WE EXPAT: IL TEMA DELLA MOBILITÀ IN UN DOCUMENTARIO INDIPENDENTE - DI CAMILLA RAPONE E MASSIMILIANO SFREGOLA

WE EXPAT: IL TEMA DELLA MOBILITÀ IN UN DOCUMENTARIO INDIPENDENTE - di Camilla Rapone e Massimiliano Sfregola

AMSTERDAM\ aise\ - “Quello della mobilità è il tema chiave della nostra epoca; mobilità per scelta o per necessità. Mobilità come diritto, mobilità negata. Viaggi veloci che accorciano le distanze e viaggi economici che consentono alle donne e agli uomini di oggi di lasciarsi alle spalle, pro capite, più chilometri percorsi di qualunque altro essere vivente nella storia. We Expat, un documentario realizzato dagli italiani Laura Frontera e Giordano Polidoro (è allo sprint finale nella sua campagna di crowdfunding) parla delle implicazioni che la “società della mobilità” ha nelle relazioni umane di chi si sposta e va a vivere lontano dal luogo di origine”. A scriverne sono Camilla Rapone e Massimiliano Sfregola per 31mag.nl, quotidiano online che Sfregola dirige ad Amsterdam.
D. Laura, che cos’è “We expat”?
R. Il progetto nasce dopo un’esperienza di due anni in Olanda. Quando sono tornata in Italia desideravo raccontare storie che rispecchiassero anche la mia. Avevo avuto già qualche esperienza come videomaker e ho pensato che sarebbe stata una buona idea. Il tema era quello della “migrazione dolce”, ovvero delle persone che hanno scelto di vivere all’estero, lontano da casa e dal proprio paese d’origine. Si tratta di un progetto autofinanziato, centrato sulle storie di tre donne che si sono trasferite in Olanda; protagoniste diverse, ognuna con il proprio background, ma con molto in comune.
D. È stato facile coinvolgerle?
R. Diciamo che sono stata fortunata. Durante il periodo trascorso in Olanda, ho avuto modo di incontrare due delle donne intervistate. Posso dire che c’era un rapporto di fiducia. Non solo. Prima di iniziare le riprese, ci siamo incontrate. Volevo capire meglio la loro storia e, soprattutto, verificare se fossero interessate a prendere parte al progetto. L’entusiasmo è stato inaspettato. E questa è diventata la forza di “We expat”. É un progetto piccolo, ma allo stesso tempo, forte perché sincero e privo di filtri. La terza persona, Anky, è una maestra ed è stata proprio lei a farsi avanti. La sua partecipazione è stata fondamentale perché ci ha permesso di toccare anche un altro tema: da una parte gli expat, e dall’altra i loro figli, che tra scuola e casa usano generalmente lingue diverse.
D. Sulla base delle storie che avete raccontato, quali sono le maggiori difficoltà che gli Expat incontrano?
R. Provenendo da un paese come il nostro, la prima difficoltà è la lingua: arrivati in Olanda, si presuppone che tu debba imparare anche l’olandese. E, fino a quando non sei in grado di comunicare, sei destinato a sentirti uno straniero. Natalya prova a parlare Olandese con il suo medico, mentre Brenda sta frequentando un corso. Poi c’è il problema della solitudine. Quando cambi paese, anche le persone che ti stanno attorno cambiano. Gli amici a cui sei più legato e la famiglia sono lontani. E non è sempre facile superare questa condizione.
D. A proposito di questo. Un expat, quando comincia a sentirsi a casa?
R. Non credo ci sia un tempo preciso. In generale, almeno un anno è necessario perchè ci si cominci a sentire a “casa”. Man mano che ci si abitua al nuovo contesto lavorativo e culturale, si assottiglia la distanza iniziale tra paese d’arrivo e paese d’approdo, fermo restando che un sentimento d’ambivalenza, di odio amore, per il paese d’origine permane e caratterizza tutte le storie di “we expat”.
D. La Campagna di Crowdfunding è arrivata al 60%. Perché qualcuno dovrebbero sostenervi?
R. Riuscire a produrre il film significherebbe parlare a se stessi, alle proprie famiglie e ai propri amici rispetto ad un’esperienza diffusa e comune. Significherebbe avere una voce in più, per quanto piccola, per trasmettere cosa si prova davvero. Inoltre, la realizzazione del film costituirebbe anche una critica alla crescente tendenza nazionalistica che si sta diffondendo in molti paesi.
Entro il 18 aprile speriamo di raggiungere la quota di 5000 euro (ieri i soldi raccolti erano 5.014 euro - ndr), necessaria per tutte le spese di traduzione e montaggio. È possibile conoscere meglio il progetto e sostenerlo a questa pagina”. (aise) 

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