IN SALVO UN FRAMMENTO DI STORIA ITALIANA IN KENYA - DI FREDDIE DEL CURATOLO

IN SALVO UN FRAMMENTO DI STORIA ITALIANA IN KENYA - di Freddie del Curatolo

foto Paolo Torchio

MALINDI\ aise\ - “Una lieta notizia per gli italiani in Kenya e la loro memoria, proprio alla vigilia delle celebrazioni che, come ogni anno, hanno rievocato la prigionia dei nostri connazionali in Kenya al Sacrario della Consolata di Nyeri. Ne avevamo parlato alcuni mesi fa, dopo la dolorosa denuncia dello studioso italiano Aldo Manos, curatore del sito prigionieriinkenya.org e autore dell’interessante libro “Campo 360 Ndarugu”. Durante un sopralluogo con il fotografo Paolo Torchio e Magalì Manconi al monumento eretto dai nostri connazionali durante la prigionia nell’omonimo campo dell’esercito britannico non lontano da Nairobi la scoperta: il monumento era stato quasi completamente distrutto e i suoi resti giacevano sconsolatamente in un terreno sempre più minacciato da cave e lottizzazioni. Nei giorni scorsi il Comites Kenya, con il patrocinio dell’Ambasciata Italiana, ha messo in salvo l’ultimo grosso frammento esistente di quel monumento, simbolo della nostra storia, del talento e dell’operosità in questo Paese”. A darne notizia è Freddie del Curatolo su malindikenya.net.
“Ci sono voluti due giorni di reiterati tentativi per sollevare e trasportare in luogo sicuro le quasi 12 tonnellate di pietra e cemento che compongono il frammento principale del monumento costruito dai prigionieri di guerra italiani in Kenya. Mercoledì notte si è felicemente conclusa la complessa operazione sponsorizzata ed organizzata dal Comites Kenya.
Con la supervisione dello stesso Manos e l’aiuto di Torchio, che è anche segretario del Comites, e di Magalì Manconi, il moncone principale del monumento con bassorilievi raffiguranti emozionanti scene di guerra, precedentemente vandalizzato e quasi completamente demolito ad opera di ignoti, è stato deposto nel giardino del Sacrario della chiesa della Consolata di Nyeri. D'ora in poi lo si potrà ammirare, bisognoso di restauri ma ormai al sicuro ed inamovibile, nel prato sul lato sinistro della facciata della chiesa.
“L'intento era quello di poterlo avere in loco in tempo utile per l'annuale celebrazione - spiega Torchio a malindikenya.net - e nonostante gli strenui tentativi da parte del monumento stesso di non lasciare il suo luogo di origine, così è stato fatto. Sono stati infatti necessari due giorni di sforzi, e l'intervento di tre diverse gru per sradicare e sollevare da terra il massiccio blocco di pietre e cemento, e quasi cinque ore per percorrere la strada da Thika a Nyeri, affrontando a passo di lumaca le interminabili salite che portano alla sede montana della Consolata, dove l'operazione si è felicemente conclusa in tarda serata. Dobbiamo ringraziare il signor Michael Reale per aver organizzato i mezzi necessari, ed un ringraziamento particolare va anche a Padre Boniface Mwangi (diretto responsabile dell'area del Sacrario) il quale ha pazientemente sopportato che una parte delle sue magnifiche siepi ed il curatissimo prato venissero purtroppo inevitabilmente vandalizzati da noi, rozzi operai, e dai mezzi pesanti utilizzati durante questa impegnativa operazione. Un grazie anche a tutti gli altri Consiglieri Comites che, seppur senza prendere fisicamente parte all'operazione, hanno supportato la stessa con attiva e gradita partecipazione”. (aise) 

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