VOGLIA DI “CRESCERE” LONTANO DA CASA! – DI FABRIZIO INTRAVAIA

VOGLIA DI “CRESCERE” LONTANO DA CASA! – di Fabrizio Intravaia

MONTREAL\ aise\ - “Nato a Genova 33 anni fa, Alessandro Mariani è sbarcato a Montréal nel novembre del 2017 con in tasca un diploma di ragioneria e nella valigia tanta voglia di capire come funziona il mondo dall’altra parte dell’Oceano. Alessandro non è il solo che negli ultimi anni ha compiuto il “grande passo”, scegliendo Montréal, e più in generale il Canada, non tanto per una necessità “fisiologica” di emigrare quanto per la voglia di mettersi in gioco e di tentare una nuova esperienza”. Ad intervistarlo è stato Fabrizio Intravaia per il “Corriere canadese” che dirige a Montreal.
Perché questa scelta di vita?
«Finite le scuole – afferma Alessandro – ho subito trovato lavoro per una catena di supermercati. Il contatto con il pubblico, l’interazione con la gente sono cose che mi sono sempre piaciute. In realtà avevo tutto: casa, lavoro e una vita tutto sommato agiata ma avevo bisogno di “crescere,” di fare un’esperienza personale, ed allora ho pensato che il Canada, per sentito dire da amici che ci vivevano e da altre persone che avevano già fatto tale esperienza, fosse il paese che potesse offrirmi queste possibilità».
Capire dove mi trovavo
«Così – prosegue Alessandro – ho preparato la valigia e sono partito per fare un’esperienza di vacanza-lavoro. La prima cosa che ho cercato di fare è stata capire dov’ero. Avevo sentito parlare del Canada ma non c’ero mai stato prima, volevo prima comprendere se era il posto adatto per me. Ho tastato il terreno e devo dire che al primo impatto ho trovato che Montréal si “sposava” bene con le mie caratteristiche. Sono una persona loquace, ho fatto presto ad incontrare e conoscere varie persone, ad avvicinarmi alla comunità italiana partecipando a diverse attività anche se all’inizio non è stato per niente facile.
Poi ho trovato lavoro presso un’azienda di Rd.P. dove mi sono occupato di pratiche d’ufficio, di servizio ai clienti e di tutto quello che concerne il lavoro con il pubblico. È stato un momento determinante perché hanno creduto in me e grazie al loro “appoggio” ho potuto portare avanti le pratiche per ottenere il permesso di lavoro ed ora sono in attesa del permesso di residenza».
Rendersi utili
«Ho lavorato per questa azienda fino a giugno scorso – continua – poi si è aperta una nuova e bella opportunità, quella di lavorare per il Patronato INAS alla Casa d’Italia insieme al signor Santino Quercia, che naturalmente ringrazio per avermi dato tale possibilità di crescere professionalmente. Sono una persona a cui è sempre piaciuto rendersi disponibile ed aiutare il prossimo. Il lavoro attuale mi permette di fare proprio questo, di offrire un servizio e un aiuto ai miei connazionali e questo mi rende molto fiero. Lavorare alla Casa d’Italia mi fa sentire bene perché è come lavorare in famiglia».
Nostalgia dell’Italia?
«La nostalgia – risponde – c’è sempre. Mi manca, ad esempio, il mare, la vita estiva, gli amici ma il Canada mi sta dando delle soddisfazioni enormi, il lavoro, la comunità italiana, le attività di volontariato presso la Casa d’Italia alla luce dell’emergenza Covid-19, sono tutte esperienze che mi fanno sentire ben integrato. Ho tanto da imparare dalla comunità italiana, da chi ha vissuto simili situazioni prima di me. Ascoltare i loro consigli è stato fondamentale».
Genova ti stava un po’ stretta?
«No, non direi così. Ero forse io che avevo bisogno di vedere cosa mi offriva il Canada. Sono state più le mie ambizioni a spingermi a fare questo passo. Magari un giorno ternerò ad abitarci, visto che Genova è sempre casa mia! Sono una persona che cerca di vivere giorno per giorno, cercando di far sempre meglio, tanto nella vita se fai programmi e progetti ti si può sfasciare tutto da un giorno all’altro!»
Ti senti un cervello in fuga?
«Assolutamente no perché non sono – ride Alessandro – un “cervellone”, sono una persona più caparbia che altro, in ogni cosa che faccio ci metto anima e cuore e non la faccio se non ci credo. Cervelli in fuga sono altri, io non mi sento tale».
Hai conosciuto altri giovani italiani come te?
«Si, credo sia importante condividere le proprie esperienze. Ma ognuno ha la sua storia, ogni emigrazione è diversa. Io, ad esempio, sono arrivato da solo ed arrivare da solo non è come arrivare in due o con dei figli. Ognuno ha il suo percorso ed è bello sentire le storie di tutti».
Qual è tuo prossimo obiettivo?
«Fare bene il mio lavoro e fare, come del resto ho sempre fatto da quando sono arrivato, del mio meglio per ripagare la fiducia di quanti mi hanno aiutato ad integrarmi in questa nuova realtà. Voglio continuare a partecipare alle varie attività di volontariato proposte dal Comites o dalla Casa d’Italia. Mi piace rendermi utile e partecipare anche ad esperienze diverse. Ad esempio, adesso sto cercando di prendere il brevetto di Maestro di sci. Montréal mi ha tolto il mare ma mi ha dato la montagna, mi dà altre cose! Posso dire di essere soddisfatto di questa mia esperienza e di essere pronto a proseguirla. In fondo anche se sono distante da casa, mi sento lo stesso a casa!”. (aise) 

Newsletter
Archivi