STUDI E FISCO: LE DETRAZIONI PER I FIGLI CHE FREQUENTANO L’UNIVERSITÀ ALL’ESTERO

STUDI E FISCO: LE DETRAZIONI PER I FIGLI CHE FREQUENTANO L’UNIVERSITÀ ALL’ESTERO

ROMA\ aise\ - Le spese per gli studi all’estero dei figli si possono detrarre? A chiederselo è una mamma italiana, la cui figlia, è iscritta dal 2018 a un’Università privata inglese. “Le spese per frequentare i corsi sono detraibili nel prossimo 730 o nel modello Redditi PF e in che misura? Con la Brexit cambierà qualcosa per la detrazione dal prossimo anno?”, chiede la signora a Massimo Fracaro che le ha risposto dalle pagine online del Corriere della sera, con la consulenza di Stefano Poggi Longostrevi.
La risposta.
“Nei modelli 730 o Redditi PF è possibile detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% delle spese sostenute nell’anno per la frequenza di corsi di istruzione universitaria. Per le università statali le spese sono interamente detraibili.
Per quanto riguarda la tipologia di spese, la detrazione spetta per: tasse di immatricolazione ed iscrizione (anche per gli studenti fuori corso); soprattasse per esami di profitto e laurea; la partecipazione ai test di accesso ai corsi di laurea, eventualmente previsti dalla facoltà, in quanto lo svolgimento della prova di preselezione costituisce una condizione indispensabile per l’accesso ai corsi di istruzione universitaria (risoluzione 87/2008).
Per le Università non statali, italiane o estere, le spese possono essere portate in detrazione per un importo non superiore a quello stabilito per ciascuna facoltà universitaria con decreto del ministero dell’Istruzione (per le spese del 2018 il Decreto è del 28 dicembre scorso, gli importi sono gli stessi dell’anno precedente), in base all’area disciplinare e alla regione in cui ha sede l’ateneo. Si va, ad esempio, da un minimo di 1.500 euro per le facoltà umanistico-sociali in una Università nel Sud o nelle isole a un massimo di 3.700 euro per chi frequenta medicina in un ateneo del Nord.
Per le Università private estere si considera come area geografica quella di domicilio fiscale del contribuente. Poiché la normativa attuale per la detrazione delle spese non distingue tra università di Stati appartenenti all’Unione europea o extra-Ue, con la Brexit non dovrebbero esserci variazioni per la detrazione fiscale delle spese per frequentare un’Università inglese”. (aise) 

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