Alla ricercatrice italiana della Johns Hopkins University di Baltimora Sandra Misale il Premio Casato Prime Donne 2026

MONTALCINO\ aise\ - Si terrà a Montalcino, in Toscana, il prossimo sabato 19 settembre, la consegna del Premio Casato Prime Donne 2026 a Sandra Misale, una donna, una ricercatrice, di 41 anni, nata in Calabria e ora a capo di un laboratorio col suo nome alla Johns Hopkins University di Baltimora. Se oggi i malati di cancro al pancreas al colon, di melanoma o leucemie possono sperare in una cura più efficace e meno invasiva lo devono anche a lei.
Il tema 2026 del Premio Casato Prime Donne “Il sogno e/è la realtà” diventa vita vissuta con Sandra Misale originaria di Palmi sulla costa calabrese, laureata a Torino in biotecnologie molecolari, successivamente attiva in alcuni dei maggiori centri di ricerca mondiale sul cancro: Harvard Medical School di Boston, il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Ora è alla Johns Hopkins University di Baltimora dove ha un laboratorio con il suo nome, il Misale Lab.
Fino dall’inizio si è concentrata su un progetto che sembrava impossibile: bloccare le mutazioni del gene Kras che spinge le cellule tumorali a riprodursi e metastatizzare. Pareva una scelta destinata a rovinargli la carriera, perché, fino a 13 anni fa nessuno era riuscito a attaccare le mutazioni KRAS presenti in circa il 30% dei tumori umani e specificamente in quelli più aggressivi: pancreas, polmone, colon …. Ma le scoperte e i risultati sono arrivati in fretta e adesso i nuovi farmaci, messi a punto con il suo contributo, raddoppiano l’attesa di vita dei malati di tumore al pancreas. “I miei lavori assieme al mio team hanno portato alla luce aspetti fondamentali del funzionamento di questi nuovi farmaci, a tal punto da modificare studi clinici” spiega Sandra Misale “il nostro lavoro ha permesso di capire come far funzionare meglio e più a lungo queste nuove terapie”.
Il nocciolo del veloce progresso scientifico è lo sharing cioè il collegamento fra vari centri di ricerca che rivoluziona il vecchio sistema dello “scopritore solitario” “voler primeggiare può andar bene” precisa Misale “ma collaborare e aiutare, quando è possibile e quanto più possibile, può portare molto più lontano in termini di risultati”. Un modo aperto, generoso e responsabile di fare ricerca che privilegia l’interesse dei malati e non l’ambizione personale. (aise)