SOLO ATTESTAZIONI DI STIMA DALLE ISTITUZIONI EUROPEE PER LE FIAMME GIALLE: INTERVISTA AL GENERALE GIORGIO TOSCHI – DI ALESSANDRO BUTTICÈ

SOLO ATTESTAZIONI DI STIMA DALLE ISTITUZIONI EUROPEE PER LE FIAMME GIALLE: INTERVISTA AL GENERALE GIORGIO TOSCHI – di Alessandro Butticè

BRUXELLES\aise\ - In un momento in cui l’Europa guarda spesso con incredulità e preoccupazione alle cronache italiane, da ultimo alla luce della “questione morale” che sembra coinvolgere anche parte della magistratura, le Forze Armate e di Polizia costituiscono un fiore all’occhiello del sistema Italia. Sono infatti tra le poche istituzioni nazionali ancora molto apprezzate e stimate non solo tra i cittadini, ma anche all’estero.
Tra queste la Guardia di Finanza, che da quasi trent’anni è integrata nelle fila dei servizi anti-frode, di polizia e di controllo delle frontiere dell’UE, ove riscuote l’indiscussa ammirazione ed il plauso delle Istituzioni UE, che spesso la citano quale uno dei migliori esempi di organismi investigativi e di lotta alla criminalità transnazionale a livello europeo. Tra i grandi estimatori storici delle Fiamme Gialle a livello UE, oltre al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani (che è anche socio benemerito della Sezione di Bruxelles-Unione Europea dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia), vanno ricordati il belga Emile Mennens - uno dei padri dell’anti-frode europea - ed il suo successore nella guida dell’UCLAF, il danese Per Brix Knudsen. Ammirazione dichiarata pubblicamente, e senza riserve, anche da parte del primo Direttore Generale dell’OLAF (l’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode), il compianto procuratore bavarese Franz-Hermann Bruener, che volle persino avere un Finanziere quale suo portavoce. Anche l’attuale Direttore Generale dell’OLAF, il finlandese Ville Itälä, ha espresso più volte il suo apprezzamento per il Corpo.
Ma qual è il segreto di questo crescente successo nazionale ed internazionale delle Fiamme Gialle, che ha portato anche due suoi generali (Gennaro Vecchione al DIS, e Luciano Carta all’AISE) ad essere oggi al vertice dei servizi di sicurezza del nostro Paese?
Lo abbiamo chiesto, al termine del suo mandato di Comandante Generale del Corpo - che ha ricoperto dal 2016 al 25 maggio scorso - al Generale di Corpo d’Armata Giorgio Toschi, al quale succede un altro brillante ufficiale del Corpo, il Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Zafarana.
D. Generale Toschi, qual è il risultato di cui va più fiero, di questo periodo tutto caratterizzato da grande prestigio, nazionale ed internazionale, per la Guardia di Finanza?
R. Sono tante le cose realizzate in questi tre anni di cui sento, per così dire, la “paternità”. Mi limiterò a ricordarne un paio, le più significative. In prima battuta, il mio pensiero corre alla complessa opera di revisione organizzativa - da me fortemente voluta - che ha comportato modifiche all’assetto dello Stato Maggiore e all’architettura delle componenti territoriale e speciale, interessate da straordinari processi di potenziamento che hanno profondamente innovato tutti i comparti operativi e logistici del Corpo. I risultati ottenuti negli ultimi anni, grazie anche a questa rivisitazione, sono evidenti, sotto gli occhi di tutti e, finalmente, percepiti e apprezzati anche dalla gente comune. Ed è proprio questo il mio secondo più grande motivo di orgoglio. L’attestazione di stima manifestata dalle persone comuni: adesso, più che mai, le Fiamme Gialle sono rispettate non per il timore che può incutere l’uniforme, ma per la fiducia che riescono a ispirare, per il grado di sicurezza, lealtà e legalità che sono in grado di garantire.
D. Cos’altro avrebbe desiderato fare e non le è stato possibile realizzare?
R. Non ho mai incontrato ostacoli nell’attuazione degli obiettivi istituzionali preposti. Quando si punta un obiettivo con l’unico scopo di fare il “bene” dei cittadini e salvaguardare la sicurezza economico-finanziaria di cui hanno bisogno, è difficile incontrare “competitor” in grado di frapporsi tra l’impegno profuso e il risultato perseguito.
D. Lei è figlio, nipote e padre di Fiamme Gialle. Com’è cambiato il Corpo dall’epoca di suo nonno ad oggi?
R. Vivo la realtà del Corpo da sempre e ho potuto, quindi, assistere alle evoluzioni che, negli ultimi cinquant’anni, hanno profondamente modificato la Guardia di Finanza, allargandone struttura e competenze ad ambiti un tempo impensabili. Sono mutati i compiti, gli approcci investigativi, le competenze e le professionalità, ma non l’attaccamento alle tradizioni e ai valori da cui il Corpo, ora come allora, continua a trarre pulsione e motivazione. L’amore incondizionato per la Patria, il senso della responsabilità, il profondo spirito di sacrificio: sono tutti punti cardine del nostro agire, rimasti invariati nel tempo, che io, da appartenente a una famiglia di Finanzieri da generazioni, ho potuto conoscere, apprezzare e far miei sin da bambino - grazie agli esempi di mio nonno, prima, e di mio padre poi – per poi trasmetterli a mio figlio Michele, anche lui oggi Ufficiale nel Corpo.
D. Sotto il suo comando la Guardia di Finanza, da Polizia Tributaria è diventata Polizia Economica e Finanziaria. Ci spiega in due parole la filosofia che sottende tale modifica nella denominazione della principale funzione del Corpo?
R. Innovazione e duttilità. Sono le due parole che forse spiegano meglio la filosofia alla base della modifica in argomento. La nuova denominazione attribuita ai Nuclei non va ad incidere sui profili sostanziali e operativi, ma rappresenta l’epilogo del graduale processo evolutivo del Corpo, che ha comportato l’assorbimento dei compiti di polizia tributaria in quelli più ampi di polizia economico-finanziaria, conferiti all’istituzione dal vigente quadro normativo. Il restyling terminologico ha la funzione, quindi, di assicurare una più stretta correlazione tra la struttura e la missione del Corpo, un’Istituzione dalle marcate proiezioni investigative con precise responsabilità di contrasto non solo delle violazioni fiscali connotate da maggiore pericolosità, ma anche di tutte le diverse forme di illegalità di natura economico-finanziaria.
D. La Guardia di Finanza, nel Mediterraneo, svolge la sua funzione di controllo di una delle più delicate frontiere esterne dell’UE. Quale supporto ha ricevuto e quale invece avrebbe voluto ricevere, e non ha avuto, in tale compito da Bruxelles?
R. Abbiamo ricevuto solo riscontri positivi e attestazioni di stima da parte delle Istituzioni Europee. Ciò grazie anche all’esperienza maturata dalla nostra componente aeronavale in anni e anni di attività operative. Professionalità che hanno permesso alla Guardia di Finanza di divenire, dal 1° gennaio 2017, l’unica Polizia del mare italiana, in grado di garantire, oltre allo svolgimento dei compiti istituzionali connessi alla prioritaria azione del Corpo, quale forza di polizia deputata al contrasto dei crimini economico-finanziari e dei traffici illeciti, anche l’attuazione delle direttive delle Autorità di Pubblica Sicurezza per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica nelle acque italiane.
D. Qual è l’eredità che lascia al suo successore, il Generale Giuseppe Zafarana, e quale consiglio si sentirebbe di dargli?
R. Lascio in eredità uno straordinario capitale umano. Uomini e donne, professionali e motivati, ogni giorno al servizio del Paese. È infatti il fattore “uomo” la nostra principale e indispensabile risorsa, che è tanto più prezioso quanto più è preparato e competente. Le nostre conoscenze, le nostre professionalità sono acquisite tramite un saldo approccio formativo che non termina sui banchi dell’Accademia, della Scuola Ispettori e Sovrintendenti e delle Scuole Allievi Finanzieri, ma prosegue ininterrottamente per tutta la carriera degli appartenenti al Corpo. E il Comandante Generale della Guardia di Finanza deve avere questa consapevolezza; di quanto preziose siano le risorse di cui dispone e di quanto fondamentale sia, pertanto, la conoscenza degli uomini e delle loro problematiche. Ma il mio successore, il Generale Giuseppe Zafarana, queste cose le sa bene. Peraltro, l’ho nominato Capo di Stato Maggiore del Comando Generale sin dal mio insediamento e, pertanto, mi ha affiancato in questi tre anni di indimenticabile esperienza vissuta al vertice della Guardia di Finanza. A lui – di cui conosco bene e apprezzo le elette qualità e doti professionali e umane - non posso far altro che formulare ogni migliore auspicio, nell’assoluta convinzione che saprà saggiamente guidare la nostra amata Istituzione verso ulteriori e sempre più prestigiosi traguardi. (alessandro butticé\aise) 

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