matrimoni misti. Eppure è riuscita a costruire un Centro che riunisce tutti gli italiani in città. E continua a trasmettere la cultura italiana ai giovani italo-canadesi, e a far conoscere la bellezza della nostra storia ai canadesi»”. (aise)