IN CHE MODO LA PANDEMIA INFLUENZERÀ LE PROSSIME VOTAZIONI IN SVIZZERA? – DI DOMHNALL O’SULLIVAN

IN CHE MODO LA PANDEMIA INFLUENZERÀ LE PROSSIME VOTAZIONI IN SVIZZERA? – di Domhnall O’sullivan

BERNA\ aise\ - “Il coronavirus ha costretto la Svizzera, così come la maggior parte dei Paesi, a una nuova realtà, anche a livello politico. Il 27 settembre, il popolo si esprimerà su cinque oggetti in votazione federale. La pandemia ha già avuto ripercussioni sulla campagna elettorale e sul modo in cui i temi in votazione sono percepiti dai cittadini”. Ne scrive Domhnall O’Sullivan su swissinfo.ch, quotidiano online plurilingue edito a Berna.
“Il Parlamento ha interrotto la sua sessione primaverile con lo scoppio della pandemia, in quanto incapace di garantire il distanziamento sociale. Il governo federale ha preso il controllo della risposta alla crisi, restituendo solo di recente il potere ai Cantoni. E le votazioni federali previste per maggio sono state posticipate.
Ora che la pratica democratica delle votazioni dovrebbe ritrovare la normalità il 27 settembre, in che misura il coronavirus continuerà a incombere sul processo e sui risultati alle urne?
ORGANIZZAZIONE – COME AL SOLITO
La Cancelleria federale, responsabile del coordinamento delle votazioni federali, ha inserito solo due brevi citazioni relative al Covid-19 nelle istruzioni ufficiali che ha inviato alle autorità cantonali il 1° luglio.
Nella circolare, scrive che i Cantoni dovrebbero garantire che il materiale di voto per corrispondenza venga inviato agli svizzeri che vivono all'estero il più presto possibile, poiché "le spedizioni all'estero potrebbero richiedere più tempo per giungere a destinazione a causa della pandemia". In seguito, indica semplicemente che si deve tener conto delle norme igieniche e delle distanze sociali al momento di organizzare il voto.
Beat Furrer della Cancelleria federale spiega che si è giunti a queste scarne direttive dopo aver consultato i Cantoni nel mese di giugno. "Se il numero dei casi si dovesse stabilizzare e se le misure di protezione dovessero mantenersi ai livelli attuali, i Cantoni non intravedono rischi o sfide significative per quanto riguarda la corretta organizzazione del voto", afferma.
Anche prima della pandemia, aggiunge, in molti Cantoni il 90% delle schede elettorali è stato spedito per posta, una situazione che non verrà influenzata eccessivamente dalle misure anti-coronavirus.
A livello cantonale, Alexander Locher del Dipartimento di giustizia di Zurigo afferma che è ancora troppo presto per prevedere come sarà la situazione pandemica in settembre. Si tratta di vedere come si svilupperanno i numeri. Il Cantone di Berna ha comunicato di non aver ancora finito di pianificare l'eventuale adozione di misure speciali.
Nel frattempo, nel piccolo Cantone di Glarona, un sistema di voto unico richiede misure uniche: alla prossima Landsgemeinde - una votazione di massa all'aperto alla quale parteciperanno fino a 9'000 aventi diritto di voto - le mascherine saranno obbligatorie e tutti i partecipanti dovranno sottoporsi a un rilevamento della temperatura. Chi avrà più di 38°C sarà invitato a tornare a casa.
CAMPAGNA - NON COSÌ OPPORTUNISTICA
Per quanto riguarda la campagna elettorale, l'attività politica è attualmente piuttosto tranquilla in Svizzera. È il momento delle ferie estive e molti sono andati in vacanza. Per le strade della capitale Berna non si vede alcun manifesto elettorale.
Tutto questo è normale, secondo Mark Balsiger, un esperto osservatore delle votazioni che sta conducendo la campagna 'Courage Civil' (coraggio civile) contro l'iniziativa per la limitazione dell'immigrazione dall'Unione Europea. I dibattiti, prevede, inizieranno ad accendersi a metà agosto, prima di raggiungere il culmine all'inizio di settembre.
Ma sebbene durante la pandemia ci sia stato un massiccio aumento del consumo di media, l'attenzione della gente si è concentrata molto sulla malattia e sulle sue contromisure, piuttosto che sugli oggetti in votazione a settembre, rileva Balsiger.
Questo potrebbe significare che i cittadini sono meno consapevoli della posta in gioco, soprattutto quando si tratta dell'iniziativa anti-immigrazione, osserva.
Balsiger rammenta la storica decisione del 1992 - quando la Svizzera ha rifiutato per pochi voti l'adesione allo Spazio economico europeo - e del 2014, quando un'altra iniziativa anti-immigrazione è stata approvata, anch'essa per pochi voti di scarto. In entrambe le occasioni, la campagna elettorale e la copertura mediatica si erano intensificate molto prima delle votazioni, le quali avevano suscitato una grande affluenza alle urne, soprattutto nel 1992.
Tuttavia, il politologo e il suo team si attengono in gran parte al modo consueto di fare campagna. La Svizzera non è un paese di manifestazioni politiche di massa e il metodo rimane principalmente quello della promozione digitale, delle campagne mirate tramite e-mail e dei manifesti affissi in luoghi pubblici quali le stazioni ferroviarie. Nulla che il Covid-19 possa influenzare.
Balsiger non ha intenzione di sfruttare il coronavirus a suo favore. La pandemia e la mancanza di copertura mediatica "non hanno giovato a nessuna delle due parti" e non devono essere tra gli aspetti principali. Il governo, che a giugno ha rilanciato la sua campagna contro l'iniziativa, sta inoltre incentrando il suo argomento sull'importanza dei legami economici tra la Svizzera e l'UE.
E finora, nemmeno i favorevoli all'iniziativa hanno tirato in ballo il Covid-19 come argomento.
L'Unione democratica di centro (destra conservatrice), all'origine dell'iniziativa, si è finora attenuta alla sua posizione di voler evitare la sovrappopolazione. La pandemia non è menzionata da nessuna parte nelle 15 argomentazioni principali del partito a favore dell'iniziativa.
L'Azione per una Svizzera indipendente e neutrale, l'altro gruppo che sostiene l'iniziativa, fa un unico riferimento al Covid-19 sul suo sito Internet. Scrive che la "crisi del coronavirus" mostra chiaramente come la situazione della libera circolazione con l'UE sia "l'approccio sbagliato".
ELETTORI - PANDEMIA NELLA MENTE
Se il virus non è (ancora) un importante argomento di campagna elettorale, questo non significa che non avrà un impatto sull'umore e sul comportamento degli elettori.
L'analista politico Nenad Stojanovic si chiede se un nuovo "senso di insicurezza" aumenterà le possibilità che gli elettori accettino il credito di 6 miliardi di franchi per l'acquisto di nuovi aerei da combattimento, un altro oggetto in votazione federale il 27 settembre. Ritiene inoltre che il lockdown abbia aumentato l'importanza - reale e simbolica - dei confini in seno alla popolazione. "Possiamo quindi facilmente immaginare che l'iniziativa [sull'immigrazione] abbia più possibilità a settembre di quante ne avesse a maggio", scrive.
Stojanovic sottolinea però anche che l'improvvisa chiusura delle frontiere questa primavera potrebbe aver messo in evidenza i benefici della libera circolazione, con molti elettori che forse sono più propensi a percepire la proposta dell'UDC come un passo indietro. Potrebbero anche essere reticenti a sostenere un intervento che potrebbe danneggiare l'economia in un momento così delicato.
Stefanie Walter, docente dell'Università di Zurigo, sostiene questa seconda ipotesi. Nell'ambito del suo progetto 'Politica di massa della disintegrazione', ha condotto un'indagine tra la popolazione svizzera sia prima che durante l'emergenza di Covid-19. Ha scoperto che i sostenitori all'iniziativa hanno perso terreno durante la pandemia. Nel novembre 2019, rappresentavano il 40,3% dell'elettorato. A maggio 2020 erano scesi al 37,6%.
Secondo Walter, non è chiaro se il coronavirus abbia avuto un'influenza diretta sui risultati. Tuttavia, la sua indagine evidenzia che gli svizzeri sono soddisfatti del governo (lo afferma l'82,1% degli intervistati) e di come ha gestito la pandemia. Sono anche abbastanza soddisfatti dell'economia (62,1%), nonostante l'impatto del lockdown. Quindi, quando si tratta dell'Europa, Walter ritiene che gli elettori diffideranno dei grandi cambiamenti.
"La crisi ha evidenziato che alla gente piace lo status quo" e "che è contenta di ciò che ha", osserva Walter. Una considerazione corroborata da indagini psicologiche effettuate durante la pandemia, le quali hanno rilevato che le emozioni positive di soddisfazione e gratitudine tra la popolazione sono aumentate più fortemente dei sentimenti negativi di impotenza e paura.
Stefanie Walter ritiene che, per quanto riguarda l'Europa, tutto ciò fa pensare che gli svizzeri non vogliano cambiare una situazione che, per loro, ha finora funzionato in modo fantastico.
Mark Balsiger, lo stratega della campagna, è sulla stessa linea. I manifesti che il suo team ha presentato la settimana scorsa raffigurano un ponte ferroviario dall'aspetto cupo e in rovina, con sotto lo slogan "Rompere i ponti verso l'Europa? No".
Insieme a gran parte degli oppositori all'iniziativa, Balsiger punta sul fatto che gli elettori rafforzano il pragmatismo svizzero e l'avversione al cambiamento durante la pandemia. "A causa del Covid-19, non c'è tempo per la sperimentazione", dice”. (aise) 

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