L’italoamericano/ La storia di Andrea La Mendola: dai set cinematografici al futuro del trasporto - di Silvia Giudici

Andrea La Mendola in front of the Hyperloop TT tube (Photo: Fabrice Meuwissen)

LOS ANGELES\ aise\ - “Il futuro come lo abbiamo immaginato ispirandoci ai film di fantascienza potrebbe essere più vicino di quello che crediamo. In particolare, a diventare sempre più concreto è un progetto nato nel 2012 da una visione dell’imprenditore Elon Musk, che ha ipotizzato la realizzazione di un mezzo di trasporto chiamato Hyperloop e composto da capsule che ad altissima velocità porteranno passeggeri e merci lungo grandi distanze in pochissimi minuti. A far parte di questo progetto ambizioso e futuristico c’è anche l’italiano Andrea La Mendola, regista torinese arrivato a Los Angeles nel 2007 per proseguire la carriera nel cinema iniziata in Italia con la sua casa di produzione Indyca”. Lo ha incontrato e intervistato Silvia Giudici, autrice di un articolo pubblicato anche sulla versione on line del giornale bilingue L’Italoamericano.
“Le doti apprese dietro il mezzo cinematografico, una laurea in ingegneria legata al mondo del software e degli effetti visivi e un innato talento manageriale hanno impressionato a tal punto i vertici dell’azienda Hyperloop Transportation Technology da affidare a La Mendola non solo la direzione di un documentario sul progetto, ma anche la gestione degli ingegneri sparsi per il mondo e impegnati nel processo di sviluppo di del treno superveloce Hyperloop.
D. Andrea, oggi è il direttore operativo della Hyperloop TT, ma quando è iniziata la sua avventura negli Usa?
R. Sono venuto per la prima volta in California quando, tramite l’Università di Torino, mi è stato proposto di curare la regia di un documentario su Los Angeles dal punto di vista di David Lynch. Ci sono rimasto tre mesi e mi sono innamorato della città; fondamentalmente ho pensato che potesse essere il posto giusto per raggiungere i miei obiettivi. Nel 2011 mi sono quindi iscritto a un corso di regia alla UCLA, mi sono diplomato alla fine del 2012 e da lì ho iniziato un po’ a vivere il mondo del cinema indipendente di Los Angeles. Ho iniziato a fare l’assistente alla regia per progetti di cortometraggi, video musicali e film indipendenti.
D. Cosa le è piaciuto di Los Angeles?
R. La sensazione di poter sognare. E il sogno è effettivamente a portata di mano. C’è un’energia inclusiva che ti porta a provare, a fare ancora di più, a spingerti oltre i tuoi limiti. Una città che ti mette a grande prova anche perché, dal mio punto di vista, non è un posto semplice. Devi essere molto proattivo nelle tue azioni.
D. Come è passato dal mondo del cinema a lavorare per Hyperloop TT?
R. Nel 2015 ho avuto modo di conoscere il fondatore di TT, Transportation Technology, che mi ha proposto di aiutarlo a sviluppare il messaggio dell’azienda con una specie di documentario che parlasse di Hyperloop, raccontando le esperienze di tutte le persone che ci stavano lavorando. Per fare questo documentario ho praticamente intervistato scienziati da tutte le parti del mondo che mi hanno parlato del progetto Hyperloop e mi sono ritrovato in una condizione abbastanza unica, ovvero quella di essere tra i pochi che realmente conosceva tutte le varie persone che collaborano al progetto, in vari dipartimenti e in vari ambiti.
D. Poi cosa è successo?
R. Mi sono reso conto che c’erano una serie di cose che potevano essere migliorate all’interno della gestione, dell’organizzazione, dello sviluppo del prodotto e ho portato i miei consigli al CEO dell’azienda. E loro mi hanno detto che sarebbe stato interessante poter sfruttare le mie competenze non soltanto cinematografiche ma anche ingegneristiche. Io infatti ho studiato ingegneria e ho così potuto unire il mio mondo più creativo e quello più tecnico per cercare di migliorare l’azienda e creare una gestione più efficiente.
D. Che cosa l’ha affascinata di Hyperloop?
R. È un progetto che fa sognare perché mostra come la vita di tutti noi possa cambiare in maniera radicale grazie all’introduzione di un nuovo sistema di trasporti estremamente veloce che permette di viaggiare da una città all’altra in una frazione di tempo rispetto a quanto si impiega oggi con gli attuali mezzi di trasporto. Ci si vede quindi proiettati in un futuro che noi abbiamo sempre visto tramite gli occhi del cinema, della televisione, peraltro in un modo molto più efficiente perché il progetto è sostenibile a livello ambientale. Il sistema produce infatti più energia di quella che consuma, ha un valore e un impatto sociale talmente grandi che deve essere realizzato. Personalmente mi sono sentito in dovere di farne parte e di lasciare il segno.
D. Lavora con base a L.A.?
R. Sì, ma abbiamo sedi in Francia, Spagna, Emirati Arabi, Stati Uniti, Brasile. Ad oggi abbiamo più di 30 nazioni coinvolte in questo progetto, più di 800 contributor e più di 50 aziende partner. Infine un’area dove facciamo i test della tecnologia in Francia, a Tolosa.
D. Quale sarà lo step successivo?
R. Il prossimo step sarà creare 5 chilometri di Hyperloop per trasportare persone tutti i giorni e verrà utilizzato da un lato come un’attrazione per le persone che potranno sperimentare questo nuovo sistema di trasporto e dall’altro sarà un’opportunità per i vari governi del mondo di poter vedere un veicolo in funzione, così da poter poi proporre Hyperloop nel loro contesto nazionale o regionale.
D. È corretto chiamarlo treno superveloce o è riduttivo?
R. Non è un treno, non è un aereo, è una combinazione tra due mezzi di trasporto. Prendendo i vantaggi dell’uno e dell’altro quindi a tutti gli effetti Hyperloop sarà considerato un nuovo sistema di trasporto. Però è chiaro che nell’immaginario collettivo si avvicina molto di più a un treno superveloce perché si muove poco sopra il terreno.
D. Il progetto iniziale è stato sviluppato da Elon Musk nel 2012 che lo ha lasciato poi in open source. Lui è da sempre un grande sostenitore.
R. Sì, secondo Elon Musk Hyperloop sarebbe stato una valida alternativa all’alta velocità per connettere Los Angeles a San Francisco. Poi lui non aveva tempo di sviluppare il progetto perché era impegnato con la SpaceX e la nostra azienda Transportation Technologies è stata la prima al mondo a prendere il progetto in mano e sviluppare il gruppo a livello commerciale. Però la Los Angeles – San Francisco al momento non è uno dei progetti più imminenti. Ci stiamo muovendo in altri territori. Negli Stati Uniti abbiamo un progetto che connette Chicago, Cleveland e Pittsburgh, un altro negli Emirati per connettere Abu Dhabi a tutta una serie di rotte che, diciamo, adesso sono in fase di analisi preliminare.
D. A livello personale si sente in un certo senso di aver realizzato il sogno americano?
R. Probabilmente essere negli Stati Uniti da un lato mi ha portato a vedere la mia vita in maniera un po’ differente, a fare scelte diverse e a rivalutare tutta una serie di cose che mi portavo dall’Italia, ma a livello di costruzione del mio percorso professionale devo dire che l’Italia è stata ugualmente importante a livello di crescita, di educazione e di cultura. Ho preso un po’ gli aspetti positivi dell’Italia e sono riuscito a valorizzarli negli Stati Uniti; qui chiaramente ti danno delle opportunità incredibili che magari in Italia facciamo più fatica ad avere.
D. Quale è il suo sogno?
R. Il mio sogno è lasciare un impatto nella società. Uno dei motivi per cui ho sempre adorato il cinema è perché mi permetteva di raccontare storie a un pubblico vasto e poter lasciare un messaggio. In questo progetto di Hyperloop ho rivisto il meccanismo cinematografico perché attraverso l’innovazione e la tecnologia si può creare un messaggio e con questo dare un forte impatto alla comunità”. (aise)