La storia d'Europa è una storia di Rinascimenti

BRUXELLES\ aise\ - “È un onore per me aprire questa 10ª edizione della conferenza sullo Stato dell’Unione. Ogni anno, alla vigilia della Festa dell’Europa, Firenze diventa il centro della nostra Unione. E non potrebbe esserci un posto migliore per celebrare la Giornata dell’Europa quest’anno. Firenze è la città del Rinascimento. Il posto dove tutto è iniziato: la rinascita delle arti e delle scienze dopo la grande peste del tardo medio evo. Da Firenze lo spirito del Rinascimento si è sparso nel resto d’Europa. La storia d'Europa è una storia di Rinascimenti”. Così, con l’ultima frase pronunciata in italiano, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha aperto oggi - in videocollegamento - la 10ª conferenza sullo Stato dell’Unione, in corso a Firenze a pochi giorni dal 9 maggio.
L’Europa, ha aggiunto, “è la storia di nuovi inizi. Ad ogni crisi è seguita una rinascita europea. Ed è proprio di questo che abbiamo bisogno oggi. La nostra responsabilità – ha aggiunto – è porre fine alla pandemia e dar forma ad un nuovo inizio per l’Europa”.
Pandemia e cambiamento climatico le chiavi di lettura offerte da von der Leyen.
Dopo le incertezze che hanno caratterizzato i primi mesi della pandemia – con le critiche sull’Ue lenta ad agire per via delle procedure “troppo macchinose” - l'Europa “ha dimostrato che un'unione di democrazie può dare risultati in tempi di crisi. Per i propri cittadini. E per il resto del mondo”. Nonostante le “enormi pressioni, noi europei siamo rimasti fedeli ai nostri valori. Inoltre, abbiamo dimostrato che, anche in tempi di pandemia globale, siamo in grado di affrontare con forza altre grandi sfide del nostro tempo”.
“Ricordo la richiesta d’aiuto dell'Italia. Il popolo italiano ha chiesto solidarietà e coordinamento europeo. E aveva ragione. L'Italia aveva ragione. L'Europa doveva intervenire. Ed è quello che abbiamo fatto”, ha aggiunto prima di ricordare i divieti di esportazione di apparecchiature mediche decisi di alcuni stati e la chiusura dei confini di altri.
“Noi, l’Europa, abbiamo ripristinato la libera circolazione delle merci nel nostro mercato unico. Ci siamo assicurati che i divieti fossero revocati e che le attrezzature mediche potessero arrivare dove era necessario. E, cosa più importante, abbiamo deciso di procurarci i vaccini insieme”.
È stata la “decisione giusta”, anche se all’inizio “c’erano dubbi”; oggi, ha aggiunto, “è chiaro che la campagna di vaccinazione europea è un successo”; lo dimostrano le 200 milioni di dosi distribuite all’interno dell’Unione, cioè “abbastanza per vaccinare più della metà della popolazione europea con almeno una dose. Nè Cina né Russia si avvicinano lontanamente a questi numeri”.
Un risultato reso possibile dalla “mobilitazione dell’intero continente, dai piccoli ospedali ai grandi centri di vaccinazione”.
Oggi “stiamo vaccinando più di 3 milioni di europei al giorno”, dati alla luce dei quali von der Leyen si è detta “certa che raggiungeremo l’obiettivo del 70% di europei adulti vaccinati entro luglio”.
“Qualcuno potrebbe dire: paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito sono stati più veloci all'inizio. Ma io dico: l'Europa ha ottenuto questo successo rimanendo aperta al mondo. Mentre altri hanno tenuto per sé la produzione di vaccini, l'Europa diventava il principale esportatore di vaccini a livello mondiale”, ha sottolineato von der Leyen. “Finora, più di 200 milioni di dosi di vaccini prodotti in Europa sono state spedite nel resto del mondo”, cioè “tanti quanti fornisce ai propri cittadini”. Inoltre, l’Ue “è pronta a discutere qualsiasi proposta che affronti la crisi in modo efficace e pragmatico”. Per questo, ha aggiunto, “siamo pronti a discutere su come la proposta degli Stati Uniti per una deroga alla protezione della proprietà intellettuale per i vaccini COVID-19 possa aiutare a raggiungere questo obiettivo. Nel breve periodo, tuttavia, chiediamo a tutti i paesi produttori di vaccini di consentire le esportazioni e di evitare misure che interrompano le catene di approvvigionamento”.
“Le esportazioni dall'Europa vanno in oltre 90 paesi, COVAX incluso. Le spedizioni vanno ai nostri stretti alleati, come Canada e Regno Unito. I nostri cari amici britannici – ha precisato – hanno ricevuto finora dal continente un totale di 28 milioni di dosi. Altri 72 milioni di dosi sono state spedite in Giappone. E anche molti milioni ai nostri amici a Singapore, in Messico o in Colombia, solo per citarne alcuni. L'Europa è oggi la farmacia del mondo. L'apertura e la correttezza sono il marchio di fabbrica dell'Europa nel mondo. E ne siamo orgogliosi”.
Bisogna “pianificare per il futuro”, ha aggiunto la presidente della Commissione, prima di annunciare la prossima firma di un nuovo contratto con BioNTech-Pfizer che “fornirà 1,8 miliardi di dosi di vaccini tra la fine dell'anno e il 2023. E seguiranno altri contratti” perché “i vaccini mRNA sono la spina dorsale della nostra campagna di vaccinazione”.
Di questo si parlerà al vertice globale  sulla salute del G20 in programma a Roma a fine del mese: “ora dobbiamo passare dalle soluzioni ad hoc di quest'anno verso un sistema sostenibile. Un sistema che funziona per il mondo intero. Perché sappiamo tutti che i virus non conoscono confini. A Roma, vogliamo discutere della cooperazione internazionale nelle emergenze sanitarie, comprese le ONG, le fondazioni e la società civile. Queste sono nuove alleanze per soluzioni migliori. Sì, lo so, la preparazione ha un costo. Ma il costo della preparazione è minimo rispetto al costo dell'inazione. Il mondo ha bisogno di un nuovo inizio nella politica sanitaria. E la nostra rinascita della salute inizia a Roma”.
Questa crisi “ha messo a nudo la nostra fragilità, la fragilità della nostra salute, dei nostri mezzi di sussistenza. Ma oggi, usciamo da questa fragilità con un nuovo obiettivo: rimodellare il nostro continente per decenni a venire. Perché mentre combatteva questa pandemia, la nostra Unione ha iniziato a fare qualcosa che non aveva mai fatto prima su questa scala: con il forte sostegno di 27 Stati membri, la Commissione europea sta raccogliendo capitali sui mercati internazionali. Ciò consente alla nostra Unione di investire miliardi in una ripresa congiunta di cui abbiamo tanto bisogno e nelle nostre priorità comuni: investimenti e riforme. Il piano si chiama NextGenerationEU. Vale 750 miliardi di euro. È il più grande pacchetto di ripresa in Europa dai tempi del Piano Marshall. E può innescare un Rinascimento europeo”.
Le priorità di NextGenerationEU “sono scolpite nella pietra: la resilienza del nostro mercato unico, la digitalizzazione e il Green Deal europeo. Perché – ha sostenuto von der Leyen - il cambiamento climatico è la crisi che rimarrà con noi una volta sconfitta la pandemia”.
Il cambiamento climatico “sta avvenendo. La scienza è chiara. Le persone in Europa stanno già soffrendo a causa del cambiamento climatico”.
Ma, ha aggiunto, “ancora una volta, abbiamo una scelta. O paghiamo i costi dell'inazione o agiamo”. Certo, “non sarà facile; ci vorrà tutto il nostro ingegno, la nostra resistenza, gli investimenti e il nostro coraggio”.
“Con il nostro Green Deal europeo, siamo determinati a diventare il primo continente climaticamente neutro nel 2050”, ha ricordato von der Leyen.
Si tratta di “impegni che ora devono essere supportati da azioni reali e obiettivi misurabili”. Per questo “presenteremo una lunga serie di proposte legislative prima dell'estate, al fine di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Chiamiamo questo enorme pacchetto "Fit for 55"”, ha annunciato, e sarà “affiancato da NextGenerationEU”, un terzo del quale è destinato al Green Deal europeo. Quindi “abbiamo la strategia, abbiamo le leggi e abbiamo le risorse. E abbiamo un senso di urgenza, sia a livello nazionale che, sempre più, a livello globale. Invitiamo i nostri amici americani a unirsi a noi in questi prossimi passi concreti per le emissioni nette zero. Creiamo una potente alleanza transatlantica per la neutralità climatica entro il 2050”.
Per l’ultimo passaggio del suo discorso, von der Leyen si è lasciata ispirare da don Milani: “a pochi chilometri da Firenze, c'è un piccolo borgo chiamato Barbiana. Su una collina a Barbiana, c'è una piccola scuola di campagna. Negli anni Sessanta un giovane insegnante, don Lorenzo Milani, scriveva su un muro di quella scuola due semplici parole, in inglese: "I care". Ha detto ai suoi studenti che quelle erano le due parole più importanti che dovevano imparare: "Mi interessa". "Mi interessa" significa che mi prendo la responsabilità”.
“E quest'anno, milioni di europei hanno detto "ci tengo" con le loro azioni. Si sono offerti volontari. Hanno aiutato un vicino bisognoso. O semplicemente, indossavano una maschera per proteggere le persone intorno a loro. In quest'anno di pandemia - e oltre - questo deve essere anche il motto dell'Europa: mi interessa, ci interessa. Questa – ha sottolineato von der Leyen – è la lezione più importante che spero possiamo imparare da questa crisi. È una lezione sull'Europa. Ci prendiamo cura dei più deboli tra noi. Ci prendiamo cura dei nostri vicini. Ci prendiamo cura del nostro pianeta. E ci prendiamo cura delle generazioni future”.
“Per questo motivo, domenica, in occasione della Giornata dell'Europa, lanceremo ufficialmente la Conferenza sul futuro dell'Europa. Gli anni a venire saranno ancora una volta un periodo determinante per la nostra Unione europea, il prossimo Rinascimento europeo. E il risultato della conferenza sarà buono quanto le idee e le visioni di persone come voi”, ha concluso prima di salutare, di nuovo in italiano, con un “Viva l’Europa!”. (aise)