IL CONGRESSO ITALO-CANADESE TUONA: “BASTA PREGIUDIZI!” – DI VITTORIO GIORDANO

IL CONGRESSO ITALO-CANADESE TUONA: “BASTA PREGIUDIZI!” – di Vittorio Giordano

MONTRÉAL\ aise\ - “Il Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi, regione Québec, torna ad alzare la voce contro gli organi di informazione canadesi, che ancora una volta sono caduti nella trappola dei luoghi comuni e dei pregiudizi, associando la Comunità italiana tout court al crimine organizzato. Come se tutti i mafiosi fossero italiani o, peggio, come se tutti gli italiani fossero mafiosi. Un’associazione linguistica, concettuale e culturale semplicistica, superficiale, fuorviante e inaccettabile”. Così scrive Vittorio Giordano che sul nuovo numero del “Cittadino canadese”, commenta lo scivolone di Presse Canadienne e la reazione del Cnic.
“Il Congresso ha condannato con veemenza, stigmatizzando un articolo apparso il 13 maggio scorso sulla Presse Canadienne, l’agenzia di stampa nazionale, poi rilanciato da altre testate, dove si fa esplicita allusione alla “Mafia italiana” e ai luoghi frequentati dalle “organizzazioni criminali italiane”.
Il Congresso ha così deciso di inviare una lettera all’editore della Presse Canadienne - The Globe and Mail, Power Corporation of Canada, Torstar - mettendo in chiaro le cose: “Dovete sapere – recita la missiva del Congresso a firma del presidente Antonio Sciascia – che, amalgamando gli ‘italiani’ alla ‘mafia’ o al ‘crimine organizzato’ o parlando di ‘organizzazioni criminali italiane’ non fate altro che causare un pregiudizio nei confronti della quasi totalità degli Italo-Quebecchesi che non hanno niente a che fare con la mafia. Per di più, in questo modo non fate altro che rafforzare dei vecchi stereotipi odiosi, offensivi e derisori, che minacciano il rispetto della dignità e della buona reputazione della nostra Comunità”.
Un’idea condivisa – fa notare il Congresso, citando passaggi di una lettera del 15 aprile 2014 – anche da Éric Trottier, ex-vicepresidente all’informazione e vicedirettore de ‘La Presse’, nonché dalla stessa GRC, Gendarmeria Reale del Canada, che si è scusata per aver scelto ‘Clemenza’ come titolo di una sua inchiesta criminale, anche qui attraverso una missiva del 23 giugno 2014 a firma del commissario François Deschênes.
Il Congresso, infine, cita la Carta quebecchese dei diritti e delle libertà della persona: “Tutti gli individui hanno diritto alla salvaguardia della loro dignità, del loro onore e della loro reputazione”.
“Ci auguriamo – conclude l’Organismo che rappresenta oltre 300 mila italo-quebecchesi – che per il futuro prendiate le giuste misure preventive, al fine di evitare l’uso di questi vecchi stereotipi negativi e inappropriati”.
Per conoscenza, il Congresso ha inviato la stessa lettera di protesta al Primo Ministro del Québec François Legault, alla Ministra della Sicurezza Pubblica Geneviève Guilbault, al direttore generale della polizia di Laval Pierre Brochet ed al direttore generale della polizia di Montréal Sylvain Caron. Nel mirino anche un altro articolo, questa volta pubblicato sul quotidiano Journal de Montréal: “Constatiamo con rammarico – recita un’altra lettera del Congresso sempre a firma del presidente Antonio Sciascia e indirizzata alla presidente e direttrice Lyne Robitaille, oltre che all’editore Pierre-Karl Péladeau, per conoscenza – che il vostro giornalista Éric Thibault, è recidivo in un articolo uscito il 14 maggio 2019 dal titolo “Scène criminelle: série noire laissant présager une été chaud”.
Articolo in cui l’estensore ha usato l’espressione fuorviante “mafia italiana”, dopo che il Congresso aveva stigmatizzato un altro pezzo dello stesso giornalista, pubblicato il 13 luglio 2018.
Il Congresso alza ancora la voce e fa bene. Gli italo-canadesi meritano rispetto: tolleranza zero per i pregiudizi di matrice etnica!”. (aise) 

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