BREXIT: LA VOCE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO

BREXIT: LA VOCE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO

ROMA – focus/ aise – “La Brexit è oramai irreversibile e diventerà realtà il 31 gennaio 2020. Dal 1° febbraio, poi, partirà la nuova fase di negoziati con la UE che terminerà - almeno in teoria - il 31 dicembre. Fino a quella data, il Regno Unito rimarrà ancora legato a tutte le norme Ue, anche quelle sulla libera circolazione dei cittadini, cosa che certamente interessa molti italiani”. Così Angela Schirò, deputata Pd eletta in Europa, che fa il punto sulla Brexit e annuncia la presentazione di una risoluzione in Commissione Esteri per garantire la tutela dei numerosi connazionali residenti in Gran Bretagna.
“L’incontro a Londra tra Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, e Boris Johnson ha avviato la nuova fase, la più complessa: quella dei negoziati per trovare una serie di accordi, soprattutto commerciali, tra Uk e Ue prima del 31 dicembre 2020”, scrive Schirò. “La presidente UE, ritenendo impossibile un accordo pieno entro il 2020, ha proposto di estendere i colloqui al 2021. Johnson ha aperto soltanto all’ipotesi di “mini-deal”, cioè accordi soltanto su alcuni aspetti delle complicate future relazioni post Brexit tra Londra e Unione Europea. Insomma, - commenta la parlamentare Pd – saranno mesi difficili ed estremamente complessi”.
In questo contesto, aggiunge, “resta viva la preoccupazione per la condizione dei cittadini europei post Brexit e, ancora di più, per i nostri connazionali e per le nostre aziende. Per questa ragione, anche se l’Italia ha già avviato una serie di azioni positive, ho presentato una risoluzione in Commissione esteri – cofirmata da molti colleghi del PD - per invitare il governo ad adottare e a rafforzare tutte le misure possibili affinché i nostri connazionali siano messi al riparo dalle conseguenze derivanti dal fatto che le normative europee, presumibilmente entro il prossimo anno, non saranno più applicabili in Gran Bretagna”.
La risoluzione, spiega Schirò, “chiede al governo di garantire che il Parlamento italiano venga informato attraverso un monitoraggio costante della situazione sia in materia di diritti delle persone che sulle trattative che verranno sviluppate nel corso di questo delicato processo. Nello stesso tempo, chiede che assieme al rafforzamento degli interventi a tutela dei connazionali residenti in UK si incomincino a delineare i termini delle future trattative bilaterali soprattutto su questioni di grande sensibilità come quelle riguardanti i diritti socio-previdenziali dei nostri connazionali”. Esprime il suo parere anche Massimo Ungaro, deputato di Italia Viva eletto in Europa, commentando il voto della Camera dei Comuni inglese che ha respinto la proposta di rinegoziare con l’Ue la piena adesione del Regno Unito al programma Erasmus anche dopo la Brexit: "Sarebbe un gravissimo errore sia per la qualità formativa che per le importanti e storiche relazioni accademiche tra Gran Bretagna e Unione Europea se il Governo di Boris Johnson non mantenesse la sua partecipazione ai programmi di scambio universitario Erasmus ed Erasmus +”.
“Ogni anno migliaia di studenti europei frequentano gli atenei del Regno Unito così come quelli britannici in tutta Europa”, ricorda Ungaro. “Una chiusura sovranista del mondo universitario della Gran Bretagna non farebbe che impoverire un ambiente, come quello dell'alta formazione, che deve essere di interscambio e di circolarità delle persone e delle conoscenze". (focus\ aise) 

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