LondraItalia.com/ 1 milione 100 mila posti di lavoro vacanti: record in UK – di Alessandro Allocca

LONDRA\ aise\ - “Il Regno Unito potrebbe continuare ad essere la terra promessa per tutti coloro che sono alla ricerca di un posto di lavoro, provenienti da paesi dove invece la disoccupazione è ancora a livelli allarmanti. Potrebbe, il condizionale è d’obbligo, dato che i cittadini europei, storicamente un serbatoio importante per l’UK, stanno sempre più perdendo interesse verso il paese a causa di un sistema di visti diventato molto rigido dopo la scelta di uscire dall’Unione Europea”. Così scrive Alessandro Allocca su “LondraItalia.com”, quotidiano online diretto da Francesco Ragni.
“Fatto sta che a oggi l’ONS, l’Office for National Statistics, l’Istat britannico tanto per fare un parallelismo con l’Italia, conferma che sono ben 1 milione e 100 mila i posti di lavoro vacanti registrati nel periodo luglio-settembre del corrente anno. Il dato più alto da vent’anni a questa parte.
Un fenomeno davvero particolare, perché allo stesso tempo l’ONS segnala che il numero di dipendenti sui libri paga ha mostrato un altro aumento mensile, crescendo di 207.000 unità per un totale di 29,2 milioni di persone impiegate nel mese dell’ultima rilevazione, settembre scorso.
Questo sta permettendo al tasso di disoccupazione di rimanere su dei livelli normali, nonostante la Brexit e la pandemia, oscillando di pochi punti percentuali tra il periodo pre emergenza sanitaria e i giorni nostri. Per l’ONS il tasso di disoccupazione in UK è stabile al 4,5% rispetto al 4% di media registrato nel corso del 2019.
Questo sta a significare che il mercato del lavoro britannico sta continuando a riprendersi dagli effetti del coronavirus, ma non come avrebbe potuto fare. Colpa, come anticipato, di un fuggi fuggi generale da parte soprattutto degli europei che sono tornati nei paesi d’origine nel corso degli ultimi mesi.
Il più grande aumento di posti vacanti, secondo l’ONS, riguarda il settore della vendita al dettaglio e della riparazione e assistenza di mezzi a motore, seguiti dal settore dell’hospitality, come hotel e ristoranti, e da quello manifatturiero.
Poi c’è la ben nota carenza di camionisti, che l’industria ha attribuito a fattori tra cui Covid, Brexit e al nuovo sistema burocratico vigente alla dogana che fa scoraggiare il trasporto di merci con un aumento del costo delle materie trasportate che ricade sempre sul cliente finale. Questa carenza di drivers ha influito sulle forniture di carburante nelle ultime settimane e ha anche interrotto le catene di approvvigionamento alimentare in buona parte dei supermercati britannici.
Anche per l’Istituto per gli studi sull’occupazione (IES) la carenza di manodopera è una delle cause principali, se non la primaria, al rallentamento della ripresa economica che sta registrando l’UK”. (aise)