Londra, Italia/ Post Brexit: 1 europeo su 10 sta pensando di lasciare l’UK dopo il 30 giugno – di Raffaele Vallefuoco

LONDRA\ aise\ - ““C’è una evidente mancanza di fiducia dei cittadini europei negli enti pubblici britannici e nel governo del Regno Unito”. A lanciare l’allarme è l’IMA, l’autorità per il monitoraggio indipendente dei diritti dei cittadini europei, nata dall’accordo di recesso del Regno Unito dalla UE, e presieduta da Kate Chamberlain. L’ente, punto di riferimento per segnalare violazioni dei diritti che regolano la vita dei cittadini europei nel post Brexit, ha pubblicato gli esiti di una indagine, nata a febbraio, e condotta su un campione di quasi tremila persone”. A commentarne i risultati è Raffaele Vallefuoco per “LondraItalia.com”, quotidiano online diretto da Francesco Ragni.
“Il report, che è stato svelato a cinquanta giorni dalla fine del periodo di grazia che anticipa il nuovo set di regole stabilite tra Regno Unito ed Unione Europea, mette in luce una serie di preoccupazioni tra gli europei e i cittadini EEA EFTA, ovvero Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
La stessa Chamberlain, presentando gli esiti, ha evidenziato: “C’erano diverse cose che volevamo far emergere. In primis il livello di fiducia dei cittadini europei nel Regno Unito e quanto questi siano ottimisti che i loro diritti saranno tutelati”.
In particolare, se secondo l’indagine la maggior parte degli intervistati sente di essere stato trattato bene nel post Brexit, c’è un preoccupante 30% che, invece, teme per il proprio futuro.
Una preoccupazione che si specchia non solo nei numeri raccolti dall’IMA, ma anche nel tenore delle risposte fornite.
“Temo che il governo del Regno Unito tratterà gli europei come cittadini di seconda classe”, racconta uno dei tremila intervistati mentre “non mi fido dei prossimi governi. Mi aspetto una erosione dei nostri diritti nel futuro” testimonia sconfortato un altro.
Una sfiducia che ha conseguenze importanti sulla vita delle persone. Secondo l’indagine, infatti, una persona su dieci sta seriamente considerando di lasciare il paese prima del 30 giugno. Data non casuale perché è il giorno in cui si chiude il procedimento per la richiesta del Pre o del Settled Status.
Un partecipante su quattro, poi, ritiene di non essere stato trattato al pari dei cittadini britannici e un intervistato su due, invece, pensa che almeno uno dei propri diritti sia stato violato.
Sono diversi i fattori a concorrere a questo stato di disillusione. Tra questi ci sono la sfiducia nel governo, l’impatto negativo della Brexit e il cosiddetto ambiente ostile.
“Dall’indagine emerge evidente la sfiducia nelle istituzioni britanniche e la necessità, per queste ultime, di dare vita ad iniziative che ricostruiscano il rapporto con i cittadini europei”.
“Come organizzazione continueremo a coinvolgere, stimolare e lavorare con le istituzioni britanniche per assicurare la promozione dei diritti degli europei” assicura la leader dell’Ima, Chamberlain, che incalza: “Siamo anche impegnati nell’instillare fiducia negli europei perché la loro voce sia ascoltata. Il nostro sito per segnalazioni e denunce resta a disposizione”.
“Conoscere gli effetti che la Brexit sta avendo sui cittadini è per noi fondamentale e ci rivolgiamo a quanti abbiamo subito una contrazione dei propri diritti perché ci contatti in modo da contribuire a risolvere le violazioni sistematiche dei diritti della Comunità dei cittadini europei residenti nel Regno Unito e Gibilterra””. (aise)