LA POLITICA AL FIANCO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

LA POLITICA AL FIANCO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

ROMA – focus/ aise - “A nome del presidente Ricardo Merlo, di tutto il MAIE e mio personale rivolgo un sincero benvenuto al senatore Raffaele Fantetti, che nelle scorse ore ha lasciato Forza Italia per passare al Movimento Associativo Italiani all’Estero, “l’unica forza politica presente in Parlamento che si batte per i diritti e gli interessi degli italiani nel mondo”, ha sottolineato motivando la sua scelta. Con l’ingresso di Fantetti nella nostra grande famiglia si rafforza il MAIE in Senato – con un gruppo di tre senatori - e in Europa, visto che l’ormai ex azzurro è stato eletto proprio nella ripartizione estera Europa ed è residente a Londra”. Lo dichiara in una nota Ricky Filosa, coordinatore MAIE Europa.
“Conosco Raffaele Fantetti da molti anni – prosegue l’esponente del MAIE - e so quanto siano importanti per lui alcune battaglie a favore dei nostri connazionali oltre confine: ristorazione italiana, made in Italy, Imu. Su tutti questi temi e su tanti altri ancora Fantetti troverà nel Movimento massimo sostegno e grande collaborazione, perché sono argomenti che interessano anche noi da molto vicino e per cui non abbiamo mai smesso di batterci”.
“Ormai è evidente a tutti, il MAIE continua a crescere senza sosta. Ancora una volta dimostra la sua attrattiva e il suo peso politico, sul territorio e a Roma. Buon lavoro Raffaele – conclude Filosa -, nell’interesse degli italiani residenti in Europa e nel mondo intero”. Presidente del Movimento delle Libertà, Massimo Romagnoli da due giorni è in Germania per incontrare i connazionali. Prima tappa Düsseldorf dove nella sede della “Success Innovation”, azienda prestigiosa in cui lavorano molti professionisti italiani, si è discusso di fondi europei, sostegno all’innovazione aziendale e delle opportunità che l’Unione Europea mette a disposizione di piccole e medie imprese.
Nei prossimi giorni, Romagnoli visiterà altre città tedesche e si fermerà ad incontrare comunità di connazionali: imprenditori, lavoratori, studenti e pensionati italiani, residenti in Germania.
“Daremo voce e ascolteremo le istanze, le aspirazioni, le proposte da presentare nelle opportune sedi e nei tavoli istituzionali”, ha spiegato Romagnoli, “perché laddove batte un cuore italiano allora c’è il Movimento delle Libertà”. “Ogni anno migliaia di italiani lasciano il Bel Paese. Gli ultimi dati stimano una popolazione di 6 milioni di connazionali all’estero. Le cifre sono considerevoli: è come immaginare città come Dacca, Il Cairo, Rio de Janeiro o Caracas divenute “fantasma””. Così Francesco Patamia, già segretario Europa del Maie, che oggi riflette sulla opportunità di riformare quanto prima l’Aire.
Posto che “attraverso politiche di circolarità delle migrazioni”, occorre “arginare la tendenza” in atto e “incentivare non solo il ritorno di numerosi “cervelli in fuga” ma anche trasferimenti ed investimenti dall’estero”, Patamia sottolinea come questa sia “prima di tutto una questione politica, che ha un impatto devastante sulla nostra economia ma anche sulla nostra democrazia”.
I cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi, aggiunge, “dovrebbero iscriversi all’Aire: si usa il condizionale perché moltissimi non ottemperano a tale onere che garantirebbe loro di usufruire di servizi e ricevere assistenza e di esercitare il diritto di voto nelle competizioni elettorali e in occasione dei referendum. La ragione è, in primo luogo, connessa ad un disinteresse diffuso e ad una sfiducia nelle istituzioni che ha reciso il legame tra rappresentanti e rappresentati”.
Ne è dimostrazione quanto accaduto con l’ultimo referendum: “allarmante è la percentuale di affluenza di italiani all’estero allo scorso referendum confermativo sul taglio del numero dei parlamentari italiani”, commenta Patamia, che aggiunge: “su 6 milioni di italiani all’estero (gli aventi diritto al voto sono 4.537.308 - ndr), solamente 1.057.211 (il 23%) è andato a votare. Significa delegare la democrazia e relegare ad altri delle scelte che incidono sulla vita di tutti noi”.
La seconda ragione per la mancata iscrizione all’Aire, prosegue Patamia, “è, invece, di natura pratica. Gli italiani non effettuano l’iscrizione all’AIRE per paura di perdere l’assistenza sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale. È un dato che ho riscontrato parlando con i tanti italiani in Danimarca, Svezia, Francia, Germania, Belgio e Svizzera. Credo che essere costretti a non iscriversi per non perdere l’assistenza sanitaria provochi un danno non irrilevante: non si hanno dati veritieri sull’emigrazione italiana e si inducono gli italiani ad auto-escludersi dalla partecipazione democratica alla vita politica del paese. Gli italiani all’estero restano italiani ed è giusto che sia loro garantito il diritto alla salute ex art. 32 Costituzione”.
Per questo motivo, conclude, “credo che una delle priorità del mio programma politico debba essere la modifica della Legge 27 ottobre 1988, n.470, “Anagrafe e censimento degli italiani all’estero”., allargando le maglie dei diritti degli italiani emigrati”. (focus\aise) 

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