Il cittadino canadese/ Un Senato indipendente e multietnico per un Canada migliore – di Tony Loffreda

MONTREAL\ aise\ - “Lo scorso 23 novembre, il Senato ha fatto da sfondo alla cerimonia di apertura della 44esima legislatura del Parlamento canadese. Modernissima e all'avanguardia, inaugurata nel 2019 dopo i lavori di ristrutturazione, la Camera Alta ha accolto Sua Eccellenza l'Onorevole Mary Simon, Governatrice Generale del Canada, il Primo Ministro ed altri dignitari in occasione del “Discorso dal Trono”. A detta di tutti, è stato un giorno importante, in particolare per i popoli indigeni, poiché la prima persona indigena del Canada a servire come rappresentante della Regina ha letto l'agenda del governo e le priorità legislative per la prossima sessione parlamentare. La sua nomina, la scorsa estate, va oltre il simbolismo e la novità, visto che ha dedicato tutta la sua vita alla riconciliazione, e so che continuerà a farlo anche nel suo nuovo ruolo”. Così scrive il senatore italo-canadese Tony Loffreda sulla rubrica che cura per il “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
“Alcuni potrebbero chiedersi come mai il Discorso, che viene letto dal Governatore Generale, ma preparato dall'Ufficio del Primo Ministro, viene pronunciato nell'Aula del Senato. Costituendo l’agenda del governo, potrebbe sembrare più appropriato che fosse letto nella Camera dei Comuni dai componenti del governo, come succede per la presentazione della manovra finanziaria.
Tuttavia, in quanto monarchia costituzionale e democrazia parlamentare, abbiamo adottato molte tradizioni dai nostri cugini britannici e dal sistema di Westminster. Il Discorso non si tiene alla Camera dei Comuni perché, per tradizione, alla Regina ed ai Senatori è vietato entrare nella Camera Bassa, il che spiega perché i troni – i veri seggi su cui siederebbe il monarca – si trovano al Senato.
In effetti, la stessa regina Elisabetta II si è seduta sul suo trono canadese in due occasioni, nel 1957 e nel 1977, per pronunciare il “Discorso dal Trono”.
L'apertura dei lavori parlamentari ha rappresentato anche la prima occasione per presentare formalmente otto nuovi senatori nominati all'inizio dell'estate, tre dei quali del Québec. Con queste ultime nomine, ora sono 57 su 93 i senatori nominati al Senato su proposta del Primo Ministro Trudeau, grazie ad un processo indipendente e apartitico attraverso il quale un organo consultivo esamina le domande in base al merito ed ai requisiti costituzionali.
Quello che alcuni esperti all’inizio hanno definito come “l'esperimento del Senato di Trudeau", a mio modesto parere, ha reso l'istituzione più forte, più indipendente e influente, e in grado di servire meglio i Canadesi. Ed i Canadesi la pensano allo stesso modo. In un sondaggio Nanos commissionato dalla mia collega Donna Dasko all'inizio di quest'anno, la stragrande maggioranza dei cittadini è a favore di un Senato più indipendente, apartitico e composto da Senatori nominati attraverso questo nuovo sistema.
Oggi, l'80% dei Senatori siedono come membri indipendenti, non affiliati a un gruppo o partito politico - una vera testimonianza dell'approccio sensato e di successo del Primo Ministro Trudeau verso un Senato indipendente.
Come in tanti probabilmente già sanno, il Senato è stato originariamente creato per garantire una migliore tutela degli interessi regionali, dei diritti linguistici e religiosi, oltre a rappresentare un contrappeso rispetto al governo ed alla Camera dei Comuni. Questa responsabilità prosegue anche oggi e, nel corso degli anni, si è allargata fino a comprendere i diritti di tutte le minoranze in generale. I Senatori hanno la responsabilità di essere la voce di chi è senza voce. Ci sono, poi, Senatori provenienti da tutto il mondo, originari cioè di paesi come Pakistan, Uganda, Zimbabwe, Iran e Vietnam, solo per citarne alcuni. Inoltre, al Senato abbiamo quasi raggiunto la parità di genere: 46 Senatori su 93, infatti, sono donne.
Quasi il 12% dei Senatori si identifica come indigeno. Questa è una grande notizia e i Canadesi dovrebbero essere orgogliosi che il Senato stia diventando sempre più un riflesso del mosaico culturale e del panorama demografico del Canada. La diversità dell'attuale composizione del Senato costituisce un patrimonio di conoscenze ed esperienze che contribuisce ulteriormente al nostro lavoro di tutela e promozione dei diritti delle minoranze.
Il nuovo Parlamento sarà certamente uno tra i più entusiasmanti e imprevedibili a causa, in parte, del suo status di minoranza. Con la tabella di marcia indicata nel “Discorso del Trono”, ora i liberali devono mettersi al lavoro per realizzare la loro ambiziosa agenda legislativa, mentre ci stiamo lentamente riprendendo dalla pandemia e dalle difficoltà economiche degli ultimi 20 mesi.
Senza fare dell’ostruzionismo, ma con spirito pratico, mirato e strategico, so che i Senatori sono pronti a discutere, considerare e migliorare la legislazione per tutti i Canadesi, in particolare le minoranze, conducendo allo stesso tempo studi approfonditi su questioni di importanza nazionale nella speranza di influire sulle future iniziative politiche”. (aise)