La voce di New York/ Negli Usa, Canada e Centro America primo il Pd ma l’astensione dilaga – di Stefano Vaccara

NEW YORK\ aise\ - “Giorgia Meloni con l’alleanza di Centro-Destra (Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia) ha vinto nettamente un’elezione dove però il primo partito che prevale in assoluto non ha la fiamma nel simbolo ma è quello che gela il sistema democratico italiano: il partito di chi non è andato a votare conta circa il 36% degli italiani. Meloni orgogliosa si prepara ad entrare nella storia come la prima donna capo di un governo italiano e ieri notte, nel celebrare la vittoria ma riconoscendo il grave problema della massa d’Italiani che si è astenuta, ha usato i toni giusti: “Se vuoi entrare nella storia devi capire le responsabilità…. di governare per tutti gli italiani”. In un momento molto difficile anche sul fronte internazionale, sono parole sagge che, speriamo, siano seguite dai fatti”. Così scrive Stefano Vaccara, direttore de “La voce di New York”, che oggi pubblica sul quotidiano online l’analisi del voto nella ripartizione America Centrale e Settentrionale.
“Qui vogliamo analizzare il voto all’estero, che ancora una volta è interessante quanto preoccupante nel suo risultato statistico complessivo. Si inverte la tendenza rispetto all’Italia, con il PD che da solo, batte all’estero la coalizione di centro destra, e si conferma la prima scelta sia alla Camera che al Senato per chi vive fuori dai confini della madrepatria. Ma l’astensione all’estero sale e diventa ancora più traumatica di quella all’interno dei confini d’Italia. All’estero il 73% degli aventi diritto non ha votato. Nella ripartizione Centro—Nord America, è andata ancora peggio: gli astenuti sono il 79%.
Nella nostra ripartizione Centro-Nord America per lo scranno più ambito, quello al Senato, vince la già deputata del PD pei due legislature Francesca La Marca. La professoressa universitaria di letteratura nata in Canada da genitori siciliani, ha vinto contro un avversario temutissimo: Vincenzo Arcobelli di Fratelli d’Italia. L’ex pilota e addestratore militare residente da anni in Texas, attivo militante di destra fin dai tempi in cui Mirko Tremaglia organizzava i comitati tricolore nel mondo, ha sì raccolto tanti voti (8.257 voti in 189 sezioni su 190) ma non abbastanza per superare quelli ottenuti della neo senatrice La Marca, che tra Canada, Stati Uniti, Messico e i restanti paesi del centro America ne ha conquistati oltre mille in più: 9,882.
Da notare, in questa netta vittoria della candidata al Senato del PD (il suo “compagno” di lista, il medico di Filadelfia Pasquale Nesticò, ha raggiunto comunque un onorevole risultato con 4352 preferenze) che La Marca questa volta ha raccolto i suoi voti in modo più distribuito tra i territori della sconfinata circoscrizione elettorale. Infatti la neo senatrice preso 4137 voti nel suo Canada, ma ben 5.063 negli Stati Uniti (aggiungendo i 600 ottenuti in Messico e in America centrale). Ovviamente la corsa per il Senato, ancora più che alla Camera, obbligava tutti i candidati a essere competitivi nell’intera ripartizione. E questa volta La Marca, che appariva in passato troppo dipendente dal solo grande bacino di voti del Canada, ha superato la prova vincendo sul temuto avversario di Fratelli d’Italia che, invece, in Canada ha preso meno della metà dei consensi raccolti negli USA.
I due seggi in palio alla Camera sono andati rispettivamente uno al PD con Christian di Sanzo e uno ancora ad un candidato di Fratelli d’Italia, Andrea Di Giuseppe (in coalizione con FI-Lega) che è quello che ha raccolto il maggior numero di voti.
Praticamente al fotofinish la corsa nel PD, con Christian Di Sanzo che con 5.806 voti supera Vera Rosati che ne totalizza 5.746, con subito dietro Michela Di Marco con 4.949 voti mentre resta staccato il “newyorkese” Gianluca Galletto con 2236 preferenze. Se questo conteggio verrà confermato, date le poche decine di voti di differenza e non sarà richiesto il riconteggio, l’affermazione dell’ingegnere-manager Di Sanzo, residente in Texas ma con trascorsi anche a Boston e in California, risulterà definitiva ma anche “fortunata” perchè le due candidate del PD, Rosati e Di Marco, dividendo la loro vasta riserva di voti canadesi hanno fatto perdere al Canada quel controllo sul seggio della Camera per il Centrosinistra, che durava dall’inizio del voto per gli italiani all’estero.
Più facile nei numeri la corsa di Andrea Di Giuseppe di Fratelli d’Italia che conquista 6820 voti e strappa il seggio alla deputata Fucsia Nissoli, candidata da Forza Italia nella stessa lista che si ferma a 4267. Terzo Federico Felli della Lega raccoglie 2958, mentre Antonio Zara si ferma a 1541.
Di Giuseppe, designer romano residente in Florida e già presidente del Com.It.Es, ha battuto l’esperta deputata Nissoli appoggiata apertamente da Silvio Berlusconi che aveva già vinto due volte il seggio alla Camera, la prima volta con grande sorpresa addirittura nella “piccola” lista Monti per poi migrare in Forza Italia. Ma questa volta Nissoli non è riuscita a raccogliere abbastanza voti in Canada (solo 1270 facendosi superare anche lì da Di Giuseppe che ha raccolti 1662) mentre si è fatta quasi “doppiare” negli Stati Uniti dal candidato di Fratelli d’Italia che ha preso 4541 voti negli USA mentre Nissoli si è fermata a 2530.
Gl altri risultati ci dicono che nel Nord-Centro America il MAIE (Movimento Associativo Italiani Estero) è il terzo partito ma non sfonda come invece è avvenuto in Sud America, mentre il M5S con il 7,9% prende qui circa la metà dei voti percentuali che invece riesce a ottenere in Italia; Azione-Italia Viva di Calenda e Renzi, con il 7,6% invece ha ottenuto la stessa percentuale italiana.
Gli aventi diritto in questa ripartizione erano 411.997. A votare (dati per la Camera) sono stati 86.904 (21,09%). E qui un altro dato preoccupante: le schede nulle: 11.789; schede bianche: 1.152. Schede contestate: 112.
La Repubblica italiana avrà presto una nuova guida, e due dei 3 rappresentanti eletti dal Nord Centro America siederanno sugli scranni dell’opposizione. Peggio per loro? Di questi tempi, come ha dimostrato Giorgia Meloni, unica a saper restare all’opposizione col suo partito mentre Salvini e Berlusconi partecipavano al governo Draghi, non avere responsabilità può catapultare alle prossime elezioni anche verso un’inaspettata rinascita politica”. (aise)