INSIEME A CASA SERENA, IN QUARANTENA DURANTE LA PANDEMIA – DI ALESSANDRO PARODI

INSIEME A CASA SERENA, IN QUARANTENA DURANTE LA PANDEMIA – di Alessandro Parodi

JOHANNESBURG\ aise\ - “Mentre il Sudafrica si avvicina al picco della pandemia di Covid-19, la nostra comunità affronta un momento difficile. Molti indigenti e anziani italo-sudafricani sono costretti all’isolamento, lontano dai propri cari e privi di supporto o sostentamento in un momento che passerà alla Storia come un tragico cataclisma su scala globale”. Ne scrive Alessandro Parodi su “La voce del Sud Africa”.
Il Covid-19 a Casa Serena
Non fanno eccezione gli ospiti delle strutture assistenziali e delle case di riposo. A Casa Serena, un inaspettato focolaio del virus ha colpito i residenti e lo staff nonostante le meticolose precauzioni prese già a partire da marzo. Alcuni dei 64 residenti del centro anziani di Bedfordview sono risultati positivi al virus, alcuni ne sono stati vittime. “Purtroppo ogni inverno le Case di Riposo sostengono numerose perdite dovute a cause naturali, ma questa è stata una concentrazione di morte”, ha dichiarato il manager di Casa Serena Mario Serra.
Alcune testate locali e internazionali hanno pubblicato un’inchiesta su Casa Serena, prodotta dall’agenzia stampa AFP. Potete leggere la versione pubblicata dal Citizen qui.
Assieme alla moglie Luisa, alla matron Margaret Humphreys, a volontari e impiegati instancabili, Serra ha fatto fronte alla sventura con incredibile dedizione e ottimismo. “Tutte le mattine chiedo al mio staff di guardare tra le fronde del nostro giardino e aspettare il sorgere del sole. Ultimamente, il sole che spunta è un sole freddo”, osserva Serra. Ma poi aggiunge “i pazienti di Casa Serena sono la nostra famiglia. Qui sono al sicuro e trattati bene da uno staff incredibile. Alcuni dei quali, me incluso, sono risultati positivi, ma ci siamo ripresi e siamo tornati ad essere negativi, osservando le regole. Lo rifarei senza dubbio”.
UNA QUARANTENA NECESSARIA
A partire da marzo, il Presidente di Casa Serena, Sabatino Minucci, il rappresentante del Com.It.Es. Giuseppe Berinato, il Direttore M. Serra con la Matron M.Humphreys e il dottor John Da Silva hanno formato un Comitato Covid per sostenere il personale e i residenti in ogni forma di emergenza che si fosse resa necessaria. In loro sostegno si sono schierati l’Ambasciatore d’Italia a Pretoria Paolo Cuculi, il Console Generale d’Italia a Johannesburg Emanuela Curnis, che segue con zelo la situazione di Casa Serena, e il consigliere del CGIE Grande Ufficiale Riccardo Pinna.
“PIÙ SICURI CHE A CASA”
È grazie all’immediata risposta dei gestori e degli specialisti della casa di riposo se il focolaio è sotto controllo e i residenti sono “più sicuri che a casa dei propri familiari”, come osserva la matron Humphreys. “Qui curiamo i sintomi, perchè alcuni dei nostri ospiti sono particolarmente deboli. Siamo molto attenti. Dall’inizio dell’inverno diciamo a tutti di rafforzare il proprio sistema immunitario e abbiamo dispensato a tutti l’apposito vaccino antinfluenzale oltre che specifiche vitamine”.
“Chiunque si può ammalare, specialmente gli anziani”, nota Rita Bellini, il cui padre è nel centro fragili della Casa, “ma qui sono protetti dall’esterno, curati e sottoposti ai test necessari. Se succede qualcosa, la famiglia riceve informazioni ed è al corrente di tutto. Sono molto contenta che mio papà sia qui”.
“Di sicuro ci siamo spaventati quando la mamma è risultata positiva”, afferma commosso Ian Boyd. “Siamo riusciti a sostituire il suo concentratore di ossigeno per la broncopneumopatia. I responsabili hanno fatto la cosa giusta a mandare lo staff a casa per guarire, perchè sono stati in prima linea per mesi. Non ho potuto vedere mia madre per più di novanta giorni, poterle parlare di nuovo è stata un’emozione indescrivibile”.
CONTROLLI E SCREENING TUTTI I GIORNI A CASA SERENA
“Nessuno può dire come sia entrato il Covid”, aggiunge Boyd. “I protocolli sono rispettati, controllano la temperatura e fanno tutti gli screening necessari con tutto il personale. Ma ovviamente dopo 90 giorni di esposizione al pericolo non dev’essere facile per il personale tutto. Mi tolgo il cappello per il lavoro straordinario che hanno fatto, non sono qui per soldi ma per la loro natura altruista. È questo che rende questo posto così speciale, non devono sforzarsi per fare la cosa giusta”.
Rosa Cappa, 93, aggiunge: “No, non voglio andare a casa! Qui sono a Casa, qui c’è la mia famiglia, qui sono guardata e mi sento al sicuro. Mario e Luisa per me sono ormai dei figli!”
LONTANI DAI PROPRI CARI
La solitudine e la restrizione alle proprie libertà sono tanto necessarie quanto difficili da accettare per molti dei residenti. L’interruzione delle attività di gruppo come i giochi e la chiesa domenicale, il fermo alle visite e la chiusura dei cancelli mettono tutti a dura prova. “La vita è cambiata”, ammette Esterina Satori. “Le cose non sono come prima, le attività sono ridotte. Ora posso solo stare a letto”. Sartori e gli altri residenti i riescono però a comunicare con la famiglia utilizzando il proprio telefono o quello della Casa o anche del personale, mentre alcuni utilizzano un tablet o i computer della struttura. “Abbiamo appena fatto una chiamata FaceTime con tutti i parenti”, spiegano le figlie, che hanno avuto una rara opportunità di spendere un prezioso quarto d’ora con la madre.
La pandemia sta raggiungendo apici incontrollabili in Sudafrica, ma la realtà di Casa Serena può portare speranza a tutti gli italo-sudafricani. Per dirla con le parole del manager Mario Serra, il sole spunterà di nuovo tra gli alberi, e sarà un sole caldo e ristoratore”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi