PETER RODINO: COSTITUZIONE, LEGGE E…WATERGATE – DI GENEROSO D’AGNESE

PETER RODINO: COSTITUZIONE, LEGGE E…WATERGATE – di Generoso D’Agnese

NEW YORK\ aise\ - “Impiegò 10 anni per laurearsi, lavorando di giorno come venditore di spartiti musicali e contratti assicurativi, studiando di notte. Alla fine la sua tenacia fu premiata e per Pellegrino Rodino si aprirono le porte dello studio legale. Ce l’aveva fatta a diventare avvocato il figlio di un emigrante giunto a New York all’età di 16 anni, negli anni bui di fine Ottocento. La laurea in legge ottenuta nel 1937 cambiò la prospettiva di vita del giovane nato a Newark, nel New Jersey, e gli permise di portare all’altare Marianna Stango, una ragazza conosciuta ai tempi del liceo. Era il 1937”. È dedicata a Peter Rodino la rubrica “Contributi italiani in America” che Generoso D’Agnese cura per “Oggi 7”, supplemento domenicale di “America oggi”, il quotidiano diretto a New York da Andrea Mantineo.
“Era nato 28 anni prima (il 7 giugno 1090) l’uomo destinato a passare alla storia per il Watergate, lo scandalo politico più pubblicizzato della storia.
Orfano a soli 4 anni della made e figlio di un carpentiere, Pellegrino divenne per tutti Peter Wallace e nei suoi sogni vi era la scrittura e la poesia. Scrisse una storia sulla vita degli italiani a Newark ma non riuscì mai a pubblicarla. Incontrò anche la difterite durante gli anni dell’adolescenza, dalla quale ricevette in regalo una voce roca che dovette affinare per renderla accettabile.
Peter Rodino frequentò la McKinley Grammar School e si diplomò alla Barringer High School per poi iscriversi alla facoltà di legge dell’University of Newark. Prima di laurearsi si dedicò anche alla sua passione giornalistica, quale manager della Jersey Review negli anni 34 e 35 e a quella di insegnate privato oltre ad essere impiegato presso una fabbrica di accendini.
Il suo amore per Newark lo spinse anche a tentare la scalata alla politica e nel 1940 si candidò all’Assemblea statale di Trenton, senza successo. Scelse allora di entrare nell’esercito per ritrovarsi dopo pochi mesi impegnato in prima linea.
Peter combattè con valore nella First Armored Division in Nord Africa e in Italia per poi prestare servizio nelle forze armate italiane alleate durante la guerra di liberazione. Si guadagnò la medaglia di bronzo al valore militare e la promozione sul campo a capitano.
Tornato a Newark, Rodino decise di perseverare nel suo progetto di lavorare nella politica e si candidò ancora una volta nel 1946, questa volta per il Congresso e ancora una volta venne sconfitto. Ma il tenace italoamericano non gettò la spugna e dopo altri due anni riuscì nella vittoria, aggiudicandosi i favori delle comunità italiana, portoghese e anche afroamericana. L’ingresso al Campidoglio gli aprì la strada a quella che sarebbe diventata una carriera lunghissima e che sarebbe stata contrassegnata dalla cuspide del Watergate. Il. Peter Rodino che arrivò ai giorni dello scandalo era un politico di grande razza, legato soprattutto alla massima attenzione verso le istituzioni e al rispetto procedurale. In una storia che tende ad appiattire qualsiasi memoria pochi ricordano la battaglia
Per l’abolizione delle quote di ingresso per gli immigrati e ancora meno ricordano il suo impegno a favore dei diritti civili, del miglioramento del diritto alla casa e allo studio. La sua prima battagli consiliare è rimasta però negli annali della Nazione. Se oggi esiste infatti il Columbus Day, buona parte del merito va anche al figlio del carpentiere.
Divenuto padre di Peter W III e di Margaret Stanziale, l’uomo del congresso si trasferì a Maplewood e venne rieletto per 19 volte quale rappresentante del Partito Democratico per il New Jersey. L’anno che però cambiò integralmente la sua carriera è il 1974. Nominato pochi mesi prima chairman della Commissione Giudiziaria della Camera, il caso Nixon gli scoppiò tra le mani costringendolo a una tenace difesa della Costituzione.
Per una volta, democratici e repubblicani, liberal e conservatori furono tenuti insieme dalla sua tenace laboriosità, quando l’organo legislativo teneva le prima udienze sull’impeachment e tutto il paese sembrava guardare con rabbia al mondo politico che aveva mandato al massacro migliaia di ragazzi in Vietnam. La sua equanimità e la sua onestà entrarono nelle pagine della stampa: l’uomo che aveva coltivato sogni di giornalista e di scrittore si ritrovò a dover fronteggiare il Quinto Potere durante il periodo di massima crisi istituzionale, emergendo come vero e proprio leader di tutto il Parlamento.
Chiamato a presiedere le udienze dello scandalo Watergate, Rodino usò il polso ermo senza mai lasciarsi andare all’eccesso e raccogliendo il plauso dell’intera Nazione. Il 30 luglio 1974 la sua commissione approvò tre articoli per l’impeachment di Nixon e 10 giorni dopo il presidente si dimise dalla carica, travolto dallo scandalo delle spie al soldo della Casa Bianca che erano penetrate nella sede nazionale del Partito Democratico nell’albergo Watergate di Washington.
“Quale che sarà il risultato – commentò al momento in cui gli venne affidata la causa – cosa apprenderemo, o le conclusioni che trarremo, procediamo con tale cura, decenza, completezza ed onore, così che la grande maggioranza del popolo americano e il loro figlio dopo di loro diranno: era la maniera giusta, non vi era altra via”.
La soddisfazione per aver agito nel massimo rispetto delle istituzioni, però, durò soltanto lo spazio di poche settimane. Il nuovo presidente Gerald Ford concesse infatti il perdono a Nixon gettando nello sconforto quanti avevano lottato per la giusta punizione di un uomo che non aveva mai ammesso le proprie colpe.
Rodino tornò dopo pochi mesi nell’anonimato della cronaca ma non lasciò mai il suo impegno in favore della comunità italoamericana e del partito democratico. Rimasto vedovo incontrò l’avvocato Joy Judelson e la sposò, godendo contemporaneamente dell’allegria di tre nipoti e due pronipoti. Non lasciò però mai da parte la sua passione per l’insegnamento. Trasferitosi nel 1989 a West Orange dopo l’ultima legislatura ha insegnato fino all’ultimo giorno della sua vita nella Seton Hall University Law School”. (aise) 

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