LA VOCE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO (2)

LA VOCE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO (2)

ROMA – focus/ aise – “Gli auguri più sinceri alla neurobiologa dell'università di Innsbruck Alessandra Fanciulli e all'informatico del MIT Silvio Micali, i nostri due ricercatori italiani all'estero insigniti del Premio Farnesina 2020”. Così Laura Garavini, senatrice eletta in Europa, Vicepresidente commissione Esteri e Vicecapogruppo vicaria Italia Viva-Psi, all’indomani dell’assegnazione del premio nel corso della conferenza degli addetti scientifici.
“Simbolo di eccellenza, dedizione e preparazione”, i due giovani ricercatori “rappresentano l'Italia più bella, quella che non ha confini e che, grazie ai propri studi, migliora la vita di tutti noi”.
“Dobbiamo investire sul rientro di questo capitale così prezioso”, sottolinea Garavini, che conclude: “ad Alessandra e Silvio dico: bravi, l'Italia è fiera di voi”.
“Nel corso dell’audizione presso la Commissione Esteri della Camera, ho posto al Ministro Di Maio due questioni cruciali riguardanti la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo”. Così Francesca La Marca, deputata Pd eletta in Centro e Nord America, a margine dell’audizione del ministro oggi in Commissione sui fondi della legge di bilancio destinati alla Farnesina.
“Poiché la legge di bilancio in discussione alla Camera prevede il rinnovo del Fondo per la promozione della lingua e la cultura italiana, in scadenza nel 2020, ma con una dotazione finanziaria per il 2021 più bassa (31,2 milioni rispetto a 50 milioni), - spiega La Marca – ho chiesto se si prevede anche per questo nuovo ciclo la divisione tra MAECI, Ministero per i beni culturali e Ministero per l’istruzione o se l’intera somma sia nella disponibilità degli Esteri”.
“In ogni caso – e questa è la seconda domanda – se si pensa che la dotazione del capitolo 3153, destinata ai corsi di lingua e cultura promossi dagli enti gestori, possa scendere al di sotto della spesa consolidata negli ultimi anni, di poco superiore ai 14 milioni di euro”, annota La Marca.
Nella sua replica, riporta la parlamentare Pd, “il Ministro ha confermato che i fondi saranno ripartiti tra i vari ministeri, ma che in ogni caso non diminuirà il livello dei contributi per i corsi di lingua e cultura italiana. E questa mi sembra una gran buona notizia”.
“Per quanto mi riguarda, - conclude – seguirò l’evoluzione dei temi toccati nell’audizione nel corso dei lavori sulla legge di bilancio e la successiva esecuzione di quanto si deciderà, in modo che alle parole seguano fatti coerenti”.
“A breve gli oltre 50mila italiani residenti alla Canarie avranno presto a disposizione un nuovo ufficio consolare”. È quanto dichiarato da Elisa Siragusa, deputata del Movimento 5 Stelle eletta in Europa, commentando la discussione di questa mattina in Commissione Esteri, durante la quale sono state approvate le risoluzioni volte ad impegnare il Governo ad aprire un consolato sull’arcipelago spagnolo.
Tra le risoluzioni, quella della Siragusa è quella che è stata presentata per prima, il 4 giugno 2019: “seguiva a breve distanza di tempo una riunione di coordinamento consolare svoltasi a Las Palmas nel marzo 2019”.
“Nella discussione in Commissione - ha aggiunto l’eletta all’estero -, non ho potuto non sottolineare come la calendarizzazione di queste risoluzioni, che pur ho apprezzato, sia giunta ormai fuori tempo massimo: come ricordato dal viceministro Del Re, l’apertura dell’agenzia consolare nella località di Arona (isola di Tenerife) era stata deliberata infatti il 28 luglio scorso”.
“D’altra parte - ha sottolineato Siragusa - già nella risposta a una mia interrogazione di un anno fa (novembre 2019), la Farnesina riferiva che l’agenzia consolare avrebbe potuto probabilmente iniziare a fornire servizi al pubblico “nel corso del secondo semestre del 2020””.
“In ogni caso - ha detto ancora la pentastellata -, il viceministro ha aggiunto inoltre – rendendo conto dello stato dell’arte – come l’emergenza da Covid-19, la quale ha colpito con particolare violenza anche la Spagna, abbia inevitabilmente ritardato le operazioni di apertura dell’agenzia consolare. Ma la Farnesina sta facendo ogni sforzo per ultimare le procedure logistiche e di reclutamento del personale nei tempi più brevi possibili. Si sta ora, di fatto, soltanto attendendo l’assenso da parte delle autorità spagnole, che sono state sollecitate. Nell’attesa”, prosegue la deputata, “il Ministero degli Esteri sta ultimando le procedure finalizzate all’apertura di uno sportello consolare, sempre ad Arona, con l’obiettivo di renderlo operativo entro la fine del mese. Buone notizie, insomma: la numerosa comunità italiana residente nella Comunidad atlantica avrà presto a disposizione un nuovo ufficio consolare”, ha concluso.
Quanti provvedimenti di riconoscimento di cittadinanza iure sanguinis sono stati emessi negli ultimi dieci anni in Italia e all’estero? A chiederlo è Elisa Siragusa, deputata 5 Stelle eletta in Europa, in una interrogazione ai Ministri dell'interno e degli esteri, Lamorgese e Di Maio.
“Secondo la legislazione vigente (articolo 1, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 91) – ricorda Siragusa nella premessa – è italiano chi è figlio di cittadino italiano. La circolare K 28.1 dell'8 aprile 1991 del Ministero dell'interno aveva, in particolare, formalizzato le modalità di riconoscimento dello status civitatis ai cittadini stranieri di ceppo italiano, sottolineando la possibilità che i discendenti dei nostri emigrati, senza alcun limite di generazioni, potessero essere investiti della cittadinanza italiana; al riguardo, giova evidenziare come sia fondato giuridicamente il riconoscimento della cittadinanza anche ai discendenti di un soggetto emigrato da uno degli Stati preunitari prima della proclamazione del Regno d'Italia, a condizione che fosse vivente alla data del 17 marzo 1861 (proclamazione del Regno)”.
“Il riconoscimento del possesso dello status civitatis italiano – precisa la deputata – è tuttavia subordinato al verificarsi di determinate condizioni, e all'accertamento di alcune circostanze: in primo luogo, è necessario dimostrare che la discendenza abbia avuto inizio da un avo italiano; in secondo luogo, si deve provare l'assenza di interruzioni nella trasmissione della cittadinanza; i cittadini stranieri che possano dimostrare, presentando l'opportuna documentazione, di avere nel loro albero genealogico un lontanissimo avo italiano, possono ottenere quindi la cittadinanza; e ciò, nonostante le loro famiglie vivano all'estero da generazioni”.
“Ad oggi, i discendenti degli italiani nel mondo – gli oriundi – sono stimati essere tra i sessanta e gli ottanta milioni di persone”, continua Siragusa. “Potenzialmente, se tutte queste persone volessero e riuscissero a dimostrare le loro ascendenze italiane, il numero degli italiani nel mondo potrebbe aumentare considerevolmente in pochi anni. Le richieste, da parte degli oriundi, della cittadinanza italiana, sembra siano così numerose in alcuni Paesi da compromettere addirittura l'operatività dei servizi consolari; ciò accade in particolare nei Paesi sudamericani, nei quali maggiore è la richiesta di cittadinanza iure sanguinis; soltanto tra il 1998 e il 2010, secondo un recente articolo (The Economist, The Problem of the EU's “Golden Passports”, 26 settembre 2020; la traduzione è disponibile su Internazionale, “Un passaporto dell'Unione europea vale oro”, 1° ottobre 2020), un milione di persone ha ottenuto un passaporto italiano in questo modo; dal Rapporto degli italiani nel mondo 2018, si evince come, al 1° gennaio 2018, oltre 2,6 milioni (il 51,9 per cento) degli appartenenti all'Aire abbiano indicato come motivazione dell'iscrizione l'espatrio e/o la residenza all'estero, mentre sono circa 2 milioni (pari al 39,5 per cento del totale) gli iscritti per nascita. Sempre nel rapporto si sottolinea come nel 2018 le motivazioni di iscrizione per nascita e per acquisizione di cittadinanza abbiano registrato aumenti più significativi rispetto all'espatrio e/o alla residenza all'estero”.
“Anche guardando ai dati riguardanti l'acquisto della cittadinanza dei residenti stranieri in Italia, si ottengono informazioni meritevoli di riflessione”, sottolinea Siragusa. “Nel report Istat “Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza”, pubblicato il 14 novembre 2018, vengono analizzati i dati degli stranieri non comunitari residenti in Italia divenuti italiani iure sanguinis. Il rapporto mostra come sia un collettivo in crescita: nel 2016 erano circa 7 mila individui, saliti a 8.211 nel 2017 (circa il 6,1 per cento di tutte le acquisizioni di cittadini non comunitari residenti in Italia)”.
Secondo la parlamentare, infine, “occorre evidenziare come diverse inchieste e indagini abbiano fatto luce, in questi anni, sul business illegale finalizzato a far acquisire in tempi brevi la cittadinanza italiana a stranieri, truffa che si sostanzia nella creazione di falsi documenti attestanti un'ascendenza italiana”.
Alla luce di queste considerazioni, Siragusa chiede di sapere “quanti provvedimenti di riconoscimento di cittadinanza iure sanguinis siano stati emessi negli ultimi dieci anni, in Italia e all'estero, per avi oltre la seconda generazione, e quali siano i dati ufficiali per quel che concerne il numero di pratiche aperte vertenti sul riconoscimento di cittadinanze iure sanguinis”.
“Inaugureremo ufficialmente il 7 dicembre la nuova sede consolare a Vitoria, Espirito Santo, in Brasile. Inoltre, in questi giorni è arrivato l’ok delle autorità tedesche per l’apertura della sede consolare a Saarbrücken, nel Saarland, in Germania”. Con queste due notizie è iniziato l’intervento del Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, al Comitato di presidenza del CGIE, riunitosi questo pomeriggio in videoconferenza.
Affrontando il tema della riforma di Comites e CGIE, il Sottosegretario si è detto “al cento per cento d’accordo con il Segretario generale Michele Schiavone sul fatto che per andare avanti è necessaria la volontà politica del Parlamento”, perché “una riforma elettorale deve trovare il più ampio consenso, anche cercando di coinvolgere le opposizioni; questa non è una cosa che si fa per decreto”.
Secondo l’esponente del governo italiano “bisogna riunire i responsabili per gli italiani nel mondo di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, per cercare di trovare la velocità necessaria a portare a casa la riforma in tempi brevi”, “massimo in 7 o 8 mesi”.
“Qui ci vuole un’azione veloce in Parlamento, la volontà politica dobbiamo trovarla noi eletti all’estero sensibilizzando ogni forza politica, per riuscire ad arrivare a una nuova legge in vista delle prossime elezioni dei Comites”, ha ribadito. “Se le elezioni saranno a ottobre o novembre, bisogna cominciare a lavorare urgentemente, perché c’è un iter parlamentare da rispettare. Bisogna agire e bisogna farlo in fretta. Noi come MAIE – ha concluso - siamo pronti a spingere, a partecipare, a portare avanti la proposta elaborata nel CGIE”. (focus\ aise) 

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