La Voce d’Italia/ I venezuelani tornano all’asinello e alla cucina a legna

CARACAS\ aise\ - “Il caos dei servizi pubblici: acqua, elettricità, gas e carburante. Nel paese con le maggiori riserve di petrolio pianeta, milioni di venezuelani sono tornati all’uso del cavallo o dell’asinello, in sostituzione delle vetture, per trasportare mercanzia e, alla stufa a legna, al posto delle più moderne cucine elettriche o a gas. Il crollo della produzione petrolifera (500mila barili al giorno contro 3.5 milioni nel 2000) e quindi quella del diesel, della benzina e del gas associato all’estrazione, ci ha riportati un po’ agli inizi del secolo scorso”. A illustrare la drammatica situazione in Venezuela è Roberto Romanelli dalla redazione di Caracas de La Voce d’Italia, storia giornale in lingua italiana, ora on line, diretto da Mauro Bafile.
Milioni attorno a un falò
Da un recente studio dell’“Observatorio Venezolano de Servicios Públicos” (OVSP), realizzato lo scorso gennaio nelle 12 principali città del paese, emerge che il 27,2% per cento degli intervistati usano ormai la legna come prima opzione per cucinare e far fronte alla carenza, guasti e interruzioni nella distribuzione del gas di città.
Il predominio dell’impiego della legna per cucinare, sul gas e l’elettricità, è stato registrato nelle capitali degli Stati dell’Occidente del paese. Ad esempio, precisa l’Osservatorio, a San Fernando de Apure, 46,1%; a Barinas, 35,0%; e a Mérida, 33,2%.
In molte aree urbane e rurali del paese, i consumatori hanno affermato di non poter acquista da mesi bombole di gas perché semplicemente non ne ricevono. È un problema che ha provocato in buona parte le proteste dei primi mesi dell’anno.
Addirittura, in settori popolari ed zone vicine alla capitale, non pochi sono costretti ad accendere un falò, pezzi di legno e rami racimolati qua e là. Pedro Avendaño, abitante di San Antonio de los Altos, una località satellite di Caracas, si è lamentato pubblicamente di questa realtà.
- Non c’è gas. Il camion che distribuisce le bombole passa ogni due o tre mesi - ha riferito alla stampa -. Nel frattempo, dobbiamo tagliare la legna per cucinare.
Antero Alvarado, direttore regionale della firma Gas Energy Latin América, calcola in diversi milioni le persone tornate a prepararsi da mangiare davanti un focolare, caminetto o un faló.
“Ci sono almeno quattro milioni di famiglie che usano legna per cucinare del cibo. Il problema del gas continua a complicarsi. Non ci sono importazioni e sollevare la produzione locale richiede inversioni”, ha pubblicato nel suo account di Twitter.
L’esperto spiega che l’89% della popolazione venezuelana usa il gas propano che si distribuisce in bombole (trasportate con camion) per accendere le stufe, poiché con ci sono gasdotti in regioni montagnose come Los Andes e nelle estense pianure de Los Llanos.
“Attualmente solo si produce gas propano per soddisfare il 65% della richiesta nazionale. Di 10 case, che hanno bisogno di una bombola, 4 non possono averla”, precisa.
Dal canto suo, il dirigente sindacale, Eudis Girot, direttore della “Federación Unitaria de Trabajadores Petroleros de Venezuela”, ha esortato il governo a dichiarare l’emergenza nazional.
“Tragedia nazionale più terribile del caos della benzina: non c’è gas domestico. Il consumo nazionale è di 52 mila barili al giorno ma se ne producono 9 mila e di pessima qualità. L’impianto del Criogenico de Jose è operante al 13% della sua capacità. Il popolo cucina con legna”, ha detto in twistore.

Asinelli ed altri aggeggi
Il crollo dell’industria petrolifera negli ultimi 20 anni - la raffinazione di benzina è passata da 915 mila barili al giorno nel 2015 a 120 mila barili quotidiani, secondo cifre ufficiali della holdin petrolifera nazionale - ha rimesso i contadini in groppa ad asini, mule e cavalli, per trasportare i prodotti dal campo ai centri urbani.
Immagini di carri trainati da cavalli e carichi di verdure o legna per cucinare sono postate sulle reti sociali, soprattutto nelle zone rurali, dove sono maggiori colture agricole.
Altre volte cavalli, buoi e mule trainano auto carichi di prodotti o rimasti senza benzina.
È possibile osservare anche altri attrezzi improvvisati: moto collegate a bombole di gas, che sostituiscono il carburante, trasportate con carrelli; sempre più spesso auto collegate a bombole di gas disposte nel bagagliaio, e sistemi di aria condizionata adattati al gas, il che ha provocato non pochi incendi.
La carenza di benzina ha condannato i venezuelani, già da diversi anni, a file interminabili per fare il pieno nelle stazioni di servizio. Attese che possono durare anche 24 ore nella capitale e giorni nella provincia.
I produttori agricoli denunciano costantemente perdite milionarie per mancanza di diesel e gasolio con cui lavorare la terra e trasportare i raccolti ai mercati.
In questo ambiente di arretratezza generale, si assiste a situazioni insolite come la vendita di legna in dollari, da 3 a 4 dollari il fascio. La moneta locale, il “Bolivar”, è carta straccia. C’è chi tra gli attivisti ecologisti vende la legna per proteggere la tala dei boschi.
“Non dobbiamo tornare alla preistoria. Taglieremo gli alberi nelle zone adeguate e con i compagni politici distribuiremo legna. Bisogna cercare soluzioni”, dice il generale Oviedo Delgado, massima autorità militare nel Táchira.
Ma sono tanti i venezuelani che pensano di essere tornati al passato.
“Siamo un paese petrolifero e non c’è gas, non c’è benzina, non c’è nulla. Eravamo ricchi, il Venezuela era ricco. Adesso è come vivere nella Età della Pietra”, sentenzia Kira Montoya, una giovane contadina delle Ande”. (aise)