L’europarlamento vuole lo Statuto europeo dell'artista

BRUXELLES\ aise\ - In una risoluzione adottata oggi, 20 ottobre, il Parlamento europeo ha invitato la Commissione Ue a proporre uno "statuto europeo dell'artista" che definisca un quadro comune sulle condizioni di lavoro e standard minimi sociali per tutti i Paesi UE.
Gli eurodeputati affermano che gli Stati membri dovrebbero garantire che i freelance e i lavoratori autonomi, compresi gli artisti e i lavoratori culturali, abbiano accesso alla contrattazione collettiva.
Il testo, non legislativo, è stato approvato con 543 voti favorevoli, 50 contrari e 107 astensioni.
Le differenze legislative a livello nazionale sullo status giuridico degli artisti ostacolano la collaborazione e il lavoro transfrontaliero. I Paesi UE dovrebbero riconoscere a livello transfrontaliero le competenze, le qualifiche e i diplomi culturali e creativi, oltre a rimuovere tutti gli altri ostacoli relativi alla circolazione transfrontaliera e al lavoro rivedendo, ad esempio, i requisiti amministrativi su visti, tassazione e sicurezza sociale.
I deputati europei hanno chiesto anche dei programmi specifici dedicati alla mobilità dei giovani creatori e innovatori, al fine di promuovere gli scambi e l'innovazione nei settori della cultura e della creatività.
A causa della pandemia, sia gli artisti che il pubblico stanno diventando sempre più dipendenti dalle piattaforme di streaming digitale, che impongono “clausole di buyout" agli autori, acquistando da loro il pieno diritto d'autore in cambio di un pagamento una tantum e privando così gli autori delle loro royalties. Per questo i deputati del PE hanno chiesto alla Commissione di garantire che le entrate siano debitamente ed equamente distribuite a tutti i creatori, artisti e titolari di diritti.
“Anche prima della pandemia molti artisti si trovavano in difficoltà e avevano bisogno di un secondo reddito per avere una vita decente - ha affermato Monica Semedo (Renew, LU) -. Esortiamo gli Stati membri e la Commissione a prendere misure specifiche per affrontare il reddito instabile, il lavoro non retribuito e l'insicurezza sul lavoro, e per salvaguardare uno standard minimo di reddito per gli artisti e i professionisti della cultura. Inoltre, dobbiamo evitare gli oneri burocratici come i permessi di lavoro o i permessi per organizzare festival e la doppia tassazione per gli artisti che lavorano oltre confine". (aise)