ROBERTA SANFILIPPO L’ONCOLOGA ITALIANA CHE PIACE AGLI AMERICANI – DI FRANCESCO PIRA

ROBERTA SANFILIPPO L’ONCOLOGA ITALIANA CHE PIACE AGLI AMERICANI – di Francesco Pira

NEW YORK\ aise\ - “Si chiama Roberta Sanfilippo, ha 40 anni, ed è un piccolo grande genio siciliano che partito dalla Sicilia, anzi dal sud del sud, è approdata a Milano dove ha consolidato la ricerca ed oggi è diventata un oncologo di fama mondiale. Piace tanto agli americani che dopo averla ascoltata di recente a Chicago le hanno chiesto di tornare in autunno a Miami”. A scriverne su La Voce di New York, quotidiano diretto nella Grande Mela da Stefano Vaccara, è Francesco Pira.
“Roberta ha la faccia da brava ragazza. Sposata, due figli, è una donna molto brava e bella. Una professionista che lavora con passione e abnegazione. E del resto con il lavoro che svolge, è un po’ difficile non farlo. Dolce nei modi, ma molto determinata, è reduce da un successo planetario. A Chicago ha presentato la sua ultima ricerca sui sarcomi che appartengono al gruppo dei tumori rari. Ha rivelato come negli questi ultimi, rappresentano circa il 20% delle diagnosi di tumore solido dell’adulto. Non sono quindi un problemino da sottovalutare. E così la dottoressa siciliana, milanese di adozione si è messa all’opera.
“Tra questi ci sono un sottogruppo particolare, ovvero i tumori della muscolatura liscia uterina con potenziale di malignità incerto (STUMP)”, ci dice la dottoressa Sanfilippo come se parlasse di una fermata del tram. È molto preparata, al Congresso americano di oncologia ASCO di Chicago, la dirigente medico di primo livello presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e tra i maggiori esperti di sarcomi ha convinto tutti.
Come ha fatto?
“Ci sono due aspetti da considerare – evidenzia la specialista – il primo è distinguere al tavolo del patologo se la malattia è maligna o benigna, il secondo è scegliere la giusta terapia. Si è scoperto però che in caso di recidiva questi tumori sono sensibili alla terapia ormonale e quindi come primo approccio si può evitare la chemioterapia. Individuare il giusto sottogruppo di malattia, quindi consente di avere un risvolto pratico nella cura delle pazienti.
In generale tra i vari tipi di sarcomi, gli STUMP possono essere considerati come leiomiosarcomi a basso grado. Di leiomiosarcomi e di nuove strategie di trattamento parleremo a Settembre a Miami a una roundle table organizzata con il supporto della National Leiomyosarcoma Foundation associazione pazienti americana dedicata alla promozione di nuove cure per questa patologia”.
Ci racconta la sua carriera?
“Oggi sono dirigente medico presso la Struttura Complessa a direzione universitaria Oncologia Medica 2 (“Tumori mesenchimali dell’adulto e Tumori rari”) della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, presso la quale mi sono formata professionalmente. Mi sono laureata cum laude presso l’Università degli studi di Palermo e poi sono specializzata con il massimo dei voti nel 2007 in Oncologia medica presso l’Università degli Studi di Milano.
La mia attività clinica e di ricerca si incentra sui tumori rari, soprattutto i sarcomi dell’adulto, includendo i tumori stromali gastrointestinali (GIST), i sarcomi dei tessuti molli e in particolare i leiomiosarcomi, i liposarcomi, i mixofibrosarcomi, i PEComi e i sarcomi uterini. Sono Principal Investigator e Co-Investigatr di numerosi studi clinici italiani e internazionali in pazienti con diagnosi di sarcoma e di GIST. E sono membro dell’Italian Sarcoma Group, gruppo collaborativo nazionale per la ricerca clinica e translazionale sui sarcomi dei tessuti molli e dell’osso,dell’ESMO (European Society of Clinical Oncology) ed del Soft Tissue and Bone Sarcoma Group dell’EORTC. Faccio parte del coordinamento della Rete Nazionale dei Tumori Rari. Ho scritto 45 pubblicazioni censite da Medline, prevalentemente nell’ambito dei sarcomi e di numerose comunicazioni a congressi internazionali”.
Uno straordinario curriculum per una donna che ha un solo obiettivo: continuare a lottare, al servizio della scienza contro un male che ancora in molti definiscono incurabile e imbattibile. Lei dedica ogni giorno della sua esistenza per una battaglia che non è soltanto professionalmente importante e con dei risultati universalmente riconosciuti, ma anche socialmente indispensabile. E lo fa con lo spirito giusto: dalla parte del paziente e delle famiglie. Con la consapevolezza che lo studio, la ricerca, la competenza servono per combattere, vincere e convincere. Presto tornerà in America e lo farà per testimoniare, con la qualità del suo lavoro di ricerca, che l’Italia è capace di essere protagonista nel mondo”. (aise) 

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