La riforma del Calendario Gregoriano al centro di un incontro on line in Germania

AMBURGO\ aise\ - Un altro evento online di spessore si è tenuto nei giorni scorsi in Germania: “L’anno dei giorni spariti: Luigi Lilio artefice della riforma del calendario gregoriano”. La conferenza, organizzata dal Consolato Generale d’Italia in Hannover, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo e il Com.It.Es. di Hannover, ha visto la presenza di Francesco Vizza, direttore dell’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che in qualità di relatore ha presentato magistralmente la riforma del calendario gregoriano.
In occasione della conferenza, connesse alla piattaforma Zoom, c’erano tantissime persone dai vari continenti. Oltre a presidenti e rappresentanti di vari ComItEs d’Europa e dei sodalizi di rappresentati di italiani all’estero, c’erano in collegamento il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone, che ha portato il suo saluto e quello di tutto il Consiglio Generale, il presidente di Palazzo Italia a Bucarest, Giovanni Baldantoni, professionisti del settore anche ecclesiastico ed anche professori e ricercatori universitari dalla Spagna all’Australia, dagli USA all’America Latina.
Dopo il saluto iniziale del console generale Giorgio Taborri e della direttrice dell’IIC di Amburgo Nicoletta Di Blasi, ha fatto per certi versi gli “onori” di casa il presidente del ComItEs di Hannover, Giuseppe Scigliano, in quanto corregionale del prof. Vizza.
Quest’ultimo, nella sua relazione, ha illustrato in maniera magistrale perché nel 1582 furono cancellati dieci giorni dal calendario allora in uso e ha ricostruito la vita e l’opera di questo straordinario personaggio “Luigi Lilio”, al quale l’umanità intera deve il tributo della riconoscenza. Per mezzo di slide raffiguranti anche preziosi disegni di arte rinascimentale, miniature che hanno appassionato l’ascoltatore e che hanno permesso al termine della sua presentazione un intenso dibattito, il professor Vizza ha fatto comprendere quanto fatto da questo laico anche se fra i rappresentanti della Commissione Pontificia non figurava perché probabilmente non più in vita.
La riforma del calendario effettuata nel 46 a.C. da Giulio Cesare (calendario giuliano) era basata sul fatto che ogni anno durasse 365,25 giorni. Ma l’anno dura 365,2422 giorni. Pertanto, il calendario giuliano introduce un errore di 0,0078 giorni all’anno, cioè un po’ più di 11 minuti. Questa cifra, apparentemente insignificante, col passare dei secoli si ingigantisce, perché ogni 128 anni il calendario rimane indietro di un giorno rispetto al sole. Di conseguenza, nel 1582 la data della Pasqua risultava “sfalsata”. Da qui la decisione del Papa Gregorio XIII di cancellare dal calendario i giorni tra il 4 e il 15 di ottobre, proiettando le persone nel futuro. Così, una mattina le persone constatano di essere già arrivate alla metà del mese, saltando di fatto una decina di giornate. Non è la trama di un romanzo fantasy, ma un evento storico realmente accaduto. Entrò così in vigore, infatti, il calendario gregoriano oggi utilizzato in quasi tutto il mondo. Ma per quali ragioni venne presa questa decisione? Prima di allora il calendario in uso, come già detto, era ancora quello giuliano, reso ufficiale nel lontano 46 a.C. per volontà di Giulio Cesare. Per far tornare i conti e per mantenere la concordanza tra anno tropico e civile, fu stabilito inoltre di sopprimere tre anni bisestili ogni quattro secoli, mantenendo bisestile solo gli anni secolari che risultano divisibili per 400. Quindi furono non bisestili il 1700, il 1800, il 1900, mentre il 1600 fu bisestile.
Dall’alba della civiltà tutti i popoli hanno cercato invano di sincronizzare con esattezza le date del calendario con i cicli delle stagioni. Solo Luigi Lilio, artefice del calendario gregoriano, vi riuscì. Eppure la riforma del calendario, che non porta il suo nome ma quello del papa Gregorio XIII che l’ha promulgata nel 1582, segna un momento fondamentale nella storia del computo del tempo civile, così come ricordato dal professor Vizza.
Il calendario di Lilio, rimasto invariato, è quello che dopo circa mezzo millennio ancora oggi noi adoperiamo. La vita di questo scienziato è avvolta dal mistero; di lui abbiamo solo qualche debolissima traccia. Persino il manoscritto che racchiudeva i suoi calcoli non è stato mai stampato ed è scomparso senza lasciare traccia. Tutti i membri della Commissione, tranne Antonio Lilio - fratello di Luigi -, che doveva essere una figura di grande levatura nel campo astronomico-matematico, appartenevano al clero. La proposta di riforma elaborata da Luigi Lilio arrivò alla Commissione insieme ad altre e venne giudicata la più efficiente ed anche la più facile da applicare. Però non fu lui a presentarla, poiché presumibilmente, come già detto, era già deceduto. Una testimonianza significativa del ruolo svolto da Antonio è la sua immagine scolpita nel bassorilievo del monumento dedicato a Gregorio XIII, situato nella basilica di San Pietro a Roma, nel quale Antonio Lilio, genuflesso, porge al pontefice il libro del nuovo calendario.
Il calendario gregoriano entrò in vigore il giorno dopo la pubblicazione della bolla papale: dal giovedì 4 ottobre (giuliano) fece seguito il venerdì 15 ottobre (gregoriano) 1582 in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia-Lituania e Belgio-Paesi Bassi-Lussemburgo. Negli altri paesi cattolici fu adottato in date diverse nell’arco dei cinque anni successivi (Austria a fine 1583, Boemia e Moravia e cantoni cattolici della Svizzera a inizio 1584).
I paesi protestanti resistettero inizialmente al nuovo calendario “papista” e vi si uniformarono solo in epoche successive: gli stati luterani e calvinisti nel 1700, quelli anglicani nel 1752, quelli ortodossi ancora più tardi. Le Chiese ortodosse russa, serba e di Gerusalemme continuano a seguire il calendario giuliano: da ciò nasce la differenza di 13 giorni tra le festività religiose “fisse” ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. Per quanto riguarda i paesi non cristiani, in Giappone fu adottato nel 1873, in Egitto nel 1875, in Cina nel 1912 e in Turchia nel 1924. Tutto questo grazie all’intuizione che nel ‘500 il medico e astronomo Luigi Lilio ebbe e si accorse che quel sistema doveva essere modificato: l’anno solare dura 365 giorni, 48 minuti e 46 secondi, non 365 giorni esatti come si riteneva un tempo. Così, per secoli l’equinozio di primavera e la Pasqua erano stati attribuiti a date sbagliate. Ciò che fu il lavoro di Luigi Lilio fu il fratello Antonio, il quale svolse anche lui un ruolo da protagonista in seno alla Commissione Pontificia,
e promosse ed espose dettagliatamente alla Commissione il lavoro del fratello Luigi. Ma il suo ruolo non si limitò solo a questo e l’apporto da lui dato alla riforma del calendario fu di fondamentale importanza. Papa Gregorio XIII decise di adottarla immediatamente; per farlo, l’unica possibilità era proprio far compiere un… balzo nel futuro a tutti. Con la bolla papale “Inter gravissimas”, di fatto, dieci giorni vennero eliminati dal calendario.
Avvenne in questo modo l’allineamento all’anno solare. Anche il calendario gregoriano è imperfetto nella stima dell’orbita effettiva della Terra attorno al Sole, ma si tratta del più preciso mai ideato. Ha un margine di errore di soli 6 giorni ogni… 10.000 anni! (aise)