IL CGIE IN PRIMA LINEA

Il Cgie in prima linea

ROMA – focus/ aise - C’è un nuovo Governo in Italia e una situazione ancora di forte crisi, sia dal punto di vista sanitario che da quello economico, che si aggiungono a problematiche di vario genere esistenti già in epoca pre-Covid. E questo riguarda, e riguarderà anche nel prossimo futuro, gli Italiani nel Mondo e le sue rappresentanze: Com.It.Es. e Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero in primis. A tal ragione, il Comitato di Presidenza del Cgie ha rilasciato questo pomeriggio una conferenza stampa online in cui ha avuto modo di spiegare i suoi progetti, le sue volontà, i nuovi spunti e le nuove e vecchie sfide che lo attendono, il tutto orientato verso quello spirito di “unità” invocato questa mattina in Senato dal premier Mario Draghi e ribadito nel pomeriggio dal Cdp del Cgie.
Molti i temi toccati durante l’incontro: politica, Recovery Fund, migrazione vecchia e nuova, cittadinanza e riconoscimento della stessa, Covid, personale e servizi all’estero (necessari per una semplificazione), sicurezza sanitaria, turismo di ritorno e internazionalizzazione.
E proprio dal nuovo contesto politico è partito, e poi finito, l’intervento del Segretario Generale, Michele Schiavone. Un nuovo contesto che porta, inevitabilmente, il Cgie a compiere delle “riflessioni”, perché dalle scelte del Governo Draghi dipende il tipo di interlocuzione che il Comitato Generale per gli Italiani all’estero potrà avere con i nuovi soggetti istituzionali. Ma di una cosa è certo Schiavone, che da come Ricardo Merlo ha interpretato il ruolo da Sottosegretario agli Affari Esteri con delega agli italiani nel mondo, non si torna indietro. La nomina di Merlo, che di per sé è stato un italiano all’estero, è stato infatti “un momento spartiacque per le politiche degli italiani nel mondo”, e quel tipo di “sensibilità” dimostrata in questi anni dall’esponente del MAIE verso l’argomento connazionali all’estero, “deve continuare”. Ed è questa la richiesta che Schiavone, che ha scritto nelle settimane scorse a presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, ha voluto rivolgere a Draghi in vista del nuovo esecutivo, a maggior ragione perché tutti e 18 gli eletti all’estero sono all’interno della maggioranza.
Tutto ciò è dovuto al fatto che di richieste per i connazionali ce ne sono varie e, soprattutto, urgenti: la semplificazione dei servizi consolari, quindi un aumento del personale; la ricerca di una sicurezza sanitaria anche per chi non risiede nello Stivale, con l’invio di medicine essenziali ai connazionali; il rinnovo dei Comites e di conseguenza quello del Cgie, rimandato già a più riprese.
“I Governi cambiano, ma i problemi restano”, ha esordito infatti nel suo intervento Giuseppe Maggio, Vice Segretario Generale per l’Europa e l’Africa del Nord, il quale si è concentrato soprattutto sulla possibilità di essere “toccati” anche con il Recovery Fund. E inoltre ha anche ricordato alcune criticità che il Cgie sta affrontando, come la ricerca di un collegamento tra la vecchia migrazione e le nuove, per le quali è necessario un “aumento dei servizi”, così come un miglioramento di coordinamento e informazioni tra “consolati e consolati e tra consolati e cittadini”.
Anche Eleonora Medda, componente sempre per l’Europa e l’Africa del Nord, il Cgie deve “lavorare molto sulla nuova migrazione”, soprattutto alla luce del fatto che il saldo tra emigrazione e immigrazione, in Italia, è “negativo”. La migrazione di oggi, infatti, è “variegata, non si può più parlare di “cervelli in fuga”, ma solo un terzo dei migranti possiedono la laurea”. Per gli altri, invece, la pandemia ha portato ancora più “precarietà” rispetto al passato. Per questo, secondo Medda, è necessario “garantire un movimento responsabile” per chi decide di viaggiare, orientando, attraverso corsi precedenti al viaggio e non solo, chi intraprende una scelta del genere.
Un altro importante punto toccato dalla componente del Cdp è stata la cittadinanza, riferita nello specifico ai bambini. Che è un tema importante, perché, come da lei sottolineato, tra chi parte oggi “il 20% sono famiglie con bambini”. E per far mantenere il legame vero e forte con l’Italia c’è bisogno di corsi di lingua quanto di patronati.
Intervenendo da New York, invece, Silvana Mangione, Vice Segretario Generale per i Paesi Anglofoni extraeuropei, ha ribadito il concetto di Medda andando nello specifico della situazione, complicata, per cui il Cgie deve lavorare molto: ossia la situazione degli “enti gestori dei corsi di lingua”, ponendosi contro al concetto dell’Italiano come “lingua etnica” ed evidenziando come questa debba essere (e lo è nei fatti, secondo lei) anche una lingua “di cultura e di business”. E per far sì che gli enti migliorino la propria situazione alla svelta c’è bisogno di una “giusta tempistica per le assegnazioni e per i pagamenti”, di “chiarezza”, di una “comunicazione migliore da parte del Ministero” e, infine, di quella che lei definisce un’“assunzione di responsabilità” che possa realmente aiutare gli enti gestori a promuovere la lingua e la cultura italiana nel mondo potendo pagare gli insegnanti e avere un riscontro florido da molti punti di vista, non solo quello idiomatico. Molto importante, da questo punto di vista, anche “l’internazionalizzazione dell’istruzione universitaria” per il quale il Cgie si vuole impegnare partecipando al Convegno di Venezia che sta mettendo in campo un vero e proprio “piano di internazionalizzazione” da seguire da vicino.
Dal canto suo, Riccardo Pinna, componente per i Paesi Anglofoni extraeuropei, è intervenuto dal Sud Africa lamentando anche lui una poco proficua comunicazione con le sedi diplomatiche nostrane, specialmente riguardo i corsi di lingua italiana e per i mancati contributi per il quotidiano italiano in Sud Africa, “La voce del Sud Africa”. Poi ha potuto fare anche una panoramica sulla situazione legata alla pandemia nel continente africano e in quello oceanico. Se nella seconda la gestione della pandemia sta ottenendo dei frutti, grazie alla loro fermezza di trattamento in entrata nel Paese, nel primo la situazione è molto preoccupante, secondo Pinna, anche perché in Africa risiedono cittadini provenienti da tutto il mondo e si spostano in tutto il mondo: “vaccini gratis per tutti o sennò saranno problemi lunghi”, ha concluso il suo intervento Pinna.
Dello stesso avviso anche Mariano Gazzola, Vice Segretario Generale per l’America Latina, intervenuto dall’Argentina. Anche lui ha sottolineato la necessità di aumentare i servizi consolari, cosa possibile solo se si “aumenta il personale”, soprattutto alla luce del fatto che i “connazionali residenti all’estero continuano ad aumentare”. E invece, “in Sud America, il personale è stato dimezzato”. Gazzola si è detto però speranzoso rispetto a questo rinnovato clima di “unità creatosi intorno a Draghi”, attraverso il quale si può “affrontare anche il tema clou: il riconoscimento della cittadinanza a chi ha davvero un legame con l’Italia”. Ma anche questo si basa, per forza, sull’aumento del personale e dunque dei servizi.
Gianluca Lodetti, componente di Nomina Governativa, invece, si è concentrato sull’importanza dell’internazionalizzazione, che, secondo lui, è un “tema non abbastanza analizzato”. Infatti “la politica disconosce il contributo delle comunità italiane all’estero”, e questo è sbagliato, a parer suo, perché “all’Italia, per rilanciarsi, servono le altre Italie nel mondo”. Per fare questo è necessario “quantificare l’incidenza degli italiani nel mondo nell’economia”, che è uno dei progetti per il futuro del Cgie. Ma oltre a esportare “solidarietà, mutualismo, con le associazioni, e diritti, coi patronati”, è fondamentale anche sostenere “il mondo dell’impresa”, perché “si vince solo mantenendo unito il paese”. Questo il suo messaggio, in sintesi: “sono necessari scambi continui tra l’Italia e le comunità”.
È infine potuta intervenire anche Rita Blasioli Costa, componente per l’America Latina, che si è focalizzata specialmente sul turismo di ritorno, ricordando la firma dell’anno scorso tra Enit e Cgie e l’impegno di quest’ultimo per la sensibilizzazione dei quasi 80 milioni di oriundi nel mondo che con questo tipo di turismo possono essere fondamentali da molti punti di vista, specialmente quello economico ma anche per la riscoperta dei piccoli borghi italiani.
Rispondendo alle domande, infine, Schiavone ha spiegato come, ancora una volta, tra pandemia, crisi di governo e nuovo esecutivo, il Cgie sia di nuovo in una posizione di “ripartenza”. Questo è dovuto al fatto che ci saranno dei “nuovi interlocutori”. In primis, Schiavone ha pensato a Maria Stella Gelmini, nuovo Ministro per gli Affari Regionali e Autonomie.
“Purtroppo - ha concluso Schiavone - ogni volta che ci avviciniamo alla Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie, uno degli interlocutori viene meno. Però il nostro programma resta fitto e pieno verso la plenaria”.
"I gemellaggi come volano per lo sviluppo dei territori - sfide e criticità": questo il tema dell’incontro – audizione promosso oggi pomeriggio dalla Commissione “Conferenza Stato Regioni Province Autonome CGIE” del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero con Antonio Ragonesi, capo area Cooperazione Internazionale dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI).
Obiettivo dell’incontro, ha spiegato il presidente della commissione Manfredi Nulli, che ha moderato gli interventi, quello di “fare il punto sui gemellaggi, strumento che va rilanciato per consentire ai comuni italiani di stabilire relazioni culturali ma anche commerciali con comuni all’estero, ponendo le basi per una rigenerazione dei territori come già avvenuto in tante occasioni".
L’incontro di oggi, ha sottolineato il segretario generale del Cgie Michele Schiavone, fa seguito a “importanti interlocuzioni” avute nel passato con Enzo Bianco che “espresse il desiderio di avviare un percorso comune di collaborazione per semplificare le attività dei comuni gemellati e per futuri progetti”.
“Moltissime”, ha osservato Schiavone, sono “le ragioni su cui si basano i gemellaggi”, primo tra tutti “un passato comune e doloroso”.
Il Cgie, ha concluso, “grazie al lavoro della VI commissione intende approfondire e lavorare sui rapporti tra le istituzioni” per cercare di “creare condizioni di collaborazione che coinvolgano territori, istituzioni e cittadini all’estero”.
Ad Antonio Ragonesi il compito di illustrare l’attività dell’Anci in ambito di relazioni internazionali tra territori, evidenziando il ruolo dell’Unione Europea e del suo programma “Europa dei cittadini”, con i relativi finanziamenti.
Ragonesi ha quindi accennato alla nuova agenda internazionale 2030, che “con più ampia prospettiva ha dato rilevanza al concetto di localizzazione dei rapporti internazionali” secondo una “nuova concezione che vede i territori muoversi in un’ottica di co-sviluppo, uno sviluppo “alla pari”, anche se con tempi e dinamiche diverse”.
Tra i progetti dell’Anci, Ragonesi ha citato in particolare “Municipi senza Frontiere”, un Programma promosso da Anci per la Cooperazione Territoriale che mette in campo una serie di azioni di capacity building delle municipalità dei paesi Partner, volte a sostenere l’empowerment delle amministrazioni locali nella gestione ottimale della cosa pubblica in vari settori – con l’obiettivo in molti casi di sostenere la crescita di una “accademia delle autonomie” – dalla Protezione Civile, alla Pianificazione urbana, fino ai servizi pubblici locali (raccolta e smaltimento dei rifiuti, illuminazione pubblica, gestione delle risorse idriche, sicurezza alimentare).
Faro di questa azione è, quindi, un approccio di dialogo e co-sviluppo “non assistenza”, ha tenuto a precisare il rappresentante dell’Anci, tra territori.
Posto che alla base dei gemellaggi c’è l’obiettivo di “promuovere territori”, realtà “molto simili per la loro vocazione territoriale, culturale o produttiva”, è “curioso” ha commentato Ragonese, che, fino ad ora, la presenza di una collettività italiana non è considerata fattore prioritario nella scelta di un progetto.
I Paesi “prioritari” su cui concentrare l’azione di cooperazione – ha spiegato - vengono decisi dal Consiglio nazionale della cooperazione allo sviluppo, che è l’unico canale per ottenere finanziamenti. Ma, ha aggiunto, nel Consiglio non c’è alcuna rappresentanza degli italiani all’estero e, almeno finora, nessuna attenzione verso i connazionali (l’elenco dei Paesi è nel Documento di programmazione triennale della cooperazione allo sviluppo).
Il rappresentante dell’Anci ha citato in particolare il recente tentativo di Genova di stringere un gemellaggio con il comune cileno di Valparaiso – dove il referente è per altro un assessore di origine ligure – andato a vuoto perché il Cile non è, appunto, tra i Paesi “prioritari”, come non lo sono altri Paesi di grande emigrazione italiana.
Altro ostacolo, ha aggiunto, potrebbe essere rappresentato da “un format un po’ rigido che il Dipartimento Affari Regionali della Presidenza del consiglio ha elaborato a marzo 2020 per la preventiva autorizzazione ministeriale dei patti di gemellaggio, collaborazione e partenariato con enti omologhi”. Un tentativo di “imbrigliare queste attività” alla luce di alcuni scivoloni diplomatici fatti dai comuni nel recente passato.
Ma non esistono solo difficoltà: “in occasione della pandemia – ha detto Ragonese – sono stati riattivati oltre 200 gemellaggi tra Italia e Germania, tanto che il 17 settembre i presidenti Mattarella e Steinmeir si sono incontrati a Milano per il riconoscimento di questa rete di gemellaggi tra città italiane e tedesche”. Un interesse che ha anche portato ad un “sostegno del Quirinale” per il finanziamento di gemellaggi con la Germania.
Negli anni, ha ricordato, “sono stati finanziati importanti progetti sulle diaspore di altri paesi del mondo in Italia”; il Maeci “ha investito molte risorse e ha creato la Conferenza delle diaspore”. Quindi, ha concluso, “dovremmo prestare un’attenzione parallela alle comunità italiane all’estero, come tema prioritario nel rapporto tra enti locali” per “incentivare le azioni di gemellaggio attraverso le comunità di connazionali”.
Tanti i consiglieri che hanno partecipato al dibattito: è emersa la volontà del Consiglio generale di essere coinvolto, almeno come osservatore, nel Consiglio nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, - richiesta oggetto di un recente documento della VI Commissione trasmesso al Comitato di presidenza del Cgie – ma anche la necessità di fare squadra con tutti gli attori coinvolti per remare nella stessa direzione.
L’Anci, ha assicurato, farà di tutto per sensibilizzare gli enti a “coinvolgere le comunità italiane all’estero in questi progetti di gemellaggio e partenariato”; “se ci sono occasioni includere la specificità delle comunità italiane all’estero nei progetti di cooperazione tra città o territori insistere”, ha confermato, “dovrebbe essere fatto”.
“Non comprimere, ma incentivare queste potenzialità”, ha ribadito Ragonese.
L’ostacolo, ha confermato a più riprese Ragonese, è sempre l’elenco dei Paesi considerati prioritari dalla cooperazione: rispondendo ad una domanda sulla possibilità di firmare un gemellaggio tra un comune e un Comites, Ragonese ha spiegato che “l’articolo 272 del testo unico degli enti locali al secondo comma permette ai comuni di destinare una parte del bilancio per programmi di cooperazione e interventi di solidarietà internazionali”, ma anche che “la Corte di conti ha precisato che possono essere destinate solo nei Paesi individuati dalla Cooperazione”. Dunque potrebbe essere utile non cambiare ma aggiungere a questa “priorità territoriale” quella della presenza dei connazionali, perché renderebbe più facile l’utilizzo di risorse proprie dei comuni. Parimenti utile puntare sulle grandi imprese come “agenti di italianità”, senza dimenticare l’ascesa negli ultimi anni tra gli attori della cooperazione allo sviluppo di Cassa depositi e prestiti che, ha spiegato Ragonese, “sta avviando programmi di credito nei Paesi con cui collaboriamo”.
Quanto al coinvolgimento della rete diplomatico-consolari, “noi ci muoviamo sempre nell’ambito delle autorità diplomatiche sul territorio”, ha confermato l’esponente dell’Anci, “che però andrebbero svecchiate nell’approcciare questo tema”, magari “anche con il vostro aiuto”.
In conclusione, Ragonese ha ipotizzato di promuovere un “piccolo spazio dedicato agli italiani all’estero alla prossima conferenza nazionale sulla cooperazione in programma ad ottobre a Bari”. (focus\ aise) 

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