Papa Francesco nell’Angelus: Dio cerca la nostra accoglienza

ROMA\ aise\ - Dio “non cerca perfezionismo”, ma “accoglienza”, e “ama salire sulla barca della nostra vita quando non abbiamo nulla da offrirgli; entrare nei nostri vuoti e riempirli con la sua presenza; servirsi della nostra povertà per annunciare la sua ricchezza, delle nostre miserie per proclamare la sua misericordia. Ricordiamoci questo: Dio non vuole una nave da crociera, gli basta una povera barca “sgangherata”, purché lo accogliamo. Questo sì, accoglierlo”. Questo l’invito che Papa Francesco ha rivolto a fedeli e pellegrini giunti ieri, 6 febbraio, in piazza San Pietro per assistere alla recita domenicale dell’Angelus.
“Il Vangelo della Liturgia”, ha esordito Bergoglio, odierna ci porta sulle rive del lago di Galilea. La folla fa ressa attorno a Gesù, mentre alcuni pescatori delusi, tra cui Simon Pietro, lavano le reti dopo una notte di pesca andata male. Ed ecco che Gesù sale proprio sulla barca di Simone; poi lo invita a prendere il largo e a gettare ancora le reti (cfr Lc 5,1-4). Fermiamoci su queste due azioni di Gesù: dapprima sale sulla barca e poi, la seconda, invita a prendere il largo. È stata una notte andata male, senza pesci, ma Pietro si fida e prende il largo. Anzitutto, Gesù sale sulla barca di Simone. Per fare cosa? Per insegnare. Chiede proprio quella barca, che non è piena di pesci ma è tornata a riva vuota, dopo una notte di fatiche e delusioni. È una bella immagine anche per noi. Ogni giorno la barca della nostra vita lascia le rive di casa per inoltrarsi nel mare delle attività quotidiane; ogni giorno cerchiamo di “pescare al largo”, di coltivare sogni, di portare avanti progetti, di vivere l’amore nelle nostre relazioni. Ma spesso, come Pietro, viviamo la “notte delle reti vuote” – la notte delle reti vuote –, la delusione di impegnarci tanto e di non vedere i risultati sperati: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla” (v. 5), dice Simone. Quante volte anche noi restiamo con un senso di sconfitta, mentre nel cuore nascono delusione e amarezza. Due tarli pericolosissimi”.
“Che cosa fa allora il Signore? Sceglie proprio di salire sulla nostra barca”, ha continuato il Papa. “Da lì vuole annunciare il Vangelo. Proprio quella barca vuota, simbolo delle nostre incapacità, diventa la “cattedra” di Gesù, il pulpito da cui proclama la Parola. E questo ama fare il Signore – il Signore è il Signore delle sorprese, dei miracoli nelle sorprese –: salire sulla barca della nostra vita quando non abbiamo nulla da offrirgli; entrare nei nostri vuoti e riempirli con la sua presenza; servirsi della nostra povertà per annunciare la sua ricchezza, delle nostre miserie per proclamare la sua misericordia. Ricordiamoci questo: Dio non vuole una nave da crociera, gli basta una povera barca “sgangherata”, purché lo accogliamo. Questo sì, accoglierlo; non interessa su quale barca, accoglierlo. Ma noi – mi domando – lo facciamo salire sulla barca della nostra vita? Gli mettiamo a disposizione il poco che abbiamo? A volte ci sentiamo indegni di Lui perché siamo peccatori. Ma questa è una scusa che al Signore non piace, perché lo allontana da noi! Lui è il Dio della vicinanza, della compassione, della tenerezza e non cerca perfezionismo: cerca accoglienza. Anche a te dice: “Fammi salire sulla barca della tua vita” – “Ma, Signore, guarda…” – “Così, fammi salire, così com’è”. Pensiamoci£, ha suggerito il Pontefice.
“Così il Signore ricostruisce la fiducia di Pietro”, ha spiegato. “Salito sulla sua barca, dopo aver predicato gli dice: “Prendi il largo” (v. 4). Non era un’ora adatta per pescare, era pieno giorno, ma Pietro si fida di Gesù. Non si basa sulle strategie dei pescatori, che ben conosceva, ma si basa sulla novità di Gesù. Quello stupore che lo muoveva a fare quello che Gesù gli diceva. È così anche per noi: se ospitiamo il Signore sulla nostra barca, possiamo prendere il largo. Con Gesù si naviga nel mare della vita senza paura, senza cedere alla delusione quando non si pesca nulla e senza arrendersi al “non c’è più niente da fare”. Sempre, nella vita personale come in quella della Chiesa e della società, c’è qualcosa di bello e di coraggioso che si può fare, sempre. Sempre possiamo ricominciare, sempre il Signore ci invita a rimetterci in gioco perché Lui apre nuove possibilità. E allora accogliamo l’invito: scacciamo il pessimismo e la sfiducia e prendiamo il largo con Gesù! Anche la nostra piccola barca vuota assisterà”, ha concluso Bergoglio, “a una pesca miracolosa”.
Al termine dell’Angelus, Papa Francesco ha ricordato che ieri si celebrava la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili. “Sono circa tre milioni le ragazze che, ogni anno, subiscono tale intervento, spesso in condizioni molto pericolose per la loro salute. Questa pratica, purtroppo diffusa in diverse regioni del mondo, umilia la dignità della donna e attenta gravemente alla sua integrità fisica”.
Domani si celebrerà invece la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, “una ferita profonda, inferta dalla ricerca vergognosa di interessi economici senza alcun rispetto per la persona umana”, ha detto il Papa. “Tante ragazze – le vediamo sulle strade – che non sono libere, sono schiave dei trafficanti, che le mandano a lavorare e, se non portano i soldi, le picchiano. Oggi succede questo nelle nostre città. Pensiamoci sul serio”, è stato il suo invito.
“Davanti a queste piaghe dell’umanità”, Francesco ha espresso il suo “dolore”, esortando “quanti ne hanno la responsabilità ad agire in modo deciso, per impedire sia lo sfruttamento sia le pratiche umilianti che affliggono in particolare le donne e le bambine”. (aise)