Verso la Cop28 di Dubai: il Vertice dell’Amazzonia – di Edoardo Pacelli

Di lubasi - Catedral Verde - Floresta Amazonica, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18572902

BELÈM\ aise\ - All'inizio di agosto, il Brasile ha ospitato a Belém, nello stato del Pará, il Vertice dell'Amazzonia, importante evento preparatorio alla COP 28, che si terrà, a novembre, a Dubai.
Il Summit ha riunito otto Paesi, oltre alla Guyana Francese, che condividono la Foresta Amazzonica e ha adottato importanti strategie riassunte nella “Dichiarazione di Belém” per la conservazione della salute della Foresta Amazzonica, che sta per raggiungere, secondo l’opinione degli studiosi, il “punto di non ritorno”.
L'evento è stato preceduto dai “Dialoghi Amazzonici”, in cui circa 27.000 persone, tra cui un'ampia partecipazione della società civile, leader delle popolazioni indigene e delle comunità in Amazzonia, nonché rappresentanti di entità statali, hanno discusso sullo sviluppo, sostenibile e integrato, delle diverse Amazzonie, con inclusione sociale, responsabilità e giustizia climatica.
A questo proposito è stata ricordata l'importanza della delimitazione delle terre indigene, la fine dell'estrazione mineraria e della deforestazione, l'inclusione sociale dei popoli dell'Amazzonia, comprendendo i territori dei quilombola, persone provenienti da regioni che ricordano i quilombos, vale a dire comunità formate da schiavi fuggitivi, al tempo della schiavitù in Brasile.
È stata inoltre evidenziata la protezione delle unità di conservazione e della socio-bioeconomia dei popoli della foresta, nonché la lotta contro le estrazioni minerarie e gli invasori che inquinano le acque e distruggono la foresta. Uno degli oggetti del vertice verteva, anche, sull'educazione differenziata per la gente della foresta, con la conservazione della loro cultura e delle loro tradizioni.
Nonostante l'accordo di cooperazione amazzonica avesse 45 anni, il vertice non si riuniva da 14 anni. In questo lasso di tempo, la visione dello sviluppo è cambiata e oggi l'accento è posto anche sulla lotta alla disuguaglianza e alla povertà.
Pertanto, sostenere lo sviluppo sostenibile dell'Amazzonia, oltre alla conservazione e alle azioni di riforestazione, e la lotta contro il cambiamento climatico, significa studiare, ricercare ed esplorare la biodiversità in modo sostenibile, mirando alla prosperità per tutti.
In altre parole, deve esserci un equilibrio tra la protezione della natura, che attualmente si trova in una situazione critica, come ha affermato il ministro Marina Silva, il sostegno a una vita dignitosa e lo sradicamento della povertà per gli abitanti della regione.
Pensando alla diversità delle persone e delle vite protette dalla foresta, che diffonde vita e aria pulita nel mondo, il Vertice dell'Amazzonia ha avuto nove rappresentanti dei diversi paesi protetti dalla foresta. Sebbene il vertice non puntasse alla “deforestazione illegale – zero” entro il 2030, o il ritiro del Brasile dall'esplorazione petrolifera sul margine equatoriale, sono state presentate diverse proposte.
Tra queste spiccano la creazione di un centro di ricerca scientifica per l'Amazzonia, la promozione della sicurezza alimentare e dell'igiene e la creazione di una banca di sviluppo per finanziare i servizi ecosistemici e del germoplasma.
La Dichiarazione di Belém rappresenta il documento finale proposto dai paesi dell'Organizzazione del trattato di cooperazione amazzonica (ACTO), contenente obiettivi rilevanti di cooperazione e partecipazione dei governi e della società.
L'obiettivo è promuovere l'inclusione sociale, la promozione delle città amazzoniche, la creazione di un parlamento amazzonico e dell'imprenditorialità con il sostegno delle università, il monitoraggio della gestione delle risorse idriche, la protezione della foresta, delle città e dei loro abitanti, compresa la lotta al traffico di droga.
Stiamo parlando di una regione che conta più di 50 milioni di persone e circa 400 popolazioni indigene differenti. Inoltre, circa 200 miliardi di tonnellate di carbonio vengono immagazzinate dalla foresta, che copre il 6% della superficie del pianeta, foresta che è considerata, da molti, il “polmone” o addirittura il “cuore” del pianeta.
È stato indubbiamente un momento storico guidato dal Brasile, che ha bisogno di essere compreso da tutti, allargando il dibattito e richiedendo azioni concrete. (edoardo pacelli\aise)