MACCOTTA: IL MESSICO È UN PAESE CHE TI PRENDE – DI MASSIMO BARZIZZA

MACCOTTA: IL MESSICO È UN PAESE CHE TI PRENDE – di Massimo Barzizza

CITTÀ DEL MESSICO\ aise\ - Ambasciatore d'Italia in Messico, Luigi Maccotta, che a luglio concluderà il suo mandato nel Paese latinoamericano, ha concesso un'intervista a Puntodincontro, portale diretto da Massimo Barzizza. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.
D. Ambasciatore, Lei lascerà il Messico fra poche settimane dopo un po' meno di tre anni. Che Italia ha trovato qui?
R. Beh, è evidente che in questi quasi tre anni ho conosciuto molta gente, ho viaggiato quasi da tutte le parti, ho incontrato le comunità e devo dire, sinceramente, che ho trovato un livello qualitativo dei nostri connazionali, dell'italianità in Messico, molto alto. E questo in tutti sensi: imprese, professionisti, singoli e istituzioni. Mi riferisco alla Camera di Commercio, alla Dante Alighieri, alla rete dei Consoli Onorari, all'Ambasciata, all'Istituto di Cultura, all'ICE, all'Associazione Italiana di Assistenza, al Comites. Ho trovato, come in fondo mi aspettavo, dei singoli motivati, in gamba, capaci, ben inseriti, con una profonda conoscenza della realtà messicana e con ottimi contatti, che mi sono stati spesso utili. Ho trovato una comunità felicemente radicata e installata in Messico, ma con forti agganci e legami con l'Italia. In altri contesti dove ho servito gli italiani e i loro discendenti non avevano lo stesso livello di rapporto con il nostro Paese. Qui, invece, l'italianità continua a nutrire e ad alimentare la sua radice culturale. Questo mi ha stupito e mi ha colpito molto positivamente. È un merito degli italiani in Messico, della loro intelligenza e della loro capacità di cavalcare due culture in maniera armoniosa e sinergica.
D. I rapporti tra l'Italia e il Messico coinvolgono molti settori. Abbiamo vissuto un periodo di molto interesse quando si è aperta l'industria dell'energia in questo Paese dell'America Latina e oggi Eni ed Enel sono molto attive qui. Continua ad esistere da parte del Bel Paese l'intenzione di esplorare possibilità in altri ambiti?
R. Indubbiamente il Messico sta attraversando una fase di transizione, di trasformazione, per cui direi che c'è un attimo di riflessione, di analisi di quello che sta succedendo, che induce le aziende a riposizionarsi e a considerare i loro piani. Credo che comunque esista una costante: la posizione geologistica di questo Paese. È situato al crocevia tra il Nord, il Sud, l'Asia-Pacifico e l'Atlantico, con una componente europea molto forte. Questo non cambia. Rimangono, inoltre, fattori come una mano d'opera capace, professionalmente di buon livello e ancora a buon mercato, condizioni che suggeriscono alle imprese che sono venute di rimanere, assolutamente —magari aggiustando il tiro, adattandosi a nuove realtà e a nuovi interlocutori— e alle imprese italiane che ancora non sono qui, ma che lo stanno valutando e considerando, di venire al più presto. In questo senso, la settimana scorsa è venuto il sottosegretario Merlo per una sorta di missione di avanscoperta imprenditoriale in preparazione per la missione di sistema che si dovrebbe svolgere entro fine anno. È un'iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico, assieme a Confindustria e a un gruppo di imprenditori. Io credo che sinceramente —al di là di cambiamenti che ci possono essere e di riforme che possono essere interpretate in un modo o in altro— i vantaggi, le opportunità e le motivazioni per venire in Messico e rimanerci ci sono ancora tutte.
D. Esiste interesse da parte del Messico per investire ed esportare di più in Italia?
R. Mi ha colpito molto una frase dell'attuale Capo dell'Ufficio della Presidenza della Repubblica, Alfonso Romo Garza —che per altro è un amico che mi ha aiutato moltissimo quest'ultimo anno a leggere e a capire il nuovo governo del Presidente López Obrador— che ha detto che il Messico ha accordi di libero scambio con decine di Paesi, ma con tutti è in deficit commerciale. Il Paese vuole fare di più, vuole cercare di esportare di più. Questo è il primo dato, per cui in un certo senso i messicani si rendono conto di non essere stati abbastanza attivi da questo punto di vista. Un secondo aspetto —dopo aver conosciuto grossi imprenditori come Daniel Servitje di Bimbo e Eugenio Madero della Rassini, con cui parlo spesso di temi che hanno a che fare con gli investimenti messicani— è che forse ci dovremmo chiedere se esistono le condizioni in Italia per attrarli. Sicuramente è un problema di questo Paese la insufficiente promozione del Made in Mexico, ma è un problema italiano l'insufficienza di strumenti e condizioni che possano attrarre più massicciamente gli investimenti esteri.
D. Il Messico in questo momento sta vivendo una situazione di molta tensione dal punto di vista commerciale dovuta alle minacce di dazi “punitivi” se non si ottengono a breve termine risultati che possano aiutare gli Usa a controllare l'immigrazione proveniente dall'America centrale, per cui la diversificazione delle importazioni e delle esportazioni di questo Paese sembra oggi più che mai una priorità urgente. Qual è la situazione del trattato con l'Unione europea?
R. Il trattato con l'Europa è molto più ambizioso di un accordo di libero scambio: oltre agli aspetti commerciali, comprende temi politici, di diritti umani e di cooperazione allo sviluppo. Ha quindi una dimensione strategica molto importante. È in dirittura di arrivo, anche se ci sono piccoli aggiustamenti. Parlavo nei giorni scorsi con il sottosegretario di Relaciones Exteriores Julián Ventura e anche lui commentava che è fiducioso che si finalizzerà a breve. Per quanto riguarda la situazione attuale con gli Usa, io credo che queste situazioni vanno giudicate non sulle labbra dei politici, ma sulle loro mani, cioè, su quello che fanno. Si sono dette molte cose negli ultimi mesi che, poi, non sono accadute, per cui staremo a vedere. Nel rapporto commerciale, il Messico è già il primo partner degli Stati Uniti, per cui credo che si tratti di una scaramuccia in seno a una famiglia, piuttosto che un conflitto tra nemici.
D. Si sa già chi sarà il suo successore in Messico?
R. Ancora no, però è stato nominato il nuovo Ambasciatore del Messico in Italia, Carlos García de Alba, fino ad oggi Console Generale a Los Angeles. García de Alba è stato nel nostro Paese e parla benissimo la nostra lingua. È un'ottima scelta e un segnale importante di considerazione da parte del governo messicano, che manda un ambasciatore di grado, un grosso professionista, una persona che avrà la sensibilità, le antenne e gli strumenti per capire l'Italia e promuovere l'approfondimento dei rapporti bilaterali.
D. Vuole aggiungere qualcosa, Ambasciatore?
R. Voglio solo dire che apprezzo moltissimo tutti gli italiani che ho conosciuto qui, a partire dalla mia compagna Silvia Carusillo, un'attrice nata in Sardegna e residente da 26 anni in Messico, dove si è fatta onore nel mondo del cinema, del teatro e della televisione. Ho trovato gente in gamba, cominciando da te, Massimo. Ti voglio veramente esprimere le mie lodi più sincere e amichevoli per il tuo lavoro, che svolgi in modo straordinario, da solo e con pochi mezzi. Riesci sempre a coprire le notizie importanti. Direi proprio che se uno volesse, in mezzo al rumore del mondo, vedere in pillole quello che veramente conta, leggendo Puntodincontro e Massimo Barzizza si individuano immediatamente i punti del giorno. Grazie a tutti gli italiani e anche ai messicani. Forse è banale dirlo, ma un'altra cosa che mi ha colpito è l'amore che hanno i messicani per l'Italia. È una costante nel mondo: gli stranieri ci ammirano e ci vogliono bene, per la cultura, per il Rinascimento, per la creatività.... ma anche per la nostra umanità. In fondo l'italiano ha questa grande capacità di relazionarsi apertamente e amichevolmente, una dote che caratterizza anche i messicani e che ci unisce molto. Il messaggio è: continuate così e fate di più. Mai fermarsi. Chi si ferma è perduto e finisce per tornare indietro. Sono sicuro che il mio successore farà benissimo e magari troverà piste che a me sono sfuggite. Noi siamo qui di passaggio e i nostri mandati sono purtroppo brevi, ma il Messico è un Paese che ti prende, per cui anche a me è capitato di considerare di tanto in tanto di rimanerci. Vedremo. Per il momento torno a Roma, spero di conservare le amicizie qui e mando un abbraccio virtuale a tutti gli amici italiani del Messico”. (aise) 

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