NATALE SOTTO CHIAVE, OVVERO LO STRANO TEMPO CHE CI TOCCA VIVERE– DI PADRE GIANDOMENICO ZILIOTTO

Natale sotto chiave, ovvero lo strano tempo che ci tocca vivere– di padre Giandomenico Ziliotto

LONDRA\ aise\ - “Hai un bel dire “Natale con i tuoi....”, quando si va verso un Natale sottochiave, lock up o lock down, fa poca differenza. In terra di Albione un secondo lockdown è stato imposto dal Governo Johnson a tutta l’Inghilterra. Si dice che questo sacrificio, forse, ci consentirá di passare il tempo Natalizio, con, almeno, qualcuno dei nostri. Fino allo scorso anno, a metà novembre, già si era nel clima del bianco Natale, a conferma di un famoso concetto leopardiano (l’attesa dà più emozioni dell’evento stesso). In tempi di grande incertezza, viene meno il senso dell’attesa”. Inizia così l’articolo con cui padre Giandomenico Ziliotto augura Buon Natale ai connazionali a Londra dalle pagine de “La notizia”, trimestrale diretto da Salvatore Mancuso.
“La certezza dell’evento (25 dicembre: ricordo del compleanno di Gesù) viene stritolata dal Covid-19. Qualcuno parla di dittatura sanitaria. Facile a dirsi....chi di noi, almeno una volta non ha detto a se stesso e agli altri: ”basta la salute”. Si dice, a proposito di dittatura sanitaria, che sono state dimenticate tutte le altre patologie, che prima del COVID ci facevano compagnia, e, che, con il covid in corso, continuano ad essere abituali ospiti delle nostre case. Sembra che il morire solo di covid, dia la sensazione che le altre malattie se ne siano andate come d’incanto. Ma non è così.
La salute, le malattie sono in cima ai nostri pensieri. E giustamente....
Qualcuno, non a torto, dice che la pandemia in corso ha fatto emergere un sacco di altre fragilitá pregresse e quasi strutturali. Molte di esse non si vedono, ma ci sono, eccome ci sono!!!!
Fragilità a livello planetario, a livello di continenti, a livello di stati nazionali, a livello di comunità locali....Fra le fragilità si parla anche di diseguaglianze sociali sempre più accentuate. Come se prima non ci fossero! Erano semplicemente attutite dal fatto che c’erano momenti, come nei Natali passati, in cui a tutti sembrava di essere al top. Per un giorno, o qualche giorno. A Natale siamo tutti un po’ più buoni, si diceva. Mentre negli altri tempi ritornano gli steccati, le prepotenze, le violenze, le ingiustizie, la legge del più forte, cose tutte (deplorevoli) che trovano la loro bella giustificazione per il mantenimento della pace sociale, del benessere e via discorrendo.
Fra le cose dimenticate, e non solo in tempo di covid-19, certamente c’è la dimensione dello spirito. Difficile da definire tale ambito....A volte lo si riduce semplicemente ad un lavoro che riguarda la psicologia; altre volte viene goffamente confuso con l’aumento delle pratiche religiose, relegando quest’ultime al rango di riti magici....Da qualche parte si sente dire che l’intelligenza artificiale semplificherà la nostra vita....Già, in tutti i sensi però! Comanderà i nostri sogni, la nostra immaginazione. Si parla sempre del Natale consumistico, identificandolo con lo spirito del Natale.
Eppure lo spirito del Natale è un’emozione che alberga nel cuore di ogni persona: la storia di Maria, Giuseppe e Gesù. Dell’asino e del bue. Della grotta e del freddo e del gelo. Dei pastori e dei re magi. Di Erode e delle sue fobie che costarono migliaia di neonati martiri. Della fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e il bambino. Dei sogni di san Giuseppe: interessante che nei vangeli dell’infanzia San Giuseppe, che è uno dei protagonisti, non dica una parola, solamente faccia cinque sogni.
È il mistero della vita che si rinnova. Possiamo rinunciare al mistero del Natale? O dimenticarlo? Penso di no. D’altronde, la Passione e la Pasqua 2020 non sono forse state celebrate in un lockdown del tutto imprevisto? Ma non per questo sono state meno dense di significato. Nessuno si è dimenticato quando piena fosse (oserei dire piena di tutta l’umanità) quella piazza vuota di San Pietro la sera del venerdì santo 2020? Nel vuoto e nella distanza in cui ci ha spinto il Covid-19 possiamo risentire in questa notte di Natale deserta e silente, in maniera nitida e profonda, le parole dell’angelo ai pastori: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”(Lc.2,14).
E come augurio per tutti i lettori de La Notizia, vorrei congedarmi con le parole di una poesia scritta da Gigi Verdi, fondatore della comunitá di Romena (Ar) dal titolo: “Mi sta a cuore....
Mi sta a cuore
chi riconsacra la vita
per cancellare la nostra viltà,
chi fa un piccolo passo per volta
senza sapere la distanza,
chi mantiene gli occhi aperti
nella lunga attesa.
Mi sta a cuore
il tuo soffrire per poter cambiare,
il tuo sforzo per riuscirci e guarire,
il tuo smarrirti per arrivare a capire.
Mi sta a cuore
chi rimane mite oltre le lingue maligne,
lo scherno degli egoisti
e le consuetudini di ogni giorno.
Mi sta a cuore
chi è fedele al poco e al mistero,
a qualunque trama di vita
pazientemente tessuta.
Buon Natale”
. (aise) 

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