6 DOMANDE SULL’EURO-PARLAMENTO AI CANDIDATI ALLE EUROPEE: CATERINA CHINNICI (PARTITO DEMOCRATICO) – DI ALESSANDRO BUTTICÉ

6 DOMANDE SULL’EURO-PARLAMENTO AI CANDIDATI ALLE EUROPEE: CATERINA CHINNICI (PARTITO DEMOCRATICO) – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\aise\ - Caterina Chinnici, nata a Palermo sessantaquattro anni fa, ha scelto da giovanissima la magistratura seguendo l’esempio del padre Rocco, il fondatore del pool antimafia, ucciso in un attentato a Palermo nel luglio 1983. È candidata alle prossime elezioni europee, per “PD-Siamo Europei”, come capolista nella circoscrizione Isole (Sicilia-Sardegna).
In trent’anni al servizio delle istituzioni, ha svolto il ruolo di procuratore della Repubblica presso i tribunali per i minorenni di Caltanissetta e Palermo ed è stata anche assessore alla Regione Siciliana dove, tra i risultati ottenuti, conta la legge per la trasparenza e la semplificazione amministrativa, contenente norme anticorruzione che hanno preceduto di due anni quelle nazionali. Ho poi diretto il dipartimento ministeriale per la giustizia minorile, fino alla candidatura al Parlamento Europeo nelle elezioni del 2014. Anche in quel caso come capolista del PD, al cui esito è stata la più votata in Sicilia con oltre 134 mila preferenze. L’abbiamo intervistata nell’ambito di una serie di incontri con i candidati dei diversi partiti alle prossime elezioni europee.
D. In questi cinque anni, secondo lei cosa avrebbe dovuto fare il Parlamento europeo e non ha fatto?
R. Sicuramente di cose fattibili ma non fatte ce ne sono, però io preferisco porre la questione dal punto di vista di ciò che l’Unione Europea nel suo complesso avrebbe potuto fare in più. In generale, credo che il lavoro svolto dal Parlamento Europeo in questa legislatura abbia un saldo ampiamente positivo. Se devo indicarne una, dico il dossier in materia di e-evidence che riguarda la sicurezza, su questo non è stato possibile raggiungere una posizione del Parlamento Europeo.
D. Cosa invece ha realizzato di positivo il Parlamento?
R. L’elenco completo sarebbe davvero lungo. Guardando ai settori sui quali ho specificamente lavorato, non posso non citare tutta la nuova legislazione in materia di sicurezza, giustizia e lotta alla criminalità transfrontaliera. Mi riferisco fra l’altro alla nascita della Procura europea, una riforma di portata storica nell’architettura dell’Unione Europea, ma anche alle nuove norme per contrastare la minaccia terroristica con strumenti sia repressivi che di prevenzione. Tra i meriti di questo Parlamento Europeo metto anche il grande impulso che ha saputo dare alle misure per la tutela dell’ambiente, e non solo per il pronunciamento in favore dell’Accordo di Parigi o per i provvedimenti sulla riduzione delle emissioni inquinanti e clima-alteranti, ma anche per l’introduzione dei primi divieti sugli oggetti in plastica monouso.
D. Secondo lei il Parlamento europeo funziona bene così com'è oppure sarebbe necessaria una riforma che ne aumenti i poteri?
R. Funziona bene nei limiti del potere che ha, cioè essenzialmente quello di lavorare sulle proposte di legge presentate dalla Commissione Europea. Ritengo sia giunto il momento di aprire il dibattito per una riforma che attribuisca al Parlamento Europeo un autonomo potere di iniziativa legislativa. Lo considero di massima importanza anche perché, tra le istituzioni dell’UE, il Parlamento è l’unica espressione diretta dei territori, essendo composto dai rappresentanti scelti dal popolo. E la voce dei territori può e deve essere resa più forte anche potenziando il ruolo del Parlamento. Lo metto tra i miei obiettivi per la nuova legislatura, se i cittadini di Sicilia e Sardegna mi daranno la possibilità di continuare a lavorare per loro.
D. L'Italia conta poco o molto in Europa?
R. L’Italia conta di più quando riesce a far sentire con autorevolezza le proprie ragioni senza per questo mettere inutilmente a rischio relazioni consolidate con altri Stati membri o addirittura assumere posizioni isolazioniste. Un buon esempio? Quanto fatto dal nostro Paese per la flessibilità sull’austerity durante il proprio semestre di presidenza dell’UE nel 2014.
D. Quale è stato il suo contributo all’Europa e all’Italia in questi anni?
R. Sono stata inserita nella commissione parlamentare Libe, che si occupa di libertà civili, giustizia e affari interni, e su molti dossier legislativi ho potuto pendere la grande esperienza maturata dall’Italia nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, sul piano legislativo come su quello investigativo e giudiziario. La Procura Europea, che sarà il primo organo dell’UE con autonomi poteri di indagine penale, è una proiezione su scala sovranazionale di quel principio del coordinamento che in Italia ha ispirato la nascita del pool antimafia e poi della Procura nazionale antimafia. Il modello italiano l’ho portato anche nella norma del nuovo regolamento sulle confische che ha introdotto in UE il riconoscimento delle misure di prevenzione patrimoniale, quelle emesse senza condanna. E tutto questo non solo renderà più efficace l’azione di contrasto al crimine transfrontaliero in Europa, ma consentirà anche a noi di combattere meglio le organizzazioni criminali radicate nel nostro territorio ma ormai attive sull’intero scenario europeo.
D. Il Parlamento ha votato la riforma del Trattato di Dublino, che affronta il problema dei migranti, ma questa riforma non è operativa. Come giudica la riforma, e come mai c'è questa impasse?
R. La riforma del regolamento di Dublino, votata dal Parlamento, si è fermata sul tavolo del Consiglio dell’UE, dove siedono i governi nazionali. Ci avevamo lavorato molto ma non è stato superato il deficit di solidarietà tra gli Stati e questo ha determinato l’impasse, anche perché nel Consiglio vige la regola del voto all’unanimità, che andrebbe cambiata. È indispensabile che sia modificato il criterio secondo cui le richieste di asilo vanno necessariamente presentate nel paese di arrivo. Al completamento della riforma di Dublino si dovrà lavorare fin da subito nella nuova legislatura, e occorrerà predisporre una vera e propria strategia europea per la gestione del fenomeno migratorio che comprenda un sistema comune d'asilo, canali legali di immigrazione con priorità per i minori, procedure e luoghi di accoglienza in grado di garantire sempre e dovunque il rispetto dei diritti della persona, programmi e servizi per l'inclusione sociale, lotta ai trafficanti di esseri umani. (alessandro butticé\aise) 

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