REGNO UNITO E ITALIA: RAPPORTI SEMPRE FORTI NONOSTANTE BREXIT E COVID – DI ALESSANDRO ALLOCCA

REGNO UNITO E ITALIA: RAPPORTI SEMPRE FORTI NONOSTANTE BREXIT E COVID – di Alessandro Allocca

LONDRA\ aise\ - “Prima con la Brexit e ora con il coronavirus, che sta limitando gli spostamenti delle persone, i rapporti tra Regno Unito e Italia sono sempre più messi a dura prova. Ma questo non sta a significare che si è creata un’inclinazione dell’interesse reciproco”, sottolinea Alessandro Allocca in un articolo in primo piano sul portale di informazione bilingue LondraItalia.com. “A confermarlo la nuova edizione dello studio condotto dalla “Swg” sui rapporti fra i due Paesi e commissionato dall’Ambasciata britannica a Roma, attraverso il quale emerge con chiarezza la voglia di mantenere aperti i canali della collaborazione bilaterale, soprattutto in materia di ricerca scientifica, facendo leva sulla collaborazione in atto tra gli istituti di ricerca di Oxford e di Pomezia per arrivare a un vaccino che possa sconfiggere il covid in tempi brevi.
A tal proposito il 66% di italiani ritiene opportuno che il Regno Unito rimanga coinvolto nei piani dell’Unione europea per fronteggiare l’attuale emergenza sanitaria, a livello di ricerca e distribuzione dell’antitodo, ma anche nello scambio di informazioni e delle buone prassi per evitare la diffusione del contagio.
Per il 46% degli intervistati, il Regno Unito dovrebbe rimanere completamente coinvolto in tal senso o quanto meno in parte per il 20%. D’altra parte, a fronte della collaborazione scientifica avviata tra l’università di Oxford e l’italiana Irbm per conto di AstraZeneca, 3 italiani su 4 ritengono prezioso il contributo che le competenze tecnologiche e di ricerca inglesi possono apportare alla ricerca di un vaccino contro il covid-19.
La terza edizione della ricerca punta il dito anche su altri aspetti del rapporto tra UK e Italia, soprattutto riguardo il futuro prossimo, in considerazione del fatto che dal primo gennaio 2021 i sudditi di sua maestà saranno ufficialmente fuori dall’UE. Il Regno Unito continuerà ad essere un polo attrattivo, Brexit a parte?
Il 77% degli italiani ha intenzione di recarsi in UK una volta conclusa l’emergenza sanitaria, percentuale che sale all’86% tra chi ha tra i 25 e i 44 anni. Il desiderio di varcare la Manica nasce anche dal fatto che oltre 1 italiano su 2 tra gli intervistati ha dichiarato di avere almeno un parente, un amico o un conoscente che risiede attualmente in UK.
Rispetto alla scelta dei britannici di lasciare l’Unione Europea, metà degli italiani restano critici (52%), anche se aumenta del 5% il numero di chi sostiene che i cittadini inglesi abbiano fatto bene a votare per l’uscita (33%).
A prescindere dalle valutazioni sull’esito del referendum nel 2016, rimane maggioritaria la parte di italiani non meno intenzionati rispetto al passato a recarsi oltremanica per turismo (58%), studio (64%) o lavoro/affari (64%). Rispetto a un anno fa, tuttavia, complice la situazione sanitaria legata al Covid, la voglia di visitare il Regno Unito segna un rallentamento, soprattutto per i turisti, per cui un +14% si sente meno incline a recarvisi in questo momento rispetto al 2019.
Mentre sale al 68% (+2% rispetto a un anno fa) il numero di italiani a cui sta a cuore il mantenimento di una relazione profonda tra l’Italia e il Regno Unito, anche dopo la Brexit. La percentuale di quanti ritengono importante il proseguimento della collaborazione anglo-italiana cresce significativamente in riferimento a settori specifici.
Tra questi, cresce il numero di quanti auspicano che la collaborazione bilaterale continui in materia di scambi commerciali e investimenti (83%, +2% dal 2019), mentre rimane stabilmente alto il numero di chi ritiene strategico il mantenimento di una forte collaborazione in materia di ricerca scientifica e innovazione (82%), sviluppo sostenibile, energia e lotta ai cambiamenti climatici (77%).
Sempre maggioritario, anche se in lieve flessione rispetto al 2019, il numero di quanti ritengono importante collaborare in materia di sicurezza, difesa e immigrazione, che si assesta al 66% (-5% dal 2019), probabilmente a causa dell’accresciuta percezione di pericolo derivante dalla pandemia rispetto alle minacce più tradizionali.
“Sono rimasta piacevolmente sorpresa – ha detto l’ambasciatore britannico in Italia, Jill Morris – dal numero di italiani che si dichiarano pronti a tornare nel Regno Unito dopo la fine dell’emergenza sanitaria e accolgo con grande apprezzamento l’auspicio di tanti che UK e Italia continuino a intensificare gli scambi in materia di ricerca scientifica e innovazione, ma anche di sviluppo sostenibile, energia e cambiamenti climatici. Si tratta di temi fondamentali, rispetto ai quali il mio Paese e quello che mi sta ospitando hanno l’incredibile opportunità di lavorare insieme in vista delle nostre rispettive presidenze del G7 e del G20 nel 2021, nonché in virtù della nostra preziosa partnership nell’ambito della presidenza britannica della Cop26””. (aise)



Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi