Nasce l’IMA: l’autorità britannica che tutela gli europei nel post Brexit - di Raffaele Vallefuoco

LONDRA\ aise\ - ““Abbiamo solidissime leve contro le sfide presenti per ottenere cambiamenti”. È il rassicurante messaggio del capo dell’IMA, Kate Chamberlain, cognome importante, chiamata a monitorare le violazioni dei diritti dei cittadini dell’Unione europea nel post-Brexit. La Chamberlain, infatti, è alla testa della neonata autorità per il monitoraggio indipendente dei diritti dei cittadini europei sotto l’accordo di recesso dalla UE del Regno Unito (IMA)”. È quanto scrive Raffaele Vallefuoco in un articolo oggi in primo piano sul portale di informazione bilingue LondraItalia.com.
“Dal primo gennaio, in particolare, l’organizzazione, è impegnata nel vigilare l’aderenza delle autorità britanniche all’accordo quadro che definisce i rapporti tra UE e UK, ovvero l’European Union Act 2018, che tra l’altro prevedeva la nascita proprio dell’IMA.
In concreto l’organo di tutela, che ha sede a Swansea nel sud del Galles, è composto da un team con più di sessanta componenti ed è chiamato a far rispettare i diritti degli europei in materia di lavoro, casa, sanità, educazione, benefit, riconoscimento delle professioni e parità di trattamento con i cittadini britannici nel perimetro geografico del Regno Unito e di Gibilterra.
Questa organizzazione ha anche il compito di tutelare i cittadini EFTA (Islanda, Liechtestein, Norvegia e Svizzera) ed è un ente indipendente collegato al Ministero della Giustizia inglese, che le conferisce l’autorità necessaria ai compiti alla quale è preposta.
A spiegarli è la stessa Chamberlain: “Abbiamo due principali missioni, monitorare e assicurare il rispetto dei diritti conferiti ai cittadini europei e l’implementazione del quadro legale”.
A questo set di azioni se ne lega un’altra. L’IMA è responsabile per la ricezione di reclami e doglianze dei cittadini europei che a qualsiasi titolo vedano negati i propri diritti.
Ma attenzione, l’agenzia nata nel post-Brexit non ha potere di investigazione sui singoli casi, piuttosto, come chiarito dalla direttrice esecutiva, “queste segnalazioni ci permetteranno di avere un quadro generale su potenziali violazioni ed eventuali azioni da mettere in campo. Il nostro compito è quello di dare vita ad inchieste su discriminazioni, indirizzando raccomandazioni a specifiche agenzie governative. Queste hanno l’obbligo di indicare quali sono le iniziative che intendono intraprendere. In tutta risposta, eventuali inazioni ci vedranno in campo con adeguate azioni legali cui abbiamo diritto”.
Ad un mese dalla sua nascita, sono già diverse le questioni oggetto di interesse. L’ingresso dei cittadini UE nel Regno Unito nel post Brexit è una di queste. “Stiamo monitorando quale è l’effetto ai confini nazionali dell’assenza di una versione fisica del diritto alla residenza nel Regno Unito. Ma prima di concludere sulla necessità di una documentazione cartacea che provi pre- o settled status, contiamo di verificare cosa succederà fino a giugno. Ci attendiamo, in questo senso, le segnalazioni dai cittadini europei che dovessero soffrire violazioni”.
L’accesso degli europei al numero di previdenza sociale è un’altra questione di rilevanza. Rhys Davis, che per l’IMA è consigliere generale, ammette l’interessamento dell’ente. “Il rilascio del NIN ha subito un impatto perché dal Ministero del lavoro e pensione, a causa del Covid, hanno dovuto sospendere gli incontri di persona, che sono sempre stati, di fatto, parte integrante del processo di concessione del numero di previdenza sociale”.
Temi, questi, da tempo sollevati dagli enti a tutela dei diritti dei cittadini UE in UK, come the3million, oltre ai singoli cittadini. Soggetti che hanno nell’IMA un nuovo alleato”. (aise)